Ilenia Fabbri, la frase choc dell’ex marito: prima o poi mando qualcuno «a farle la festa»

In almeno un paio di circostanze, uscendo da incontri con l’avvocato civilista, l’ex marito si sarebbe lasciato andare a sfoghi di questo tipo contro la ex moglie: se continua così, prima o poi le mando qualcuno «a farle la festa». Il particolare è stato riferito da una persona presentatasi spontaneamente in commissariato poco dopo l’omicidio della 46enne Ilenia Fabbri, trovata sgozzata sabato 6 febbraio nella sua abitazione di via Corbara a Faenza (Ravenna).

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Secondo quanto riferito da quotidiani locali, la persona in questione aveva ricevuto la confidenza direttamente dall’ex marito della defunta – il 53enne Claudio Nanni ora indagato per omicidio volontario pluriaggravato in concorso con persona ignota – nel periodo segnato da un contenzioso civilistico tra i coniugi culminato con l’assegnazione della casa di via Corbara alla donna.

Inoltre la 46enne aveva promosso una causa di lavoro contro l’ex lamentando mancati compensi per 100mila euro legati alla sua collaborazione nell’impresa di famiglia. Altro elemento nuovo uscito nelle ultime ore dalle indagini della polizia coordinate dal Pm Angela Scorza, è l’immagine di una figura scura captata da una telecamera privata non distante dall’abitazione di via Corbara e in un orario compatibile con quello del delitto avvenuto a cavallo delle 6.

Larry Flynt, morto il “re del porno” fondatore di Hustler: dal tentato omicidio al film contro Trump

È morto a 78 anni il ‘re del porno’ Larry Flynt, fondatore della rivista ‘Hustler’. Secondo quanto riferisce il sito della Bbc citando il suo manager, Flint si è spento nel sonno per insufficienza cardiaca al Cedars-Sinai Medical Center di Los Angeles con la famiglia al suo fianco.

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Il tentato omicidio
L’editore, che nella sua carriera lunga 50 anni ha subito diversi processi per oscenità, è stato vittima di un tentato omicidio, nel 1978 davanti a un tribunale in Georgia, che lo ha costretto alla sedia a rotelle. Se ne era fatta costruire una placcata in oro e rivestita di velluto. L’attentato era stato attribuito al serial killer neonazista Joseph Paul Franklin, che però non è mai stato condannato per questo attacco. Tuttavia Franklin è stato giustiziato mediante iniezione letale nel 2013 per altri reati, per lo più omicidi spesso legati alla sua ideologia neonazista e suprematista bianca.

Nato nel Kentucky nel 1942, Flynt ha iniziato la sua carriera nell’industria per adulti lanciando uno strip club in Ohio insieme a suo fratello. Nel 1974 arriva la rivista ‘Hustler’ che secondo Flint, al culmine della sua diffusione, veniva acquistata da circa tre milioni di persone ogni mese. Le sue battaglie legali pionieristiche sono state raccontate nel film del 1996 ‘Larry Flynt – Oltre lo scandalò di Milos Forman con Woody Harrelson protagonista e lo stesso Flint in un cameo in cui interpretava un giudice. Celebre la sua citazione in giudizio da parte del telepredicatore Jerry Falwell a causa di un fumetto apparso su Hustler nel 1983 in cui Falwell era protagonista di una parodia sessuale di sé stesso. Il telepredicatore ha chiesto a Flynt un risarcimento pari a 50 milioni di dollari per diffamazione e ha vinto in primo grado, ma il caso è andato alla Corte Suprema degli Stati Uniti. Flynt ha poi vinto la causa con un verdetto unanime che ha rafforzato i diritti alla libertà di parola e la protezione della satira negli Stati Uniti. Il suo impero commerciale si estendeva ad altre aree dell’intrattenimento, al di là della pornografia, e a un certo punto si riteneva che avesse un fatturato di 150 milioni di dollari. Ultimamente era tornato alla ribalta per le sue critiche all’ex presidente Usa Donald Trump, producendo un film porno parodia dal titolo ‘The Donald’.

Roberta, 17 anni, uccisa e trovata nel burrone a Palermo. Il fidanzato fermato per omicidio volontario

Ragazza di 17 anni uccisa e trovata in un burrone. È andato avanti per tutta la notte e si è concluso solo all’alba l’interrogatorio di Pietro Morreale, il 19enne che ieri mattina, dopo essersi presentato ai carabinieri di Caccamo, ha fatto trovare in un burrone il corpo parzialmente bruciato della fidanzata Roberta Siragusa, di 17 anni.

