Diletta Leotta e Can Yaman fidanzati, l’indiscrezione di Chi: «Hanno passato cinque giorni di passione in hotel a Roma»

Diletta Leotta e Can Yaman fidanzati? L’indiscrezione: «Hanno passato cinque giorni di passione in hotel a Roma». Belli anzi bellissimi e a quanto sembrerebbe innamorati pazzi. A lanciare l’indiscrezione è stata la speaker di RDS e professoressa di “Amici20” Anna Pettinelli, a confermarla ci ha pensato il magazine di Alfonso Signorini “Chi”.

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«La notizia arriva da una fonte certa ma preferisco non rivelarla» ha detto Anna Pettinelli nel corso del suo programma radiofonico, svelando una nuova coppia che sta infiammando il gossip: Can Yaman e Diletta Leotta. I due sarebbero stati visti avvistati insiema Roma mentre si scambiavano dei baci appassionati.

Il rumors è stato confermato dal magazine Chi che li ha messi in copertina: «Diletta Leotta e l’attore turco Can Yaman, nuovo sex symbol della tv e dei social, sono innamorati e hanno passato cinque giorni di passione in un grande albergo del centro di Roma. Si sono scambiati baci ed effusioni e i giorni appena trascorsi hanno visto nascere un nuovo, travolgente amore»

Can Yaman, chi è l’attore sbarcato nella Capitale che ha mandato in tilt il centro di Roma. Per lui una multa per violazione norme anti-Covid

Can Yaman, chi è l’attore sbarcato nella Capitale che ha mandato in tilt il centro di Roma. Can Yaman è un attore, modello e avvocato turco, che ha ottenuto un successo internazionale con ruoli da protagonista in diverse serie tv. In Italia è conosciuto per il ruolo di Ferit Aslan in Bitter Sweet – Ingredienti d’amore e per quello del fotografo Can Divit in DayDreamer Le ali del sogno.

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L’attore in queste ore si trova a Roma, dove ha procurato un vero e proprio assembramento su cui addirittura il capo della Polizia Franco Gabrielli ha chiesto un approfondimento.

Franco Gabrielli ha chiesto una relazione per una «immediata e dettagliata» ricostruzione di quanto avvenuto ieri in centro a Roma presso l’hotel Eden dove diverse decine di giovani si sono radunati per la presenza dell’attore turco Can Yaman, nella Capitale per uno spot del regista Ferzan Ozpetek. Immagini che sono circolate in queste ore sui social. Gabrielli, secondo quanto si apprende, ha espresso una dura critica per l’accaduto, in quanto si è creato un assembramento ingiustificato, e ha ribadito la necessità della «massima attenzione» affinché simili episodi non si ripetano: situazioni simili, avrebbe sottolineato il capo della Polizia, «non solo espongono al contagio molte incaute persone ma gettano discredito sull’impegno delle forze di Polizia».

L’attore Can Yaman è stato multato per violazione delle norme anti-Covid. Secondo quanto si è appreso, la sanzione di 400 euro è scattata per l’assembramento ieri davanti all’albergo romano dove si sono radunati decine di fan: con l’entourage dell’attore e con l’albergo, riferiscono fonti della questura, era stato concordato che Yaman entrasse da una porta posteriore, come è effettivamente avvenuto. Successivamente però l’attore, dicono le stesse fonti, sarebbe uscito senza avvertire dalla porta principale, dove alcuni fan si sono accalcati per gli autografi. Le forze dell’ordine presenti all’esterno li hanno poi allontanati.

L’attore turco, classe 1989, sarà il nuovo Sandokan – ruolo che negli anni 70 fu di Kabir Bedi – e lavorerà insieme a Luca Argentero. Can Yaman ha partecipato come ospite a Verissimo e stasera sarà nuovamente a C’è posta per te.

