Gerry Scotti positivo al coronavirus, l’annuncio sui social: «Volevo essere io a dirvelo»

Gerry Scotti positivo al coronavirus, l’annuncio sui social: «Volevo essere io a dirvelo». La notizia della “positività di un noto conduttore Mediaset” era stata rilanciata questa mattina dal sito Dagospia, ma poco fa è stato lo stesso presentatore a comunicarlo al suo pubblico.

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Gerry Scotti ha annunciato tramite i suoi canali social di essere positivo al Coronavirus. Fortunatamente sembra non sia stato necessario alcun ricovero. Il conduttore, dopo le indiscrezioni circolate nella mattinata di oggi ha voluto tranquillizzare il suo pubblico: «Volevo essere io a dirvelo: ho contratto il COVID-19. Sono a casa, sotto controllo medico. Grazie a tutti per l’affetto e l’interessamento».

Un vero problema per Mediaset visto che Gerry Scotti conduce tre dei programmi di punta di Mediaset: Tu si que vales, Caduta Libera e Chi vuol essere milionario?. Alcune di queste, come ad esempio Tu si Que vales, sono già state registrate, e quindi andranno regolarmente in onda. A lui va il nostro più grande in bocca al lupo!

Matilde Brandi a Verissimo dopo il Grande Fratello Vip: «Non gli ho fatto neanche il funerale». Silvia Toffanin si commuove

Matilde Brandi a Verissimo dopo il Grande Fratello Vip: «Non gli ho fatto neanche il funerale». Silvia Toffanin si commuove. La showgirl è uscita da poco dalla casa più spiata d’Italia e nel salotto di Verissimo racconta la sua esperienza e parla soprattutto dei valori a cui non ha saputo rinunciare come all’essere se stessa nel bene e nel male. Immancabile il ricordo dei suoi genitori entrambi scomparsi. La mamma è morta dopo essersi ammalata di alzheimer e poco dopo se n’è andato anche il papà, in pieno lockdown da coronavirus.

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LA SCOMPARSA DEI GENITORI «Non sono riuscita manco a fargli il funerale. Ora stanno insieme, loro si sono tanto amati, hanno fatto 60 anni di matrimonio e hanno anche litigato tanto. Mi hanno insegnato il rispetto per la famiglia, che non si può sempre mollare al primo ostacolo. Poi se non si può più uno si lascia», spiega Matilde in lacrime, mentre Silvia Toffanin non riesce a trattenere la commozione. «Ora ho fatto uscire questo dolore, adesso sono davvero due angeli. Ho sognato mia madre, forse mi voleva dire di non preoccuparmi perché sta bene».

IL GRANDE FRATELLO VIP Sul compagno aggiunge: «Marco è introverso, però ha il suo modo di amarmi. Non voleva che facessi il Grande Fratello». Il reality è finito e ha lasciato un po’ di amaro in bocca: «Mi dispiace perché ho lasciato dei ragazzi meravigliosi. Dovevo trattenermi di più. Trovo delle situazioni in quella casa che non sono molto chiare e limpide». E si sbilancia: «Maria Teresa Ruta ha scritto proprio un bellissimo copione. Io credo che le grandi strateghe siano Stefania Olando, Gwenda e Maria Teresa. Forse gli altri stanno capendo ora che non vogliono fare la fine di Matilde».

Alessia Bonari, l’infermiera simbolo della lotta al coronavirus al Festival di Venezia: sull’abito, il camice

La Mostra del Cinema di Venezia continua a rispecchiare i tempi che stiamo vivendo: ieri sera sul red carpet ha sfilato anche Alessia Bonari, l’infermiera diventata famosa per la foto del suo volto piagato dalla mascherina. Ha ritirato il premio Diva e Donna organizzato da Tiziana Rocca. E sopra l’abito da sera portava il camice.
«Sono felice di rappresentare qui, sempre e ovunque, la mia categoria. Sì è vero, tutto questo è un sogno. Ma domani torno a Milano. Al lavoro», ha detto l’infermiera che ha passato a Venezia solo 48 ore e ha calcato il red carpet di Padrenostro di Claudio Noce, con Pierfrancesco Favino.

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Grossetana, 23 anni, impiegata in un ospedale di Milano, Alessia Bonari si è laureata nel 2018 a Siena e il 9 marzo scorso aveva condiviso su Instagram una foto con il volto deturpato dai segni rossi lasciati da una mascherina troppo stretta. Uno scatto condiviso in un momento di frustrazione, nei giorni in cui cominciavano ad arrivare in ospedale i primi pazienti Covid, in cui invitava a non vanificare gli sforzi di chi – come lei e tutto il personale sanitario – compatteva contro il virus e la paura.