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La Procura di Termini Imerese (Palermo), come apprende l’Adnkronos, ha emesso un provvedimento di fermo nei confronti di Pietro Morreale, il ragazzo di 19 anni che ieri ha fatto ritrovare il cadavere della sua fidanzata, Roberta Siragusa di 17 anni. Il giovane è accusato di omicidio volontario e occultamento di cadavere. Le manette sono scattate nella caserma dei carabinieri di Termini Imerese (Palermo) dove il ragazzo si è presentato ieri mattina. Durante l’interrogatorio si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Davanti al sostituto procuratore della Repubblica di Termini Imerese Giacoma Barbara, che coordina l’inchiesta, l’indiziato avrebbe continuato a negare di essere il responsabile della morte della fidanzata. Ieri sera l’avvocato Giuseppe Di Cesare, che assiste Morreale, aveva detto: «Il mio assistito non ha confessato nè al Pm nè ai carabinieri».

Lutto cittadino a Caccamo, nel Palermitano, dove ieri in un burrone nella zona di Monte San Calogero è stato trovato il corpo senza vita della 17enne, Roberta Siragusa. A condurre i carabinieri, che indagano sulla vicenda, sul posto è stato fidanzato diciannovenne, ascoltato per tutta la notte dagli investigatori. Ieri mattina il giovane si è presentato in caserma insieme al suo avvocato. «Non ha fatto alcuna confessione», ha detto in serata il legale. Per tutto il giorno gli investigatori dell’Arma hanno ascoltato diversi testimoni per ricostruire le ultime ore di vita della ragazza, che con il fidanzato avrebbe trascorso la serata insieme ad alcuni amici in una villetta. Intorno a mezzanotte la coppia sarebbe andata via, ma Roberta non ha mai fatto rientro a casa. Poi il macabro ritrovamento del suo corpo semi carbonizzato nel burrone. «Non ci sono parole per commentare quanto accaduto, che ha scosso e sconvolto le coscienze dell’intera cittadinanza – dice il sindaco Nicasio Di Cola -. Conosco entrambe le famiglie e mai e poi mai avrei potuto immaginare questa immane tragedia che lascerà per sempre il segno nella nostra comunità. Sono stato a casa della famiglia della giovane ragazza, ci siamo abbracciati con il cuore e con gli occhi. Non aggiungo altro. Sono distrutto».

Rudy Guede libero a 13 anni dall’omicidio Meredith. Laureato, lavora alla Caritas: «Una risorsa per la comunità»

Non è ancora la libertà a tutti gli effetti ma Rudy Guede, unico condannato per l’omicidio di Meredith Kercher, non dovrà più tornare in carcere. Il tribunale di sorveglianza di Roma gli ha infatti concesso l’affidamento ai servizi sociali. L’ultimo passo verso quel fine pena attualmente previsto per i primi mesi del 2022 (quando esattamente, dipenderà dai benefici che potrà accumulare nei prossimi mesi). Per i giudici infatti il percorso di reinserimento sociale dell’ivoriano, ormai trentasettenne, «appare in uno stato particolarmente avanzato».

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Per il momento Guede non si sposterà da Viterbo dove nel carcere Mammagialla ha scontato i 16 anni che gli sono stati inflitti con il rito abbreviato per il delitto della studentessa inglese compiuto a Perugia la notte tra il primo e il 2 novembre del 2007. In semilibertà dal settembre dello scorso anno, opera come volontario presso la Caritas locale e già da qualche tempo non rientrava più a dormire in cella usufruendo di uno speciale permesso legato alle norme per prevenire il contagio Covid all’interno degli istituti di reclusione, che però sarebbe scaduto domenica prossima.

Su dove Guede alloggerà viene mantenuto il massimo riserbo. Starà in un appartamento che gli è stato messo a disposizione e dovrà comunque rispettare alcune prescrizioni, come non uscire la sera dopo le 21. Motivando la concessione dell’affidamento ai servizi sociali, il tribunale di sorveglianza di Roma ha fatto in pratica una radiografia del percorso di reinserimento di Guede, seguito dal Gavac, il Gruppo assistenti volontari animatori carcerari, e già collaboratore del Csc, Centro studi criminologici. I giudici hanno quindi sottolineato il suo «percorso più che decennale del tutto privo di qualsiasi mancanza sotto ogni profilo». Parlando anche di «permanente adesione all’opera di rieducazione».

Per Claudio Mariani, del Centro studi criminologici di Viterbo, «oggi non stiamo più parlando della solita storia del detenuto modello, che si è laureato, che ha lavorato sempre con impegno presso l’infermeria del carcere o presso il nostro centro studi (circostanze che comunque hanno avuto la loro importanza )». «Ormai stiamo parlando – ha aggiunto – di un ragazzo che durante i mesi del lockdown è stato e tutt’oggi è al servizio dei più fragili della città come volontario della Caritas diventando una autentica risorsa della nostra comunità». Guede è apparso «molto contento» al suo legale, Fabrizio Ballarini, al quale si è rivolto con poche parole come suo solito. «Grazie avvocato…» si è limitato a dire.