Nato ad Istanbul da un avvocato di origini albanesi-kosovare e da una professoressa di lettere macedone, ha frequentato il Liceo Italiano di Istanbul. Si è laureato al Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Yeditepe nel 2012 e subito dopo ha iniziato a lavorare come praticante procuratore. Dopo sei mesi ha preferito dedicarsi alla sua passione per la recitazione. Parla cinque lingue: turco, italiano, tedesco, spagnolo e inglese ed è un grande tifoso del Beşıktaş.

Francesco Totti, l’accusa di Amaral: «È un razzista, in campo mi chiamava negro». L’ex capitano della Roma pronto alla querela

Francesco Totti è pronto alla querela. Perché stavolta l’accusa è forte e non lascia spazio a interpretazioni. A formularla, un po’ a sorpresa, è Alexandre da Silva Mariano detto Amaral. Per chi non lo ricordasse in Italia ha vestito le maglie di Fiorentina e Parma oltre a collezionare una manciata di presenze con la nazionale brasiliana.

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Ieri a SporTv ha lanciato, a 18 anni di distanza, un macigno sulla figura dello storico capitano romanista: «Totti mi chiamava ‘negro’ e mi diceva che io, nella favela, mangiavo la m…a. Io capì qualcosa e minacciai di fargli male, di rompergli qualcosa, però Di Livio mi ha chiesto calma. “Lui è il capitano’, disse. E io gli risposi ‘ma che capitano? Mi sta mancando col rispetto!’. Ero così nervoso che avrei voluto picchiare Totti».

Contro Francesco, Amaral, ha giocato solo una volta, il 3 febbraio del 2002, all’Artemio Franchi, in una sfida finita 2-2: avanti 2-0 con Morfeo e Adriano, i giallorossi pareggiarono con Cassano ed Emerson. L’ex numero dieci, che in carriera non è mai stato accusato di razzismo e che ha stretto forte amicizia con calciatori di colore come Aldair o Carew, ha minacciato di adire le vie legali e in queste ore parlerà coi suoi avvocati per studiare il da farsi.

Nel frattempo pure Angelo Di Livio, tirato in ballo da Amaral, smentisce con fermezza: “Non è accaduto nulla di quello che ha raccontato Amaral. Non mi ha mai chiesto nulla in campo. Evidentemente cerca un po’ di pubblicità per far parlar di sè”.

Vigili fanno sesso nell’auto di servizio ma dimenticano la radio accesa: aperta un’inchiesta

La storia dei vigili che fanno sesso a Roma. La divisa, si sa, ha sempre avuto un certo fascino. Per lui. E per lei. Mettici un infinito turno di pattuglia per tutta la notte e Roma che è romantica perfino davanti a un campo nomadi. E il patatrac è fatto: una coppia di vigili urbani, lei sulla quarantina e lui con qualche anno in più, non hanno resistito e si sono lasciati andare a sesso sfrenato nell’auto di servizio con tanto di scritta sulla fiancata.

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A testimoniarlo un eloquente audio che qualcuno probabilmente ha registrato approfittando del fatto che i due nella foga avrebbero lasciato l’autoradio accesa. Il file in perfetto stile YouPorn, secondo quanto risulta a Leggo, è finito sulla scrivania del comandante generale della polizia municipale della Capitale Stefano Napoli, uno che nella sua lunga carriera ne ha viste di tutti colori ma forse non ne aveva mai sentita una così.

Il fattaccio è successo qualche giorno fa. I due agenti a luci rosse sono in forze al XV gruppo (zona Cassia) e l’altra sera è toccato a loro il pattugliamento notturno del campo rom in via di Tor di Quinto. Lei è più giovane ed è figlia d’arte (la madre è stata un pezzo grosso dei vigili di Roma), lui è più grande e, contro tutti gli stereotipi del pizzardone romano, pare abbia un fisico prestante. L’altra sera, secondo quanto è stato denunciato in un esposto al Comando, erano insieme su una Fiat Tipo di servizio e dalla sede del XV gruppo hanno raggiunto la postazione assegnatagli.

