Infortunio per Samantha De Grenet, verrà operata dopo l’estate

Posa con la sottoveste di seta color crema, senza reggiseno e con i capelli raccolti in una treccia. L’immagine di Samantha De Grenet accovacciata sul letto è sensuale, ma lo sguardo è molto serio. La showgirl annuncia ai follower: “E’ ufficiale! Mi sono fatta veramente male: epicondilite, edema, forte infiammazione e lesione del tendine… ora qualche terapia per arrivare a settembre e non rovinarmi un’estate già tanto anomala… poi si interverrà!! Ma sempre avanti e sempre positive!!!Non mi ferma nessuno”.

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Il bollettino medico intristisce la De Grenet che però affronta ogni sfida con grande positività. A chi le domanda come abbia fatto a procurarsi il cosiddetto “gomito del tennista” replica: “Ho esagerato troppo”. Una pioggia di auguri social l’aiuteranno a superare anche questo piccolo incidente di percorso. “Impara ogni giorno a compiere piccole azioni che, anche impercettibilmente, ti avvicinano un po’ di più ai risultati che vuoi ottenere” scriveva qualche settimana fa mentre si allenava sul terrazzo di casa.

Attenta e schietta con i suoi follower, la De Grenet qualche tempo fa – a proposito di allenamenti, sport e fisico – ha affrontato il tema del body shaming con un messaggio a tutte le donne: “Sono quella che sono, in forma o non in forma, bella o brutta, decidete voi! Questo post lo faccio soprattutto per tutte le donne che mi seguono e che mi scrivono con affetto da ormai tanto tempo e credono in ciò che racconto e nei consigli che nel mio piccolo posso dar loro per farle stare meglio. Molti sanno dei problemi di salute che ho avuto, ed il cambiamento che il mio corpo ha subito a causa di un farmaco che assumo e della grande difficoltà nel riuscire a riguardarmi allo specchio e ad accettarmi. Fortunatamente ho dei medici meravigliosi e grazie al mio endocrinologo e a tanta forza di volontà e a qualche sacrificio sono riuscita a sgonfiarmi e a dimagrire di quei chili che non sopportavo più .Ora la bellezza non sta nella magrezza, o nell’altezza o negli occhi grandi e blu, ma risiede nell’animo delle persone e soprattutto si è belli quando ci si sente bene con noi stessi, anche se con qualche chilo in più”.

Gattuso, morta la sorella Francesca: aveva 37 anni. Era ricoverata da febbraio

Grave lutto per Rino Gattuso, campione del mondo con la Nazionale nel 2006 e attuale allenatore del Napoli: è morta la sorella Francesca, 37 anni, che era ricoverata da inizio febbraio in ospedale a Varese dopo che aveva avuto un malore. Quattro mesi dopo quel malore, avvenuto mentre Gattuso era impegnato in trasferta contro la Samp (lo scorso 3 febbraio) la donna non ce l’ha fatta.

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Quella sera Gattuso, appresa la notizia, da Genova era partito subito verso Varese, saltando la conferenza stampa post partita che fu tenuta invece dal suo vice Gigi Riccio: Francesca era stata immediatamente operata e ricoverata in terapia intensiva. La sorella di Gattuso, ex bandiera del Milan di cui è stato anche allenatore nella scorsa stagione, viveva da anni a Gallarate, dove risiede anche la famiglia di Rino, che ha appreso la notizia mentre si trovava a Castel Volturno, al centro sportivo del Napoli.

IL CORDOGLIO DEL MILAN Francesca aveva lavorato per 14 anni nel Milan: il club rossonero le ha dedicato una nota ufficiale, di sostegno alla famiglia Gattuso, che «è e sarà sempre nel cuore del Milan. Il sorriso e la comunicativa di Francesca Gattuso, sorella del nostro campione e nostro ex allenatore Rino, lasceranno una traccia indelebile a Milanello e nei nostri cuori – si legge nel comunicato – Non passava giorno senza che il Centro sportivo rossonero non si informasse sulle sue condizioni di salute».

