Il Principe Harry ai ferri corti con Carlo: l’affronto al padre che nessuno immaginava

A Los Angeles insieme a Meghan e al piccolo Archie e prima ancora in Canada, il Principe Harry ha lasciato la Royal Family per costruirsi il suo nido lontano dalle regole, dagli obblighi e dalle responsabilità monarchiche: il secondogenito del futuro erede al trono è stato dipinto nei giorni scorsi come afflitto da una profonda nostalgia verso la sua Inghilterra e il mondo a cui apparteneva prima del divorzio reale: triste, sconsolato, senza un vero lavoro e lontano dai suoi affetti, la stampa aveva bollato la scelta di fuggire a Los Angeles come frettolosa e sbagliatissima, dando gran parte della colpa a Meghan Markle.

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Eppure è proprio grazie alla moglie che Harry ha ritrovato la sua dimensione lasciando dietro di sé conflitti irrisolti con il padre Carlo. L’equilibrio emotivo del fratello di William sembra nuovamente centrato: ad appoggiarlo un “nuovo padre” a cui sarebbe indissolubilmente legato già dal Canada. Ecco chi è la figura misteriosa.

Matilde Brandi, morto il padre Pietro: «Hai lottato come un guerriero, senza mai mollare»

Matilde Brandi su Instagram dà sfogo al dolore per il grave lutto: ?«Hai lottato come un guerriero, senza mai mollare», scrive. Le parole sono dedicate al padre Pietro Brandi, morto ieri dopo una lunga battaglia.
La showgirl ha scritto un lungo post per accompagnare una fotografia che la vede sorridente e abbronzata accanto al papà.

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Un dolore grande, che a causa dell’solamento per il coronavirus è costretta a vivere in solitudine. Senza il conforto che viene dalla vicinanza delle persone più care. Ma Matilde Brandi riesce a vedere anche un altro lato della medaglia: «dentro di noi, per quanto affaticati e fragili le cose non cambiano, sono intatte; c’è vita, c’è relazione, ci sono pensieri, sentimenti, desideri, bisogni, ci sono a sostegno ricordi di abbracci e sorrisi, ci sono slanci, c’è intensità, c’è memoria, c’è verità del cuore».

Ecco il testo integrale del post di addio a Pietro Brandi, scritto da Matilde con l’aiuto della cognata.

«Un anno fa te ne andavi tu mamma e ora anno dopo in punta di piedi senza far rumore anche tu Babbo mio hai deciso di raggiungere la mamma!
Sei stato un guerriero e con lucidità sei arrivato alle tue ultime ore con grande dignità senza mai farci capire che stavi soffrendo non solo per il dolore fisico ma per il dolore di dover lasciare i tuoi figli che vedevi distrutti dal dolore! Hai lottato come un guerriero senza mai mollare fin quando le forze non c’è l’hanno fatta più!
Mi mancherà tutto di te babbo! I nostri pranzi tutti i giorni insieme con salsiccia sulla brace anche a 40 gradi d’estate e piadina che preparavi tu da buon romagnolo!
L’aspetto più atroce di questo periodo è che tra le libertà che abbiamo perduto c’è anche quella di condividere, nelle forme che da sempre ci appartengono, il dolore per la morte di un genitore o di un congiunto ! E’ una perdita seria, un dolore dentro il dolore, qualcosa che scuote le radici delle persone. E’ una privazione che seppur necessaria rasenta il disumano e che passa troppo inosservata per non apparire senza pietà. Rimane la possibilità di soffrire il dolore in forma privata attraverso piccoli gesti che tentano di sostituirsi a forme rituali impraticabili ed è qualcosa che sorprendentemente fa uscire dalla cappa della rassegnazione e silenzio, perché attraverso la capacità di soffrire si scopre che dentro di noi, per quanto affaticati e fragili le cose non cambiano, sono intatte; c’è vita, c’è relazione, ci sono pensieri, sentimenti, desideri, bisogni, ci sono a sostegno ricordi di abbracci e sorrisi, ci sono slanci, c’è intensità, c’è memoria, c’è verità del cuore. E anche se non è possibile accompagnarsi per mano, almeno lì, in fondo al cuore nessuno verrà a porre confini e mettere distanze. Hai lottato come un guerriero per tutta la vita e anche alla fine dei tuoi giorni non hai mai mollato sempre con dignità e rispetto per non farci soffrire perché sapevi che ti era rimasto poco! Che DIGNITÀ signor PIETRO BRANDI che RISPETTO che EDUCAZIONE ! Vola accanto a mamma adesso. Tua figlia matilde Grazie a mia cognata paola che ha scritto una parte di questo meraviglioso messaggio d’amore!»