Il turno di notte è lungo. Per scambiare quattro chiacchiere via la mascherina. Ma la carne è debole e il Corpo (quello della municipale) anche. Così, via anche la divisa. E poi via il resto. Il motore era spento. Ma l’autoradio di servizio probabilmente no. E così la loro passione e le cinquanta sfumature di municipale non sono rimaste rinchiuse nell’abitacolo. Anzi. In poche ore erano già sulla bocca degli oltre sei mila agenti della Capitale

Al comando generale c’è imbarazzo e rabbia per come i due abbiano gettato nel ridicolo l’intero Corpo. Invece ai piedi della scalinata del Campidoglio, in un bar (neanche a dirlo) tre vigili ci scherzano su davanti a un caffè e uno di loro uscendo intona la canzone Grande Raccordo anulare di Corrado Guzzanti simil Antonello Venditti: «Nella pause faremo l’amore… e se nasce una bambina poi, la chiameremo Romaaaa».

Roma, nella scuola del figlio di Conte un solo giorno di lezione a settimana. Genitori in rivolta: «Il fallimento dell’Istruzione»

Torneranno regolarmente in classe subito le elezioni, gli studenti della scuola romana frequentata dal figlio del premier Conte, dove le lezioni fino ad oggi si sono svolte solo una volta a settimana.

Un giorno di lezione a settimana, forse due. La scuola non è riuscita ad assicurare niente di più ai suoi studenti fino ad oggi. E i genitori, indignati, protestano.

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Accade a Roma, nell’elegante quartiere Prati dove, questa mattina di fronte all’istituto comprensivo frequentato dal figlio del Premier Giuseppe Conte, un gruppo di genitori ha protestato contro la mancata organizzazione della ripresa delle lezioni in classe.

“Abbiamo invitato anche il Presidente del Consiglio – racconta un papà – non tanto a protestare quanto ad ascoltarci. I nostri figli non hanno ripreso la scuola. Purtroppo è così”.

Alla base della protesta c’è la mancanza di docenti a scuola, quindi senza supplenti le lezioni in presenza non sono garantite. E quelle a distanza, con la didattica digitale integrata, in una scuola media o elementare non si possono fare. Solo alle superiori. Quindi ora che si fa? Si sta a casa e i giorni di lezione saranno andati perduti.

L’orario funziona decisamente a singhiozzo: le classi di prima e terza media frequentano due giorni a settimana per tre ore circa al giorno. Pochissimo per chi deve intraprendere un nuovo corso di studi, come le prime classi, e per chi a fine anno dovrà sostenere l’esame di Stato, in terza media appunto. Ma quei due giorni di presenza a scuola sono comunque invidiabili per coloro che, invece, ne frequentano solo uno: le classi di seconda media tornano tra i banchi solo per tre ore a settimana.

“Se continua così – assicura una mamma – portiamo via i nostri ragazzi. Purtroppo non ci sono altre scuole medie in zona che potrebbero accoglierci tutti, dovremo andare alla scuola privata: praticamente questo è il fallimento della scuola pubblica”.

“Ho due figli, uno in prima e uno in terza – denuncia un’altra mamma – praticamente sono sempre a casa. Come posso andare a lavorare? A chi devo chiedere aiuto? Non sappiamo neanche quando si risolverà la situazione: siamo stati avvisati dell’ingresso a scuola dei nostri figli ieri per oggi. Non c’è programmazione e così non possiamo neanche organizzarci”.

Tanti disagi e molte polemiche, ma ora la situazione sembra risolversi: al rientro dalla chiusura per le elezioni, i ragazzi troveranno tutti i docenti in cattedra. Ad assicurarlo è l’ufficio scolastico regionale del Lazio: “L’ufficio ha riscontrato difficoltà da parte dell’Istituto nell’esecuzione della procedura, è per questo intervenuto collaborando questa mattina con la scuola che ha così potuto convocare tutti i supplenti. L’Ufficio scolastico regionale rimane a fianco di tutte le scuole, per superare ogni criticità che si dovesse presentare, come sono state superate quelle del Col di lana che ora può operare a pieno regime”.

