Filippo Nardi: «Ho sconfitto il coronavirus, ma sono rimasto senza lavoro»

Filippo Nardi è riuscito a sconfiggere il coronavirus ma ora si trova in difficoltà economiche. Lavorando nel mondo dello spettacolo, come molti colleghi, ha visto tutti gli impegni cancellati e, nonostante la richiesta, non ha ricevuto aiuto dallo stato.

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Se fisicamente va bene, la sua categoria arranca: “Tutti pensano che noi navighiamo nell’oro – ha spiegato in un’intervista a “Nuovo” – ma non è così. Ho fatto richiesta per il bonus da 600 euro per le partite iva, ma non è arrivato nulla. Avrei preso volentieri quei soldi perché in questo momento mi sono stati cancellati tutti i lavori e le mie entrate sono a zero”
Ha vagliato altre alternative: “Cercare lavoro a Milano, magari come corriere oppure nei supermercati: ma non ci sono possibilità. Salute a parte, il disastro vero comincia adeso ci sarà chi morirà di fame e non di coronavirus e purtroppo l’agonia sarà più lenta”.

L’ex gieffino e naufrago sull’Isola dei Famosi ha sconfitto il virus, ma le sue apparizioni televisive gli hanno creato qualche problema: “Ho messo su due o tre chili, perché ero sottopeso e avevo il tipico aspetto da malato. Sono grato alla mia amica Barbara d’Urso: mi ha dato l’opportunità di raccontare la mia disavventura nel suo show Live – Non è la d’Urso e molte persone mi hanno scritto che la mia testimonianza è stata loro di aiuto. Dopo avermi visto in tivù, però, nel negozio di sigarette elettroniche ·davanti a casa non mi vogliono più far entrare: dicono che non sanno se sono ancora infetto”.

Jennifer Aniston, la foto nuda va all’asta per beneficenza: al via la raccolta fondi per il coronavirus

Jennifer Aniston è tra le attrici di Hollywood più amate ed è conosciuta in tutto il mondo per il ruolo nella serie tv cult “Friends”. Una sua foto iconica sarà messa all’asta per beneficenza. L’obiettivo è raccogliere fondi per combattere il coronavirus. L’attrice 51enne ha annunciato l’iniziativa in aiuto da chi è stato colpito dalla pandemia. Lo scatto scelto la ritrae giovanissima interprete delle prime stagioni di Friends e completamente nuda.

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Nella foto in bianco e nero scattata nel 1995, Jennifer guarda sexy e ammiccante l’obbiettivo del fotografo Mark Seliger, ma la posizione delle gambe lascia spazio all’immaginazione. Niente è in mostra, ma il fascino è assicurato. L’ex moglie di Brad Pitt si è detta entusiasta dell’iniziativa a favore di una buona causa. «Il mio caro amico ha collaborato con associazioni benefiche per mettere all’asta 25 dei suoi ritratti – incluso il mio – per l’emergenza Covid-19», ha scritto l’attrice.

Il 100% dei proventi delle vendite andrà a un’organizzazione che fornisce test gratuiti per il coronavirus e cure a livello nazionale per i meno abbienti. Saranno messi all’asta anche altri ritratti dalla collezione del fotografo, che ha immortalato celebrità come Leonardo Di Caprio, Snoop Dogg e Billie Eilish.

Sono trascorsi 25 anni dalla leggendaria foto senza veli di Jennifer Aniston, ma Mark Seliger ricorda quel momento come se fosse ieri. Davanti a lui la piccola “Rachel” senza sforzi o artifici. «Abbiamo scattato diverse foto, ma quella sembrava davvero essere la migliore – ricorda – ne viene fuori come una persona aperta e forte. Penso che abbia catturato tutta la sua essenza».

Luca Parmitano: «Nello spazio sapevo del Coronavirus già da novembre». Poi si corregge: «Il mio lapsus strumentalizzato»

Luca Parmitano e la sua equipe sapevano dell’esistenza del coronavirus già da novembre, prima ancora che la Cina annunciasse pubblicamente il diffonersi dell’epidemia nel suo territorio. Per ben due volte, intervistato nel mese di aprile in due differenti trasmissioni televisive italiane, l’astronauta ha ammesso che sulla stazione orbitante monitoravano quanto stava accadendo sulla Terra.