Paolo Bonolis la figlia Martina si sposa: «Ecco il padre della sposa»

Paolo Bonolis e la sua famiglia volano a New York per il matrimonio della seconda figlia del conduttore televisivo, Martina Anne. Dopo le nozze del primogenito, Stefano, Paolo Bonolis vede quindi sposarsi anche l’altra figlia avuta dall’ex moglie Diane Zoeller.

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Martina Bonolis, che vive e lavora a New York, è una regista teatrale di successo e aiuta anche i bambini che hanno subito dei traumi a superarli attraverso il teatro e la recitazione. A immortalare il tenero bacio tra papà e figlia è stata Sonia Bruganelli, l’attuale moglie di Paolo Bonolis, che scrive su Instagram: «The father of the bride».

Il matrimonio di Martina Bonolis segue di circa un mese quello del fratello maggiore, Stefano: entrambi sono cresciuti negli Stati Uniti insieme alla madre, ma c’è una grande intesa nella famiglia allargata, che comprende anche i figli di Paolo Bonolis e Sonia Bruganelli, la vera artefice di questa unione indissolubile. Al matrimonio, infatti, erano presenti anche Silvia, Davide e Adele, i tre figli del conduttore televisivo e dell’attuale moglie.

Chiara Ferragni, il piccolo Leone insultato: «Sei un down come tuo padre». Fedez risponde, poi l’imprevisto

Chiara Ferragni, il piccolo Leone insultato: «Sei un down come tuo padre». Fedez risponde all’hater, poi accade l’impensabile.
«Don’t touch my Lello». È questa una delle risposte di Fedez ad un hater che, su Instagram, aveva insultato pesantemente lui e soprattutto Leone, il figlio del cantante e di Chiara Ferragni.

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L’utente, infatti, commentando una foto del bimbo insieme al cane della mamma, si era lasciato andare ad un insulto decisamente becero: «Sei un bel down come tuo padre».

Una volta notato il commento, Fedez non ci ha pensato un attimo a rispondere per le rime. Di fronte ad un insulto così grave e irrispettoso, la risposta di Fedez appare come un ‘blast’ d’alta classe: «Tu invece sei un coglione, ma sono sicuro non avrai occasioni per riprodurti».

Chiara Ferragni, il piccolo Leone insultato: «Sei un down come tuo padre». Fedez risponde, poi l’imprevisto

Chiara Ferragni, il piccolo Leone insultato: «Sei un down come tuo padre». Fedez risponde all’hater, poi accade l’impensabile.
«Don’t touch my Lello». È questa una delle risposte di Fedez ad un hater che, su Instagram, aveva insultato pesantemente lui e soprattutto Leone, il figlio del cantante e di Chiara Ferragni.

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L’utente, infatti, commentando una foto del bimbo insieme al cane della mamma, si era lasciato andare ad un insulto decisamente becero: «Sei un bel down come tuo padre».

Una volta notato il commento, Fedez non ci ha pensato un attimo a rispondere per le rime. Di fronte ad un insulto così grave e irrispettoso, la risposta di Fedez appare come un ‘blast’ d’alta classe: «Tu invece sei un coglione, ma sono sicuro non avrai occasioni per riprodurti».

