Jarabe de Palo, morto il cantante Pau Donés: aveva 53 anni ed era malato di cancro

È morto Pau Donés. Il celebre cantante dei Jarabe de Palo aveva 53 anni e da tempo era malato di cancro. La malattia lo aveva anche indotto ad abbandonare per un po’ l’attività musicale, preferendo concentrare le proprie attenzioni e le proprie energie sulla famiglia.

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Ad annunciare la scomparsa di Pau Donés, avvenuta questa mattina a Barcellona, è la famiglia del cantante e musicista, fondatore e frontman dei Jarabe de Palo, che combatteva con il cancro dall’agosto del 2015. «Vogliamo ringraziare il personale sanitario dell’ospedale della Vall de Hebròn, il Sant Joan Despì Moisés Broggi, l’Istituto catalano di oncologia, il Servei de Paliatius del Hospital de Viella e l’Istituto oncologico della Vall Hebròn per tutto il loro lavoro e la loro dedizione in questi anni» – rende noto la famiglia Donés Cirera – «Chiediamo il massimo riserbo e rispetto in questi momenti così difficili».

Pau Donés non aveva mai nascosto la propria malattia e ne aveva parlato spesso, rivelando una versione di se stesso molto intima e lontana da quella a cui aveva abituato il pubblico dal palco. Dopo essere stato colpito dal cancro, il cantante dei Jarabe de Palo aveva anche partecipato a concerti e altre attività benefiche per raccogliere fondi a favore della ricerca. Nell’autunno 2018, quando sembrava stesse guarendo dalla malattia, il cantante aveva annunciato di volersi ritirare per passare più tempo con la propria famiglia, salvo poi tornare prepotentemente all’attività negli scorsi mesi, insieme al suo gruppo.

Proprio con i Jarabe de Palo, recentemente Pau Donés aveva presentato un singolo, Eso que tu me das, tratto dal suo quattordicesimo album, Tragas o escupes, disponibile in digitale dallo scorso 26 maggio e in formato fisico dal prossimo 29 giugno. Il gruppo spagnolo, negli anni, ha pubblicato grandi hit internazionali come La Flaca, Depende o Bonito.

Poliziotto malato di tumore al cervello: «Devo risarcire 310mila euro». E scrive a Mattarella: «Presidente mi aiuti»

Il gesto inconsulto di un collega durante un intervento, un uomo ferito gravemente. E la condanna, dopo anni di processi, divenuta – come lui stesso ravvonta – «un peso insopportabile che ha mi trascina da quasi trent’anni», con un maxi risarcimento da 310mila euro. La storia di Luca Buttarello, un poliziotto di 55 anni, in servizio alla questura di Padova, culmina con un colpo di scena: la diagnosi di un tumore raro che lui addebita alle «preoccupazioni maturate in anni di preoccupazioni e sofferenze», per qualcosa che lo ha coinvolto indirettamente. Per questo motivo ora Buttarello ha scritto al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, chiedendo un po’ di attenzione.

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LA LETTERA INTEGRALE

Luca è convinto con che quel tumore cerebrale sia l’epilogo «di 27 anni di ansie, sofferenze, notti insonni ed esborsi di denaro per tentare di difendermi con infiniti rispetto e pazienza ‘nel’ sistema processuale (penale, contabile e disciplinare)». Tutto comincia il 31 marzo del 1992 quando Buttarello si trova a intervenire alla stazione metro di Milano. Durante un fermo di Polizia per l’identificazione di una persona, sarebbe partito un calcio al basso ventre del fermato. A sferrare il calcio, però, – come spiega l’accusa – non è Buttarello, ma un collega. Parte la denuncia. E i processi. Viene denunciato l’agente che tirò il calcio, ma anche Buttarello (e altri tre colleghi presenti) perché si trovava lì. E nonostante il poliziotto si fosse sempre espresso come «estraneo ai fatti», la Corte lo condannò ad otto mesi di reclusione. Il motivo? «Per non aver impedito il calcio sferrato dal collega» che costò alla vittima l’asportazione di un testicolo. Viene stabilito anche un risarcimento: oltre 300mila euro a titolo di danno che il ministero ha ritenuto di riconoscere ed elargire alla parte lesa.