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In serata però è arrivata la correzione di Parmitano. «È stato un lapsus» aver detto in una trasmissione tv di essere al corrente del nuovo coronavirus da novembre: «Errare è umano, e mi spiace molto vedere che in questo caso il mio lapsus sia stato strumentalizzato», scrive l’astronauta Luca Parmitano, dell’Agenzia Spaziale Europea, in un tweet diffuso dall’Esa, riferendosi alla notizia che nelle ultime ore sta rimbalzando su diversi siti. «Nell’episodio in questione, parlando delle precauzioni prese durante il rientro dalla Stazione Spaziale Internazionale, ho erroneamente affermato che, come equipaggio, fossimo al corrente dell’inizio del contagio pandemico già a novembre», spiega Parmitano.

LA VICENDA L’ufficiale dell’Aeronautica Militare con 25 anni di servizio e sei missioni spaziali alle spalle, come riporta David Rossi in difesaonline.it, per ben due volte afferma in merito al coronavirus: «A bordo abbiamo un collegamento quotidiano con le realtà terrestri; abbiamo anche accesso alla rete internet; possiamo comunicare con i centri di controllo e già da novembre, avevamo iniziato a seguire i primi contagi, inizialmente soltanto nei paesi asiatici, poi al mio rientro i primi contagi in Europa…» e ancora: «sulla stazione abbiamo seguito quello che stava succedendo sulla Terra: anche prima del mio rientro già da novembre eravamo al corrente di questo probabile contagio pandemico e soprattutto la gravità che si andava allargando a macchia d’occhio proprio in Europa poco prima del mio rientro».

Per ben due volte parla di una situazione già critica a novembre, quando invece le autorità cinesi hanno lanciato l’allerta a gennaio. Cosa significa? L’ipotesi è che il colonnello Parmitano sapesse, grazie alle informazioni in arrivo dall’intelligence americana, della presenza di un pericolo per la salute mondiale. Gli Usa, infatti, potrebbero aver avvertito i governi alleati della situazione prima ancora che il medico cinese Li Wenliang denunciasse i fatti.

Se così fosse sono stati molti i paesi a sapere della presenza della pandemia in corso, Italia inclusa, ma nessuno ha fatto nulla. Non almeno in Occidente. Corea e Giappone, reduci di SARS E MERS si erano adeguati, ma in Occidente nessuno ha prestato attenzione all’imminente pericolo, con le conseguenze note a tutti. L’ipotesi è quindi che i governi sapessero della pericolosità del Covid, ma nessuno avrebbe preso provvedimenti. Pare che il virus circolasse addirittura da Ottobre, come riportato da alcuni atleti che hanno preso parte ai giochi di Wuhan il 18-27 ottobre e la domanda che si pone dunque Rossi è: perché il premier Conte che, verosimilmente sarebbe stato al corrente delle stesse informazioni di Parmitano, non ha fatto nulla se non dopo molti mesi quando ormai l’epidemia era al limite dell’incontrollabile?

IL TWEET DI PARMITANO

Almeno tre, secondo l’astronauta, le ragioni dell’errore. Il primo consiste nel fatto che «a bordo della Iss non utilizziamo il calendario, ma il Coordinated Universal Time (Utc). L’anno inizia con il giorno 1 e finisce con il giorno 365, e gli eventi vengono eseguiti in base a questa pianificazione. Di conseguenza è possibile confondere un mese con un altro poichè non vi facciamo mai riferimento, ma utilizziamo il giorno Utc»; in secondo luogo «ricordo che, intorno alla fine della missione, parlavamo con l’equipaggio di varie crisi in corso sulla Terra. Nel ripensare agli eventi intorno a quel periodo, ho fatto confusione tra le diverse conversazioni, e nel ricordare gli eventi ho collegato le prime notizie di contagio a un contesto temporale precedente. A bordo, abbiamo appreso del contagio insieme al resto del mondo, quando le agenzie giornalistiche e le grandi testate televisive hanno iniziato a parlarne». Per l’astronauta «tutto questo è facilmente verificabile perché »le comunicazioni Terra- bordo-Terra sono soggette al Freedom Of Information Act, una legge che impone totale trasparenza e che tutte le comunicazioni siano registrate. Non è possibile ricevere informazioni riservate«. L’astronauta aggiunge infine che »l’idea che fossimo già al corrente di un contagio pandemico è smentita dai fatti: le operazioni di rientro della Spedizione 61 sono state svolte normalmente, senza alcuna ulteriore precauzione. Al contrario, quando la situazione pandemica si è rivelata in tutta la sua gravità, l’equipaggio rientrato dalla Spedizione 62 è stato isolato in quarantena per evitare possibili contagi«. Parmitano conclude: »mi scuso, con umiltà, per l’errore e per le conseguenze (del tutto inaspettate): me ne assumo ogni responsabilità«.