«Francesca ha lavorato per 14 anni nel Milan, con il Milan e per il Milan. Rino le aveva trasmesso la passione per Milanello, e lei stessa ha sempre tenuti ben stretti a sé i valori rossoneri. Per tutto il Club la sua scomparsa è un dolore immenso, ma nella nostra memoria conserveremo tantissimo del cuore e del sorriso di Francesca. Al nostro caro Rino e a tutta la famiglia Gattuso le condoglianze più commosse, fraterne e sentite»

Marisa Pireddu uccisa dal marito con 40 coltellate. Lui ai carabinieri: «Il Covid è un complotto del governo»

Emergono nuovi particolari sulla morte di Marisa Pireddu, la donna uccisa ieri dal marito Giovanni Murtas che ha poi tentato il suicidio: l’uomo ha massacrato la moglie con una quarantina di coltellate, usando un pugnale con una lama di 20 cm che si era fabbricato da solo. È successo a Serramanna, nel cagliaritano: Murtas, falegname 58enne, al momento è ricoverato in terapia intensiva all’ospedale Brotzu di Cagliari. La coppia ha un figlio di 29 anni, parrucchiere, che al momento del delitto non era in casa.

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I carabinieri di Serramanna e del nucleo operativo della compagnia di Sanluri (Cagliari) che indagano sul femminicidio, lo hanno arrestato: secondo una prima ricostruzione Murtas avrebbe colpito la moglie al culmine di una lite per poi dirigere il coltello contro se stesso per suicidarsi. Sanguinante si sarebbe quindi affacciato alla finestra, gridando: «Adesso come faccio io, non posso vivere senza di te». A quel punto, il 58enne si sarebbe sdraiato nel letto dove giaceva il corpo martoriato della moglie.

Secondo quanto riferito dai militari, l’uomo in questi mesi era stato più volte trovato fuori casa e richiamato al rispetto delle misure di lockdown fino ad essere sanzionato. «Il Covid è un complotto del Governo per fare stare la gente a casa», avrebbe urlato ai Carabinieri. Secondo le prime ipotesi, però, gli inquirenti escludono che l’omicidio sia maturato per un malessere da lockdown. Agli atti comunque non risultano segnalazioni di precedenti, né di maltrattamenti né di violenze.

Barbara D’Urso, l’ospite in collegamento fa un annuncio choc: «È morto…». La conduttrice si commuove

Barbara D’Urso, l’ospite in collegamento fa un annuncio drammatico: «È morto…». La conduttrice si commuove. Oggi, a Pomeriggio 5 la storia di Ettore Consonni, il magazziniere in pensione 61enne di Bergamo, che si è ammalato di coronavirus e si è risvegliato dalla terapia intensiva 23 giorni dopo all’ospedale civico di Palermo.

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Oggi, Ettore è guarito ed è tornato dalla sua famiglia a Bergamo. L’uomo per ringraziare i medici siciliani che lo hanno salvato ha deciso di tatuarsi la Sicilia sul corpo. Barbara D’Urso chiede a Ettore di ripercorrere la sua storia ma, appena presa la parola, l’uomo fa un annuncio drammatico: «Quando sono tornato a Bergamo, ho scoperto che mio fratello è morto. Dedico questa mia intervista a lui».

Barbara D’Urso, visibilmente colpita, si unisce al dolore di Ettore: «Ti sono vicina nel tuo dolore, ma anche nella felicità di esserti riunito alla tua famiglia».

Coronavirus, Francesco Totti dona 15 apparecchi per la terapia intensiva allo Spallanzani. «Adesso tocca a voi»

«Ragazzi, sono giorni difficili per l’Italia, ma insieme ce la faremo. Ed è per questo che anch’io e Dash scendiamo in campo per vincere questa partita. Tutti insieme. Ci siamo già portati a casa il primo tempo, donando 15 apparecchi per il monitoraggio dei parametri vitali dei pazienti ma, nel secondo tempo, unitevi a noi: ogni donazione, anche quella più piccola, sarà fondamentale per acquistare altri macchinari e vincere questa partita insieme».

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Così Francesco Totti, bandiera della Roma e campione del Mondo 2006, scende in campo a sostegno di chi combatte il coronavirus, sostenendo l’ospedale Spallazani di Roma.