Chi lo conosce parla di una «persona diversa» da quella che il 20 ottobre del 2007 venne arrestata a Magonza, in Germania, dove era fuggito. Pur ammettendo da sempre la sua presenza nella casa del delitto (per il quale sono stati definitivamente assolti Amanda Knox e Raffaele Sollecito), Guede ha negato di avere ucciso Meredith Kercher. Incastrato dall’impronta di una mano insanguinata e da altre tracce di Dna trovate sulla scena dell’omicidio, sostenne di avere cercato di soccorrerla dopo dopo che era stata accoltellata, mentre lui si trovava in bagno. Per poi allontanarsi – sostenne – in stato di choc. Studiando in carcere Guede ha ottenuto la laurea triennale (con 110 e lode) in Scienze storiche del territorio e della cooperazione internazionale. Studi poi proseguiti occupandosi di narrazione cinematografica. Nel corso della detenzione Guede ha ottenuto diversi permessi ed è anche tornato a Perugia ospite della sua maestra degli anni delle elementari. Oggi per lui un nuovo passo, probabilmente l’ultimo, verso la piena libertà.

Morte Willy, i fratelli Bianchi: ««Non lo abbiamo toccato. Respingiamo ogni accusa»

«Non lo abbiamo toccato. Respingiamo ogni accusa. Siamo intervenuti per dividere, abbiamo visto un parapiglia e siamo arrivati». È quanto hanno detto Marco e Gabriele Bianchi durante l’interrogatorio di convalida dell’arresto per l’omicidio di Willy Monteiro Duarte. «Siamo dispiaciuti e distrutti perché siamo accusati di un omicidio che non abbiamo commesso», hanno aggiunto.

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Sono iniziati da pochi minuti nel carcere di Rebibbia a Roma gli interrogatori di convalida dell’arresto per le quattro persone accusate dell’omicidio di Willy Monteiro Duarte, ucciso nel corso di un pestaggio a Colleferro, centro alle porte di Roma, la notte tra sabato e domenica. Davanti al gip di Velletri compariranno Mario Pincarelli 22 anni, Francesco Belleggia di 23 anni e i fratelli Marco e Gabriele Bianchi rispettivamente di 24 e 26 anni.

Nei loro confronti la procura al momento contesta il concorso in omicidio preterintenzionale. È quanto hanno detto durante interrogatorio di convalida dell’arresto davanti al gip Marco e Gabriele Bianchi, i fratelli che sono tra i quattro accusati dell’omicidio di Willy Monteiro Duarte.

Le telecamere hanno ripreso solo l’arrivo e la partenza dell’auto dove a bordo erano presenti i fratelli Bianchi ma non hanno ripreso la scena della rissa». Lo afferma l’avvocato Massimiliano Pica al termine dell’interrogatorio di convalida dell’arresto davanti al gip di Velletri. «Tutto sarebbe iniziato davanti al locale il ‘Due di picchè tra due persone. È partito uno schiaffo per un apprezzamento ad una ragazza. La lite poi si sarebbe protratta fino all’edicola dove poi è successo il fatto. I fratelli Bianchi sono arrivati dopo perché erano andati a prendere degli amici che li avevano chiamati per andare a casa», ha spiegato il difensore.

Infine, i fratelli – secondo quanto riportato dall’avvocato – averebbero indicato addirittura gli autori della rissa «Durante l’interrogatorio i miei assistiti hanno raccontato di avere visto delle persone che loro conoscevano e che erano coinvolte in una rissa con altri soggetti a loro sconosciuti. I miei assisti hanno fornito al giudice i nomi dei loro conoscenti». «Gli indagati affermano di avere ‘sbracciatò per dividere gli
autori della rissa ma di non avere colpito il ragazzo», ha aggiunto il penalista.

Palermo, Angela Maria Corona uccisa da due sicari assoldati dalla nipote

E’ a una svolta l’inchiesta sull’omicidio di Angela Maria Corona, la donna di 47 anni trovata senza vita in un sacco dell’immondizia nel palermitano. I Carabinieri hanno arrestato all’alba di oggi la nipote e due uomini che, secondo la Procura di Termini Imerese, sarebbero stati assoldati dalla donna “come sicari”. Sono accusati di omicidio e occultamento di cadavere.