Michelle Hunziker: “Ho pianto per la disperazione, lavorare mi ha aiutato”

In questi mesi di emergenza coronavirus Michelle Hunziker si è sempre divisa tra casa e lavoro. Sta trascorrendo la quarantena nella splendida casa di famiglia a Bergamo con il marito Tomaso Trussardi, le figlie Sole e Celeste dove fino a pochi giorni fa c’erano anche Auora con il fidanzato Goffredo e Sara, la figlia di Pino Daniele e migliore amica di Auri. Ma non ha mai smesso di lavorare, a “Striscia la Notizia”, come racconta a “Tv Sorrisi e Canzoni”.

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Per Michelle non è stato smepre facile, il lockdown ha messo a dura prova anche lei: “I primi tempi, quando le scuole si stavano preparando all’insegnamento a distanza ho pianto due volte per la disperazione. Non sapevo ove sbattere la testa tra login, password, applicazioni, collegamenti wi-fi che non andavano, stavo per gettare la spugna, poi le cose si sono sistemate”.

Il lavoro l’ha aiutata tantisismo: “Non abbiamo mai lasciato il nostro pubblico. Gli ascolti sono stati ottimi e spesso Striscia è stato anche il programma più visto della giornata. E questo è molto gratificante sia per me sia per Gerry Scotti, per tutta la squadra. Tra me, Gerry e gli operatori c’è grande affiatamento. Ci divertiamo così non avertiamo nemmeno il senso di vuoto dovuto al fatto che il pubblico non è presente in studio”.

Bergamo è stata una delle città più colpite dal coronavirus: “Quando non sapevamo dove mettere i morti e li portavano via con l’esercito mi sono fatta prendere dallo sconforto. Ho fatto un grande lavoro su me stessa per tirarmi su, è stata dura. Conosciamo tante persone che sono in terapia intensiva o che non ce l’hanno fatta”.

Coronavirus, incontra la fidanzata ma lei non sa di essere positiva: scatta la quarantena per 30 persone

Contagio a catena in Campania, dove una trentina di persone sono finite tutte insieme in isolamento a causa dell’incontro di una ragazzo con la fidanzata. È successo a Mignano Montelungo (Caserta) dove, come raccontato dal Mattino, uno studente universitario la scorsa settimana è andato a Cassino per rivedere la ragazza.

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Il giorno seguente lei ha fatto un tampone perché un suo familiare era stato contagiato dal coronavirus: l’esame sarebbe poi risultato positivo. Ma intanto il fidanzato aveva incontrato un gruppo di amici del paese. Risultato: quando la fidanzata è risultata essere contagiata è scattata la quarantena per la famiglia del ragazzo e per le sette famiglie degli amici incontrati.

«Allo stato la situazione appare sotto controllo afferma il primo cittadino ma ovviamente dobbiamo attendere l’esito degli esami ai quali sarà sottoposto il giovane nei prossimi giorni – ha spiegato il sindaco di Mignano Montelongo Antonio Verdone – L’episodio che ci auguriamo abbia un esito favorevole, ovvero non rilevi alcuna positività, ci deve far riflettere sul fatto che, purtroppo, l’emergenza non è ancora passata, e ci deve far capire che atteggiamenti o comportamenti che non rispettano le regole vigenti creano seri problemi a tutti. Rivolgo, pertanto, ancora una volta, un pressante invito a tutti a non disperdere tutto quanto di buono abbiamo fatto finora con comportamenti non consoni con la crisi epidemiologica che stiamo vivendo e che, ripeto, non è ancora finita».

