Adriana Volpe e il marito Roberto Parli si sono lasciati? L’indiscrezione: «Un momento di sofferenza…»

Adriana Volpe e il marito Roberto Parli si sono lasciati? L’indiscrezione: «Un momento di sofferenza…». Negli ultimi tempi si erano rincorse più volte voci su una presunta separazione tra l’ex concorrente del Grande Fratello Vip e il marito. A parlare adesso sarebbero fonti vicine alla coppia che avrebbero spiegato come stanno davvero le cose.

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Sul settimanale “Chi” si legge: «Stanno vivendo un momento di sofferenza. Roberto, che ha appena perso il padre, sta affrontando un momento delicato. Ma la franchezza di entrambi sarà il punto di partenza per chiarirsi quando saranno pronti a farlo». Non è tutto.

Come riporta Fanpage, fonti vicine alla coppia avrebbero fatto sapere che Adriana Volpe e il marito non si sarebbero lasciati. Roberto vive e lavora tra Monaco e la Svizzera, mentre la conduttrice – dopo 16 giorni in Svizzera, in seguito alla morte del suocero – sarebbe tornata a Roma dove vive con la figlia Gisele.

Oggi Adriana Volpe ha scritto su Instagram: «Ma oggi vi ho detto che vi voglio bene ? E che non mi sento sola perché ci siete voi? Momento di crisi? Staremo a vedere.

Eutanasia in Olanda a 17 anni. Noa, stuprata da bambina, era depressa

Da bambina era stata violentata, e quegli abusi le hanno portato sofferenza e depressione per tutta la vita, fino alla sua tragica fine: sta facendo discutere la storia di Noa Pothoven, una ragazzina di appena 17 anni che è morta in Olanda dopo aver chiesto e ottenuto di ricorrere ad eutanasia. Per Noa la vita era diventata talmente insopportabile da non poter più andare avanti: se n’è andata in un letto d’ospedale, distesa nel salotto di casa sua.

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Un epilogo del tutto legale in Olanda: nel Paese infatti, secondo la legge, chiunque dai 12 anni in su può ottenere l’eutanasia se la richiede, ma solo se un medico stabilisce che la sua sofferenza è troppo grande e non c’è prospettiva di guarigione. La depressione che colpiva questa ragazza era perciò stata riconosciuta dai medici come troppo grave per essere combattuta: sono oltre 6,500 le persone che hanno ottenuto il suicidio assistito in Olanda nel solo 2017, circa il 4,4% dei 150mila decessi registrati nel Paese, scrive il Daily Mail.

LEGALE IN OLANDA Una pratica molto discussa, ma legale anche in alcuni degli Stati Uniti, nonché in Belgio e in Canada: Noa Pothoven aveva anche scritto un’autobiografia, intitolata Winning or Learning («Vincere o imparare»), in cui parlava della sua guerra quotidiana contro depressione, anoressia e sindrome da stress post-traumatico, dovute a quegli abusi sessuali di cui era stata vittima in tenera età. Noa scrisse quel libro perché voleva aiutare altri giovani nella sua stessa situazione, e per denunciare l’assenza delle istituzioni in questo senso.

IL TRAGICO POST SUI SOCIAL Domenica scorsa in un post sul suo profilo Instagram, la 17enne ha spiegato la sua decisione: «Ci ho pensato molto se condividere o meno quanto sto per fare, ma ho deciso di farlo comunque – recita il post – Forse per alcuni potrà essere una sorpresa, ma ci penso da molto tempo e non è una scelta impulsiva». «Andrò dritta al punto: entro un massimo di 10 giorni io morirò. Dopo anni di battaglie, sono stanca: ho smesso di mangiare e bere, la mia sofferenza è insopportabile e ho deciso di lasciarmi andare». «Respiro, ma non vivo più», le sue tragiche parole.

IL PRECEDENTE IN ITALIA La storia di Noa ricorda quello, avvenuto in Sicilia, di Alessandra Giordano, una insegnante di Paternò che lo scorso 27 marzo ottenne l’eutanasia in Svizzera, nella clinica Dignitas, la stessa in cui era morto Dj Fabo. Alessandra, depressa e con problemi psicologici, non era una malata terminale, ma soffriva di una forte depressione: sulla sua morte la Procura di Catania aprì un’inchiesta ipoteizzando il reato di istigazione al suicidio.