Affidi illeciti, l’inchiesta choc: lavaggi del cervello ai bimbi per allontanarli dai genitori. «Tuo padre ti ha stuprata»

Ore e ore di intensi “lavaggi del cervello” durante le sedute di psicoterapia, bambini suggestionati anche con l’uso di impulsi elettrici, spacciati ai piccoli come «macchinetta dei ricordi», un sistema che in realtà avrebbe «alterato lo stato della memoria in prossimità dei colloqui giudiziari». Hanno dell’inquietante alcune contestazioni che emergono dall’inchiesta ‘Angeli e Demoni’ sulla rete dei servizi sociali della Val D’Enza, nel Reggiano.

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Tra i vari casi, quello di una bambina fatta nascondere in auto appositamente per vietarle di vedere i suoi genitori naturali, un bambino violentato dal cugino di una coppia affidataria, e un altro caso in cui una psicoterapeuta cercava di convincere una bambina dicendole di essere stata stuprata da suo padre. E ancora, disegni dei bambini falsificati con l’aggiunta di dettagli a carattere sessuale, denigrazione delle figure genitoriali e travestimenti degli stessi terapeuti da personaggi “cattivi” delle fiabe in rappresentazione dei genitori cattivi.

Diciotto persone, tra cui il sindaco Pd di Bibbiano ( Reggio Emilia) Andrea Carletti, politici, medici, assistenti sociali, liberi professionisti, psicologi e psicoterapeuti di una Onlus di Torino sono stati stati raggiunti da misure cautelari dai carabinieri di Reggio Emilia. L’inchiesta vede al centro la rete dei servizi sociali della Val D’Enza, accusati di aver redatto false relazioni per allontanare bambini dalle famiglie e collocarli in affido retribuito da amici e conoscenti.

Quello ricostruito dagli investigatori è un giro d’affari di centinaia di migliaia di euro. Tra i reati contestati ci sono frode processuale, depistaggio, abuso d’ufficio, maltrattamento su minori, lesioni gravissime, falso in atto pubblico, violenza privata, tentata estorsione, peculato d’uso. Le vittime hanno dai 6 agli 11 anni. Due i casi accertati di stupro presso le famiglie affidatarie e in comunità, dopo l’illegittimo allontanamento. «Quello che veniva spacciato per un modello istituzionale da emulare sul tema della tutela dei minori abusati altro non era che un illecito business ai danni di decine e decine di minori sottratti alle rispettive famiglie», sottolineano gli investigatori.

FALSIFICATI ANCHE I DISEGNI DEI BAMBINI Disegni dei bambini falsificati con l’aggiunta di dettagli a carattere sessuale, abitazioni descritte falsamente come fatiscenti, stati emotivi dei piccoli relazionati in modo ingannevole, travestimenti dei terapeuti da personaggi ‘cattivi’ delle fiabe messi in scena ai minori in rappresentazione dei genitori intenti a fargli del male, denigrazione della figura paterna e materna. Questi erano solo alcuni dei metodi adottati nei confronti dei bambini con l’obiettivo di allontanarli dai genitori, per poi mantenerli in affido e sottoporli ad un circuito di cure private a pagamento di una Onlus piemontese. Decine anche i regali e le lettere di affetto, consegnati negli anni da parte dei genitori naturali, che i carabinieri hanno sequestrato in un magazzino dove erano nascosti e che gli appartenenti ai servizi sociali indagati non avrebbero mai dovuto consegnare ai piccoli.

“VITTIME TRAUMATIZZATE” Alcune vittime dei reati contestati dall’inchiesta, oggi adolescenti, «manifestano profondi segni di disagio, tossicodipendenza e gesti di autolesionismo», evidenziano i carabinieri di Reggio Emilia, che hanno svolto gli accertamenti. Le indagini sono iniziate alla fine dell’estate 2018 dopo un’anomala escalation di denunce all’Autorità Giudiziaria, da parte dei servizi sociali coinvolti, per ipotesi di reati di abusi sessuali e violenze a danni di minori commessi da parte dei genitori. L’analisi dei fascicoli vedeva puntualmente approdare le indagini verso la totale infondatezza di quanto segnalato. Da questo spunto si è sviluppata l’indagine che ha svelato numerosi falsi documentali, redatti secondo l’accusa dai servizi sociali in complicità con alcuni psicologi, «artatamente trasmessi all’Autorità Giudiziaria».