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“L’attenta attività di indagine – spiega il Procuratore di Termini Imerese Ambrogio Cartosio – condotta con encomiabile decisione dai militari della Compagnia Carabinieri di Bagheria, ha consentito in tempi rapidi di formare una solida piattaforma probatoria sulla base della quale il gip del Tribunale di Termini Imerese ha ritenuto sussistenti gravi indizi di colpevolezza a carico dei tre indagati”.

Secondo la ricostruzione dei magistrati la nipote della vittima “avrebbe assoldato due sicari – dice il Procuratore – affinché , dietro corresponsione di un prezzo, l’aiutassero a uccidere la donna e occultarne il cadavere”. Il corpo di Maria Angela Corona, 47 anni, dilaniato da alcuni animali selvatici, forse cinghiali, era stato trovato dai carabinieri tra le sterpaglie lungo la strada provinciale 16 che collega Bagheria a Casteldaccia. Inizialmente era sembrato un vero rompicapo per i militari coordinati dal sostituto Daniele Di Maggio e dal procuratore capo di Termini Imerese Ambrogio Cartosio.

La donna, che era addetta alle pulizie in uno studio professionale, era scomparsa qualche giorno prima da casa a Bagheria. Erano in corso le ricerche quando è stato scoperto il cadavere. A presentare la denuncia di scomparsa era stato il compagno della donna. Sembra che all’origine dell’omicidio ci sia stata una lite in ambito familiare sfociata nel sangue. Oggi gli arresti.

Foto dell’americano bendato, i media Usa: «Atto illegale». Salvini: «Vittima solo il carabiniere»

La foto di uno dei due americani fermati per l’omicidio del carabiniere Mario Cerciello Rega a Roma, Gabriel Natale-Hjorth, con gli occhi bendati, apre il sito della Cnn, che parla di «un’immagine scioccante» e riferisce dell’avvio delle indagini sullo scatto. La foto rimbalza anche sugli altri media americani, dal Washington Post al Los Angeles Times che, citando le autorità italiane, parlano di «atto illegale». Oggi si terrà alle 12 il funerale del carabiniere ucciso, nella sua Somma Vesuviana.

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La foto rimbalza anche sugli altri media americani, dal Washington Post al Los Angeles Times che, citando le autorità italiane, parlano di «atto illegale».? Il carabiniere che ha messo la benda al giovane americano arrestato per l’omicidio del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega sarà immediatamente spostato ad un reparto non operativo. Lo si apprende dai carabinieri. Il ragazzo bendato in caserma è stato anche immortalato con una foto circolata in alcune chat.

Dal canto suo il procuratore generale di Roma, Giovanni Salvi, afferma che in base alle informazioni fornite dalla Procura sulle «le modalità con le quali è stato condotto l’interrogatorio consentono di escludere ogni forma di costrizione in quella sede: gli indagati sono stati presentati all’interrogatorio liberi nella persona, senza bende o manette. All’interrogatorio é stato presente un difensore ed é stato condotto da due magistrati, è stato registrato e ne è stato redatto verbale integrale. Gli indagati sono stati avvertiti dei loro diritti». Le verifiche proseguiranno «per accertare chi, per quali ragioni e per disposizione di quale autorità abbia bendato l’indagato e abbia ritenuto di tenere l’indagato in manette, si accetteranno anche eventuali responsabilità per omessa vigilanza», ha aggiunto Salvi. Dunque la confessione del delitto resta per ora intangibile e non inficiata, stando a ciò che dice la Procura, da nessuna condotta scorretta.

Perché la foto a Natale Hjort potrebbe essere stata scattata, quindi, nelle ore precedenti all’interrogatorio durante il quale Finnegan Lee Elder ha ammesso di essere stato lui l’autore materiale delle coltellate. Ma la difesa vuole vederci chiaro. E forse usare lo scatto come grimaldello per la tesi difensiva. «Quella foto mi ha fatto davvero un brutto effetto. Oggi abbiamo provato ad andare in carcere per parlare con il mio assistito ma non è stato possibile: voglio capire cosa sia successo e se anche lui è stato bendato e legato», ha commentato l’avvocato Francesco Codini, difensore di Elder. Sulla vicenda si è accesa anche una polemica a livello politico.

«A chi si lamenta della bendatura di un arrestato, ricordo che l’unica vittima per cui piangere è un uomo, un figlio, un marito di 35 anni, un Carabiniere, un servitore della Patria morto in servizio per mano di gente che, se colpevole, merita solo la galera a vita», ha commentato il ministro dell’Interno, Matteo Salvini. Parole su cui è intervenuto l’ex presidente del Senato Pietro Grasso affermando che «chi rappresenta lo Stato non deve fare queste cose. Chi fa il Ministro della Repubblica non deve giustificarle. Penso che quella foto sia la prova di almeno un paio di reati, e probabilmente una buona arma in mano agli avvocati difensori.