Morte Willy, i fratelli Bianchi: ««Non lo abbiamo toccato. Respingiamo ogni accusa»

«Non lo abbiamo toccato. Respingiamo ogni accusa. Siamo intervenuti per dividere, abbiamo visto un parapiglia e siamo arrivati». È quanto hanno detto Marco e Gabriele Bianchi durante l’interrogatorio di convalida dell’arresto per l’omicidio di Willy Monteiro Duarte. «Siamo dispiaciuti e distrutti perché siamo accusati di un omicidio che non abbiamo commesso», hanno aggiunto.

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Sono iniziati da pochi minuti nel carcere di Rebibbia a Roma gli interrogatori di convalida dell’arresto per le quattro persone accusate dell’omicidio di Willy Monteiro Duarte, ucciso nel corso di un pestaggio a Colleferro, centro alle porte di Roma, la notte tra sabato e domenica. Davanti al gip di Velletri compariranno Mario Pincarelli 22 anni, Francesco Belleggia di 23 anni e i fratelli Marco e Gabriele Bianchi rispettivamente di 24 e 26 anni.

Nei loro confronti la procura al momento contesta il concorso in omicidio preterintenzionale. È quanto hanno detto durante interrogatorio di convalida dell’arresto davanti al gip Marco e Gabriele Bianchi, i fratelli che sono tra i quattro accusati dell’omicidio di Willy Monteiro Duarte.

Le telecamere hanno ripreso solo l’arrivo e la partenza dell’auto dove a bordo erano presenti i fratelli Bianchi ma non hanno ripreso la scena della rissa». Lo afferma l’avvocato Massimiliano Pica al termine dell’interrogatorio di convalida dell’arresto davanti al gip di Velletri. «Tutto sarebbe iniziato davanti al locale il ‘Due di picchè tra due persone. È partito uno schiaffo per un apprezzamento ad una ragazza. La lite poi si sarebbe protratta fino all’edicola dove poi è successo il fatto. I fratelli Bianchi sono arrivati dopo perché erano andati a prendere degli amici che li avevano chiamati per andare a casa», ha spiegato il difensore.

Infine, i fratelli – secondo quanto riportato dall’avvocato – averebbero indicato addirittura gli autori della rissa «Durante l’interrogatorio i miei assistiti hanno raccontato di avere visto delle persone che loro conoscevano e che erano coinvolte in una rissa con altri soggetti a loro sconosciuti. I miei assisti hanno fornito al giudice i nomi dei loro conoscenti». «Gli indagati affermano di avere ‘sbracciatò per dividere gli
autori della rissa ma di non avere colpito il ragazzo», ha aggiunto il penalista.

Sonia Bruganelli, vacanze in Sardegna e i fan attacccano sul Covid: «Quando tornerete a Roma…»

Sonia Bruganelli è in vacanza in un resort della Sardegna, regione dove si sta registrando un aumento di casi di Covid-19. Per questo, è finita nuovamente al centro delle critiche su Instagram ricevendo accuse e insulti.

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“Quando andate via e siete positivi al Covid, permettetevi di dire che la colpa è della Sardegna, che prima del vostro arrivo era un’isola felice” ha scritto qualcuno tra i commenti a un suo post. Un altro utente ha osservato: “Pensa quando tornerete a Roma come vi guarderà la gente…”. Non si è fatta attendere la replica della moglie di Bonolis: “Mia figlia ha un problema al cuore, come sapete tutti ormai, per cui noi facciamo test sierologico ogni tre settimane. In più abbiamo quei test portatili che i ragazzi si fanno spessissimo visto che nessuno vuole ammalarsi, nemmeno i figli dei ricchi sai??? Le nostre vacanze sono state in ville e siamo stati sempre dentro. Non dite cose solo per odio sociale o perché vi state annoiando, non ha senso”.