INDAGATI TRE PSICOTERAPEUTI Nei guai sono finiti tre psicoterapeuti torinesi di Hansel e Gretel, onlus di Moncalieri, comune alle porte di Torino, dove questa mattina i carabinieri hanno sequestrato computer e documenti. «Non penso sia vero – dichiara la segretaria della onlus – Sono persone oneste. Questo è un centro che lavora da trent’anni e sono convinta che loro siano persone più che pulite. È tutto da dimostrare».

PSICOTERAPEUTA A BIMBA: “SEI STATA STUPRATA DA TUO PADRE” La psicoterapeuta «dichiarava sistematicamente alla minore che quest’ultima aveva subito comportamenti sessuali quando era piccola da parte di un uomo di cui lei si fidava e che si era approfittato di lei, con inequivocabili riferimenti al padre, aggiungendo che si trattava di traumi presenti nella sua mente e che era necessario tirare fuori. Suggeriva ripetutamente la necessità di svuotare gli ‘scatolonì metaforicamente presenti nella cantina dei propri ricordi alcuni dei quali chiamati ‘papà’ e ‘sessò, promettendole benessere e ulteriori vantaggi qualora la bimba li avesse ‘svuotatì».

Il lavaggio del cervello descritto dal Gip nell’ordinanza di applicazione delle misure cautelari e fatto dalla psicoterapeuta ai minori, una in particolare, era continuo e diretto non solo a convincere la bambina della fortuna di esser stata strappata via ai suoi genitori naturali, ma anche i periti, inevitabilmente indotti in errore. «Sosteneva in più occasioni (…) che la madre della piccola fosse una prostituta – scrive il giudice – che nessuno dei due genitori si era mai occupato di lei e che entrambi non sapessero alcunché delle sue esigenze e dei suoi desideri».

Una delle donne destinatarie dell’ordinanza di applicazione delle misure cautelari emessa dal Gip del tribunale di Reggio Emilia, psicoterapeuta, «raccontava al perito asseriti sintomi dissociativi della bambina omettendo di riferire la sintomatologia a lei nota di epilessia (…) dichiarava di aver osservato personalmente nella minore, durante le sedute di psicoterapia, comportamenti aggressivi e sessualizzati contrariamente al vero trattandosi di circostanze riferitele dalle affidatarie». «Ribadiva sistematicamente alla bambina il contesto pregiudizievole dalla medesima vissuto quando abitava con i genitori – si legge ancora – a fronte della richiesta esternata dalla minore di fornirle spiegazioni circa l’impossibilità di incontrare il padre».

GIP: INDAGATI SOSTENEVANO A PRIORI ABUSI «La loro percezione della realtà, della propria funzione, è totalmente pervertita e asservita al perseguimento di obiettivi ideologici non imparziali». Nel disporre le misure cautelari per il pericolo di reiterazione del reato il Gip descrive così il comportamento degli indagati, accusati di aver redatto false relazioni per allontanare bambini dalle famiglie e collocarli in affido retribuito da amici e conoscenti.

Per il giudice gli assistenti sociali dell’Unione Comuni Val d’Enza «hanno realizzato una sistematica pluralità di falsi in atti pubblico – si legge nelle 277 pagine dell’ordinanza – dirigendo sistematicamente le attività di allontanamento dei minori e gestendo i medesimi in modo tale da sostenere aprioristicamente e in modo privo di qualsivoglia equilibrio, le tesi o i sospetti iniziali (dagli stessi fatti propri) che i bambini avessero subito abusi sessuali…».