Francesco Totti si unisce quindi all’appello per sostenere l’ospedale romano al centro della lotta italiana contro il Coronavirus. Tramite i propri profili social l’ex capiano e bandiera della Roa, ha condiviso un videomessaggio in cui annuncia di aver donato, insieme a Dash Italia,15 macchinari per la terapia intensiva.

Malore per il regista Tinto Brass: grave in terapia intensiva

Il regista Tinto Brass, di 86 anni, è stato ricoverato d’urgenza all’ospedale Sant’Andrea di Roma a causa di una febbre improvvisa. Attualmente è in terapia intensiva e la prognosi è riservata. A chiamare i soccorsi è stata la moglie, Caterina Varzi, che era con lui quando ha avuto il malore nella notte. Nel 2010 Brass, che è considerato il maestro del cinema erotico italiano, era stato colpito da ictus.

“Fino all’ora di cena tutto bene, poi gli è salita la febbre e alla fine ho dovuto chiamare un’ambulanza perché stava male”, ha raccontato la moglie del regista a Il Corriere della Sera. “Ora i medici stanno facendo alcuni accertamenti, si tratta di un momento delicato e deve stare sotto osservazione”, ha aggiunto.

Il bollettino dei medici: “E’ vigile e collaborante” – Il bollettino medico diffuso riguardo le condizioni di Brass parla di “discrete condizioni generali”. Il regista “è vigile e collaborante”. Ulteriori esami sono tutt’ora in corso.

Il papà le dona un rene, Marianna si salva: «Mi ha dato la vita due volte»

poster_009«Mio padre mi ha dato la vita due volte: quando mi ha concepito e il 13 dicembre di quest’anno, donandomi un rene». Così Marianna Maione dal letto dell’azienda ospedaliera Federico II racconta la sua storia. «Già ero molto legata a mio padre, ora lo sono ancora di più. Sul braccio ho un tatuaggio: l’iniziale del suo nome disegnata in modo da creare un cuore».

Marianna è napoletana, ha 26 anni e come tutte le ragazze della sua età ama la vita, l’indipendenza e la libertà. Ma ha dovuto drasticamente ridimensionare sogni ed ambizioni perché alcuni anni fa ha scoperto di soffrire di insufficienza renale cronica, combattuta con la terapia medica e il rispetto di stretti regimi di vita. Dalla scorsa estate è entrata in quella fase della malattia che conduce inevitabilmente alla dialisi salvo che non si riesca prima ad accedere al trapianto.

Ma la possibilità di trovare un organo compatibile e disponibile, quando ad attenderlo vi è una lunga lista di pazienti, non è assolutamente facile. Luigi, 56 anni, padre della ragazza, si informa e scopre che è possibile realizzare un trapianto di rene da donatore vivente e che se il trapianto viene effettuato prima che il malato entri in dialisi si possono ottenere migliori risultati in termini di sopravvivenza e qualità di vita. Non ci pensa su due volte: può essere lui il potenziale donatore. «Non ho mai avuto dubbi. Dal momento in cui ho scoperto che avrei potuto donare il rene a mia figlia ho avviato immediatamente l’iter, con grande determinazione» spiega Luigi.

L’uomo si rivolge al professore Michele Santangelo direttore della Uoc di Chirurgia Generale e dei Trapianti di Rene del Policlinico Federico II per offrirsi come donatore. Santangelo si dichiara immediatamente. L’ospedale si stava già riorganizzando nel riprendere l’attività di trapianto da vivente dopo uno stop durato 15 anni (l’ultimo risale al 2003) con metodiche più moderne che offrono maggiori vantaggi e garanzie al donatore.

L’iter per stabilire che il trapianto di rene si possa effettuare prevede un’attentissima analisi clinica, immunologica e psicologica da parte dell’equipe sulla coppia donatore-ricevente. Al termine di questa valutazione, una commissione costituita da un team di specialisti, estraneo all’iter clinico di studio della paziente, riesamina il caso per essere certi della correttezza della procedura e della consapevolezza del donatore e del ricevente. Concluso il riesame, la pratica viene rimessa al magistrato che, se ne riconosce la correttezza procedurale, ne autorizza il compimento.