«Sono un’infermiera e in questo momento mi trovo ad affrontare questa emergenza sanitaria. Ho paura anche io, ma non di andare a fare la spesa, ho paura di andare a lavoro. Ho paura perché la mascherina potrebbe non aderire bene al viso, o potrei essermi toccata accidentalmente con i guanti sporchi, o magari le lenti non mi coprono nel tutto gli occhi e qualcosa potrebbe essere passato». «Sono stanca fisicamente perché i dispositivi di protezione fanno male, il camice fa sudare e una volta vestita non posso più andare in bagno o bere per sei ore. Sono stanca psicologicamente, e come me lo sono tutti i miei colleghi che da settimane si trovano nella mia stessa condizione, ma questo non ci impedirà di svolgere il nostro lavoro come abbiamo sempre fatto. Continuerò a curare e prendermi cura dei miei pazienti, perché sono fiera e innamorata del mio lavoro».

Briatore arrivato in casa Santanché per la quarantena: «Non avvicinatevi, vi attacco tutto». E la dedica al figlio

Flavio Briatore è stato dimesso dall’ospedale San Raffaele dove è ricoverato, da inizio settimana, per Covid. L’imprenditore, proprietario del Billionaire, il noto locale di Porto Cervo dove più dipendenti sono risultati positivi al coronavirus, è ora ospite a casa di Daniela Santanchè per trascorrere il periodo di 14 giorni di quarantena, in zona corso Vercelli a Milano.

L’imprenditore non sarà ovviamente sotto lo stesso tetto della senatrice di Fratelli d’Italia ma avrà a disposizione un’ala indipendente della villa di tre piani. Briatore dovrà trattenersi a Milano per le regole di sicurezza sanitaria sul coronavirus che non gli consentono di rientrare nella sua residenza abituale a Montecarlo e lo terranno lontano anche dal figlio Nathan Falco, al quale hha fatto una dedica su Instagram: «14 giorni passano veloci…».

Al suo arrivo in casa Santanché, Briatore si è rivolto ai giornalisti che lo attendevano dicendo: «Non avvicinatevi, attenzione che vi attacco tutto». «Bene, bene», risponde a chi gli chiede come si sente.

La giacca anti Covid prodotta da aziende italiane: elimina il coronavirus in cinque minuti

Just5, la giacca anti Covid prodotta da aziende italiane: elimina il coronavirus in cinque minuti. Una giacca con un tessuto igienizzante che assicura di eliminare il coronavirus che può trovarsi nelle goccioline di saliva nell’aria che possono depositarsi sulle superfici, entro 5′. È il prodotto realizzato da cinque aziende d’eccellenza nel settore tessile, HeiQ, 2A spa, Windtex Vagotez, Coats e Sitip che hanno lanciato ‘Just5, la giaccia igienizzante’ sulla piattaforma di crowdfunding kickstarter.com. Si può sostenere il progetto o acquistare la giacca.

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«Un capo innovativo – spiegano le aziende – con tessuti e cerniere al 100% trattati da HeiQ Viroblock, una tecnica tessile svizzera in grado di distruggere il 99,9% dei virus entro 5′, testata e verificata dal Peter Doherty Institute For Infection and Immunity di Melbourne (Australia)». Alla giacca igienizzante hanno collaborato l’azienda torinese 2A Spa, per le cerniere, l’inglese Coast ProtectV, per il filo da cucire, la bergamasca Sitip, per i polsini, e la veronese Windtex Vagotex, che lavora un tessuto traspirante, idrorepellente e resistente al vento.

Le giacche, per uomo, donna e bambino, sono state disegnate dallo Ied di Torino, scuola di design e moda. «Produciamo cerniere dal 1934, siamo stati i primi in Europa. – spiega Carlo Ilotte, presidente 2ASpa – Negli ultimi tempi ci siamo principalmente dedicati allo sviluppo di soluzioni di ecosostenibilità ambientale per applicazioni nel settore degli accessori tessili. Ora speriamo di dare il nostro piccolo contributo per mitigare la diffusione della pandemia, con questa nuova linea di chiusure lampo capaci di auto-sanificarsi molto velocemente se contaminate da microrganismi».