BIMBA FATTA NASCONDERE IN AUTO PER NON VEDERE I GENITORI «Le affidatarie, mediante l’attiva partecipazione alle sedute di psicoterapia (…) insistevano con la minore ribadendo quanto da lei subito presso la famiglia di origine; colpevolizzavano la bambina, talvolta anche attraverso urla feroci e parolacce, di dover al più presto svuotare la cantina dei ricordi in quanto causa delle sofferenze che col suo comportamento infliggeva inconsciamente alle stesse affidatarie – si legge nell’ordinanza del Gip – denigravano sistematicamente le figure genitoriali della piccola, incutevano alla bambina la paura e il timore di casuali possibilità di incontro con i genitori, ordinandole di nascondersi all’interno dell’auto e di non frequentare determinati luoghi per evitare di essere vista dai genitori». Così come l’assistente sociale dell’Unione Comuni Val d’Enza e la dirigente del servizio «diradavano gli incontri tra la minore e i propri genitori – scrive il Gip nell’ordinanza – per poi interromperli anche per lunghissimi periodi senza alcuna reale e legittima motivazione, isolando la bambina e impedendo altresì lo scambio di corrispondenza e regali anche in occasione di particolari ricorrenze».

FONTANA: GRAVITA’ INAUDITA «Quanto sta emergendo dall’inchiesta ‘Angeli e Demoni’ è di una gravità inaudita. Grazie ai Carabinieri e agli inquirenti per il loro lavoro. D’intesa con i gruppi Lega ci siamo già attivati per istituire una commissione d’inchiesta sulle comunità familiari che accolgono minori. Nei confronti dei bambini deve essere garantita la massima trasparenza e ogni forma di tutela», ha commentato il Ministro per la Famiglia e le Disabilità, con delega alla tutela minori, Lorenzo Fontana.

DI MAIO: MODELLO EMILIA DEL PD Sulla vicenda è intervenuto anche Luigi Di Maio: «Quello che viene spacciato per un modello nazionale a cui ispirarsi sul tema della tutela dei minori abusati, il modello ‘Emilia’ proposto dal Pd, si rivela oggi come un sistema da incubo: bambini ‘selezionatì e sottratti illegittimamente alle famiglie, per poi venire consegnati in una sorta di ‘affido horror’ a personaggi discutibili, tra i quali titolari di sexy shop, pedofili, gente con problemi mentali. E tra la sottrazione e l’affido una trafila di psicoterapie falsate, medici travestiti da mostri, persino impulsi elettrici per modificare la memoria dei bambini e convincere i giudici della necessità dell’affido. Roba da film dell’orrore, a cui si stenta a credere».

Niccolò Centioni de I Cesaroni racconta il dramma: «Mio padre gestiva i miei soldi, ora non ho più nulla»

01917d75-542b-419a-9526-076f65c13e26 (1)«Ero piccolo, i miei soldi li amministrava mio padre, mi faceva spendere quello che volevo». L’attore Niccolò Centioni, della serie “I Cesaroni”, torna a Domenica Live per parlare della sua difficile condizione economica e, stavolta accompagnato in studio dalla madre, punta l’indice contro il padre. Nelle scorse puntate della trasmissione aveva detto di essere ormai lontano dallo spettacolo: è andato in Inghilterra a fare il lavapiatti. Dopo quella dichiarazione, sono stati in molti ad attaccarlo sui social, anche in modo pesante.

«Niccolò è stato danneggiato nella carriera da suo padre – racconta la madre del giovane – era lui che gestiva i soldi che guadagnava lavorando, io non ho mai saputo nulla. Non si sa nemmeno dove sono finiti quei soldi. Non stiamo accusando il padre di appropriazione indebita, però era lui che si occupava dei soldi. E quando ci siamo separati diceva a Niccolò di non rispondermi al telefono».
Dei soldi guadagnati con il lavoro nella serie, Niccolò, divenuto maggiorenne, ha trovato solo una piccola parte che ha impiegato per acquistare una casa, chiedendo un mutuo.
«Mio padre si è fatto garante per quel mutuo – dice Niccolò – ma non mi ha mai aiutato, neppure quando non avevo più i soldi. Non sono più riuscito a pagare il mutuo quindi non ho la casa. Mio padre la sta vendendo».
La madre di Niccolò afferma di essersi rivolta a un avvocato per avere giustizia per Niccolò ma di non essere riuscita neppure così ad avere risposte.