«Per ora mi è stato pignorato un quinto dello stipendio ed ipotecata la casa di famiglia a me intestata, un vecchio immobile frutto esclusivo di una vita di lavoro del mio stimato padre ultra-novantenne – scrive a Mattarella il poliziotto -. Aldilà della verità fattuale così come ricostruita dai Tribunali, mi sento come un fusibile a basso amperaggio di un circuito elettrico chiamato a sobbarcarsi da solo, in virtù del principio solidaristico, un importo da capogiro che faccio perfino fatica a pronunciare e di cui non ho alcuna disponibilità».

Inizialmente la somma pattuita dal giudice, circa 40mila euro, si sarebbe dovuta dividere tra i quattro poliziotti coinvolti. Ma di loro, compreso il poliziotto che materialmente sferrò il calco, solo Buttarello risultò “solvibile”, ovvero in grado di pagare. E così negli anni, tra rcorsi e interessi crescenti la cifra è cresciuta alla cifra attuale.

Per la Corte che giudicò l’imputato, assieme agli altri agenti, «non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire equivale a cagionarlo» e così ritenne che ci fu una condotta omissiva da parte di Buttarello. E ora Luca deve rispondere da solo anche per tutti gli altri. «Un anno fa Fsp con altre sigle sindacali ha ritenuto di segnalare al Ministero dell’Interno e al capo della Polizia Paolo Gabrielli la tragedia umana e giudiziaria del collega Luca Buttarello – spiega Maurizio Ferrara, vicario regionale del sindacato Fsp -. Il tempo trascorso, il silenzio serbato alla nostra denuncia e l’assenza di una risposta, ci induce a sostenere con maggiore convinzione la situazione del nostro collega. Ci batteremo fino in fondo per aiutarlo in questo suo difficile percorso».

«Con grande orgoglio – si legge nella lettera a Mattarella – servo il mio Paese da 35 anni e non mi sono mai risparmiato ma, piombato ora in una insidiosa condizione di sconforto e dopo avere invano bussato ad alcune porte istituzionali, ho la necessità di rivolgermi alla più alta carica dello Stato per avere un po’ di attenzione». E ancora: «Dentro il mio cervello si è sviluppato un raro tumore, una neoplasia maligna contro cui sto cercando di combattere con tutte le mie forze e con le risorse economiche miserabili di cui dispongo». «Ho motivo di ritenere che la malattia che mi ha colpito altro non sia che il velenoso frutto di 27 anni di preoccupazioni e sofferenze, notti insonni ed esborsi di denaro per tentare di difendermi da processi e situazioni difficili che hanno costellato la mia professione».

Ora Luca Buttarello ha la casa pignorata (ereditata dal padre), come il quinto di uno stipendio che supera di poco i 1500 euro. E così rimane davvero poco per combattere il raro tumore cerebrale contro cui sta combattendo il poliziotto. «Non trovo dentro di me la forza di combattere per sopravvivere ad un tumore e, contemporaneamente, portarmi un fardello debitorio del genere sulle spalle, sarebbe meno complicata e dolorosa la pena di morte». Una lettera che per ora è rimasta senza risposta.

Mike Tyson e il passato: «Animale pieno di soldi. Sesso e orge con sorelle e cugine di tutti i miei conoscenti»

“Da giovano ero un animale pieno di soldi”, Mike Tyson torna a parlare della sua giovinezza, ma non quella fatta di allenamenti in palestra, ma quando era già diventato Iron Mike, uno dei pugili più forti e famosi al mondo. Le “stravaganza” di Tyson al tempo, ma di tanto in tanto aggiunge particolari.

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Nel suo podcast sulla piattaforma Youtube ha infatti rivelato: “Da giovano ero un animale pieno di soldi. Ho fatto sesso e orge con mamme, sorelle e cugine di tutte le persone che conoscevo. Ero malato, così tanto malato da non avere idea di esserlo. Quando vivevo a Las Vegas avevo accesso alla zona VIP di tutti i locali notturni e avevo una ragazza che faceva la prostituta”.

Da tempo l’ex puglie ha deciso di cambiare, ma teme un ritorno del vecchio se: “Non voglio che quella persona che ero prima esca di nuovo. Perché con quella persona potrebbe uscire anche l’Inferno. Può sembrare che io sia un tipo duro, ma odio quel ragazzo. Ho paura di lui”

Sanremo 2020, il figlio di Amadeus emoziona: il gesto toccante e inaspettato del bambino di 10 anni

Durante il festival di Sanremo 2020, dopo l’esibizione di Paolo Palumbo, il più giovane malato di sla d’Europa, il Teatro Ariston gli ha giustamente dedicato una standing ovation. Quello che però in molti hanno notato è che a farla partire è stato un bambino seduto in prima fila, ovvero Josè Alberto, il figlio di Amadeus. Ecco cosa è successo.