Tina Cipollari e Vincenzo Ferrara, ma quale crisi: luna di miele anticipata a Porto Ercole

Tina Cipollari e Vincenzo Ferrara insieme dopo le voci di crisi. Tina Cipollari e il fidanzato Vincenzo Ferrara stanno trascorrendo le vacanze estive insieme, nonostante negli ultimi tempi si sia parlato insistentemente di un addio.

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Tina e Vincenzo stanno insieme da circa due anni e durante la quarantena da coronavirus hanno vissuto il lockdown separati, lei a Roma dove vive con i due figli nati dal suo precedente matrimonio con Chicco Nalli e lui a Firenze, dove ha un ristorante. Questa distanza e la mancanza di notizie su di loro aveva improvvisamente fatto partire il tam tam social sulla fine dell’amore.

Le immagini pubblicate da “Diva e donna” però suggeriscono il contrario, con la storica opinionista di “Uomini e donne” e il fidanzato che si godono una piccola luna di miele a Porto Ercole. Vincenzo, affettuoso, coccola e bacia Tina adagiata su una sdraio a bordo piscina e, prima di tuffarsi, le porge anche una fetta d’anguria. Adesso, come chiedono da tempo i fan, mancano solo le nozze…

Coronavirus, Bill Gates: «Ci saranno ancora milioni di morti, prima della fine della pandemia»

Preoccupa la previsione sul coronavirus di Bill Gates, che in tempi non sospetti era stato il primo a parlare di rischi legati alle epidemie. In un’intervista rilasciata all’Economist, ha dichiarato che «Ci saranno ancora milioni di morti, prima della fine della pandemia di Covid-19». Per il co-fondatore della Microsoft e filantropo della Fondazione Bill&Melinda Gates, che ha già devoluto più di 350 milioni di dollari alla lotta contro la pandemia, «la maggior parte di quelle morti non sarebbe causata dalla malattia in quanto tale, ma dal sovraccarico dei sistemi sanitari, e di economie già stressate e soprattutto nei Paesi poveri e in via di sviluppo».

Per Gates, che critica la politicizzazione della risposta americana al virus, nonché la diffusione di teorie del complotto, «per la fine del 2021 sarà avviata la produzione di massa di un vaccino abbastanza efficace, rendendo immune una quota dell’umanità sufficiente da bloccare la pandemia. Ma non basta: dobbiamo tutti spendere miliardi per ottenere il vaccino, per evitare i trilioni di danni che la pandemia sta facendo all’economia». Per scongiurare il rischio di milioni di morti in Africa e in India e anche le conseguenze economiche di nuovi lockdown, a causa dei quali potrebbero essere cancellati decenni di progressi nella lotta alla povertà, Gates chiede ai Paesi ricchi di «comprare vaccini per quelli poveri. Non è soltanto un calcolo altruistico: se alcuni Paesi resteranno bacini del virus, nuovi focolai di contagi continueranno ad apparire anche altrove. Se i vaccini avranno nei Paesi ricchi un costo abbastanza elevato da coprire le spese fisse di produzione – test clinici, costruzione di fabbriche e così via – il costo a margine delle forniture ai Paesi poveri sarebbe relativamente modesto, nell’ordine dei 10-12 miliardi di dollari totali».

Nella visione di Gates, «il grosso di questa spesa dovrebbe provenire dall’America, alla quale attribuisce anche ‘il voto massimo’ nella ricerca e nello sviluppo del vaccino, l’80 per cento dell’impegno globale. Spera che la prossima legge sul bilancio presentata al Congresso stanzierà fondi per i vaccini del mondo povero. Questo però dipenderà dalla politica, la cui polarizzazione ha complicato la risposta al virus, con problemi che gli altri Paesi non hanno. Perfino l’atto di indossare la mascherina è diventato una dichiarazione politica, più che l’adesione ai consigli degli esperti sanitari».

Bill Gates ritiene che «questa situazione rimarrà, anche se le elezioni di novembre portassero un cambio al vertice. Una volta persa la fiducia del pubblico, una volta che la politica dalla logica dei costi-benefici passa nel campo della lotta partigiana, invertire la tendenza non è facile. In una presidenza Biden il rifiuto di indossare la mascherina potrebbe diventare per i sostenitori di Donald Trump un modo per manifestare la loro rabbia. La mancanza di leadership in America ha danneggiato la lotta alla pandemia anche nel resto del mondo. L’unica superpotenza mondiale ha a lungo guidato l’impegno globale per la salute, e in sua assenza trovare il consenso diventa molto più difficile».