Calciatore turco soffoca il figlio di 5 anni affetto da coronavirus: «Non l’ho mai amato»

Ha soffocato il figlio di 5 anni affetto da coronavirus con un cuscino perché non lo amava. Questa è stata la confessione choc del calciatore Cevher Toktaş, 32 anni, si era autodenunciato alla polizia lo scorso 4 maggio, dopo aver ucciso il piccolo Karim 11 giorni prima.

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Il calciatore ha detto alle forze dell’ordine quello che era successo ammettendo di non aver mai amato il bambino nonostante fosse suo figlio. Quando è successo, padre e figlio erano in quarantena nell’ospedale pediatrico di Bursa, in Turchia. Dopo averlo soffocato con il cuscino il 32enne ha chiamato i dottori dicendo loro che il piccolo aveva avuto una crisi respiratoria. Per i medici non c’era più nulla da fare e viste le condizioni in cui si trovava il bambino nessuno ha avuto alcun sospetto.

Dopo 11 giorni però il calciatore ha confessato, spiegando di aver tenuto il cuscino sulla faccia del bambino per almeno un’ora. Per diverso tempo ha fatto finta di non pensarci, poi una volta a casa, con la moglie distrutta, ha ammesso di non aver retto il peso dei rimorsi e ha parlato. Secondo gli espeti a spingerlo al folle gesto sarebbe stato un forte esaurimento nervoso che lo aveva colpito. Stando a quello che riporta la stampa locale il calciatore ha ammesso di non avere alcun problema con l’altro figlio, né con la moglie, semplicemente non ha mai sentito di amare il bambino. L’uomo ora rischia l’ergastolo.

Coronavirus, imprenditrice agricola assume i baristi rimasti senza lavoro

Dai bar e i ristoranti alla produzione di fragole sostenibili. Sei ragazzi della provincia di Rovigo, rimasti senza lavoro per l’emergenza Coronavirus, sono stati assunti da una giovane imprenditrice di Crespino, Sofia Michieli, 24 anni, che nel 2018 ha aperto una serra high tech che permette di duplicare la produzione di fragole rispetto ai metodi tradizionali.

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La sua è una delle storie raccontate dall’iniziativa #AgrifoodXRipartire del segretariato italiano di Prima (Santa Chiara Lab – Università di Siena). Sofia stava per iniziare la seconda primavera di raccolta, con la coltivazione fuori suolo con canaline mobili up and down che era entrata a regime, quando l’epidemia ha bloccato l’Italia e reso, tra l’altro, imprevedibile il prezzo delle fragole.

«Abbiamo avuto una grande richiesta di lavoro da parte di chi era rimasto a casa nella ristorazione e nei bar e abbiamo deciso di assumere altre sei persone per la stagione, oltre alle sei che avevamo già», racconta Sofia all’Ansa. «Non avevano assolutamente esperienza, – dice – gli abbiamo insegnato noi». L’impatto del Covid sui conti è ancora tutto da valutare, «potremo farlo solo a giugno, alla fine della raccolta, perché le operazioni finore le abbiamo svolte allo stesso ritmo, come se non ci fosse stato il virus. Il risultato sarà legato ai prezzi, che sono molto oscillatori con picchi in discesa e repentini picchi in salita», spiega l’imprenditrice, che ha vinto nel 2019 il Premio Smau per l’innovazione. La produzione della sua serra di 6 mila metri quadri ha un valore teorico di 100 mila euro, ma con questi prezzi potrebbe fatturare il doppio o la metà, è «del tutto imprevedibile». Così è difficile programmare il futuro.

«Eravamo sicuri di spendere nella lotta integrata per la protezione delle piante, abbinando, all’uso di mezzi chimici, il lancio di insetti utili antagonisti naturali, ma abbiamo rimandato al prossimo anno», spiega Sofia che, per aumentare la sostenibilità della produzione, mira anche a realizzare un ciclo chiuso di irrigazione e a produrre marmellate per ridurre gli sprechi. La serra, con il sistema Up and down, già consente di dimezzare l’uso di suolo, ridurre il consumo di acqua e rendere il lavoro meno pesante, grazie alla possibilità di operare in piedi, e rappresenta una protezione dai cambiamenti climatici. «Il tempo è sempre più impazzito, tra siccità per quattro mesi e poi bombe d’acqua che vanno a deteriorare il prodotto, la serra – conclude Sofia – ci offre anche la possibilità di avere un prodotto più sicuro».