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Paolo Palumbo sul palco dell’Ariston colpisce tutti
Andiamo con ordine. Nella seconda serata del Festival di Sanremo è salito sul palco dell’Ariston Paolo Palumbo, un ragazzo di 22 anni colpito dalla sla a soli 18 anni. Lui, il malato di sla più giovane d’Europa, si è esibito sulle note di “Io sto con Paolo”, una canzone estremamente toccante dedicata appunto alla sua condizione.

“La mia non è la storia di un ragazzo sfortunato, ma quella di uno che non si è mai arreso”, ha detto Paolo durante il suo momento, colpendo al cuore il pubblico. Tanto è vero che all’Ariston per lui è partita la standing ovation.

Sanremo 2020: il figlio di Amadeus fa partire la standing ovation
Quello di cui però si sono accorti in tanti è che a far partire la standing ovation della platea di Sanremo 2020 è stato il figlio di Amadeus. Proprio Josè Alberto, infatti – seduto in prima fila accanto alla mamma – si è alzato in piedi per regalare il tributo del pubblico a Paolo Palumbo, un momento veramente sentito.

“Un applauso al figlio di Amadeus che si è alzato per primo – ha scritto un internauta su Twitter – un bambino di meno di 10 anni che si alza ad applaudire per primo davanti ad una performance così toccante, rispetto a tutte le vecchie me**e che volevano stare sedute”.

Bernardo Bertolucci morto a 77 anni: il regista era malato da tempo. Domani la camera ardente

4132598_1255_bernardo_bertolucci_morto_1_Morto il regista Bernardo Bertolucci. Aveva 77 anni e si è spento a Roma dopo una lunga malattia. Tra i suoi capolavori, molti dei quali entrati nella storia del cinema, c’è anche quell’Ultimo Tango a Parigi che suscitò molte polemiche per la violenza delle sue scene di sesso. Bertolucci però è stato anche tra i più internazionali dei nostri maestri. Unico italiano ad aver vinto l’Oscar come migliore regista nel 1988 per L’Ultimo imperatore, una pellicola premiata con nove oscar e che a lui personalmente gli valse una seconda statuetta per la sceneggiatura non originale. La camera ardente domani 27 novembre dalle ore 10 alle 19 in Campidoglio, Sala della Protomoteca.

E poi i premi alla carriera: nel 2007 il Leone d’oro alla Mostra internazionale del cinema di Venezia e nel 2011 la Palma d’Oro onoraria al Festival di Cannes. Bertolucci era anche Grand’Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica italiana e Medaglia d’oro per i benemeriti della cultura e dell’arte.

Primogenito del poeta Attilio Bertolucci, ha vinto a soli vent’anni il Premio letterario internazionale Viareggio, entrando in contatto con scrittori come Alberto Moravia ed Elsa Morante. Si è affacciato sul mondo del cinema lavorando come assistente di Pier Paolo Pasolini, suo vicino di casa. Per la settima arte fu un colpo di fulmine e dopo aver lavorato sul set del film Accattone – dove conobbe l’attrice Adriana Asti, sua compagna di vita per molti anni – cominciò a realizzare i primi cortometraggi. La sua idea di cinema presupponeva grandi individualità alle prese con i cambiamenti sociali e del mondo circostante. Al centro c’è l’uomo con le sue frustrazioni e i suoi desideri traditi.

La grande notorietà per Bertolucci arriva nel 1972, con un’opera “scandalosa” che ha di fatto segnato un’epoca. Esplicito e provocatorio, in grado di precorrere i tempi, Ultimo Tango a Parigi è il film italiano più visto nel nostro Paese. Colpì profondamente gli spettatori generando dibattiti che portarono alla sua “condanna al rogo”. Il regista subì una sentenza per “offesa al pudore”, con perdita dei diritti civili per cinque anni. Solo nel 1987 il film con protagonisti Marlon Brando e la sfortunata Maria Schneider, fu riabilitato e, superate le accuse di oscenità, rivalutato per la sua drammaticità dietro l’erotismo.
Tra gli altri capolavori, anche Il Conformista, Io ballo da sola, Novecento, Il té nel deserto, Piccolo Buddha, The Dreamers, Io e te.