Tragedia a Mykonos, Carlotta Martellini muore in vacanza: aveva festeggiato 18 anni pochi giorni fa

La vacanza per festeggiare la maturità e i suoi 18 anni si è trasformata in una tragedia. Carlotta Martellini, la giovane perugina morta all’alba di giovedì in un incidente stradale sull’isola di Mykonos, aveva festeggiato la maggiore età solo pochi giorni fa, appena prima di partire per la Grecia.

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Le immagini della sua gioia, abbracciata al fidanzato, mentre gioca con le candeline e ride mentre apre la bottiglia di champagne, sono ancora lì, tra le storie di Instagram. La festa, in un bellissimo ristorante all’interno di un parco, era stata divertente ed emozionante e gli amici, sconvolti, non riescono ancora a credere che lei non ci sia più. La notizia della sua morte – nell’incidente in cui sono rimaste ferite anche le sette amiche che erano con lei, tutte a bordo delle due jeep scoperte finite fuori strada sugli scogli della provinciale Agios Stefanos-Fanari – ha lasciato infatti nella disperazione le famiglie e tutti i compagni del liceo classico Mariotti e del Giordano Bruno.

Solare, allegra, bellissima, Carlotta aveva un sorriso che invitava alla felicità e che invece si è spento su una scogliera di Mykonos. Terribile l’impatto che l’ha fatta sbalzare fuori dall’auto: nonostante la corsa al centro sanitario di Mykonos i medici hanno solo potuto constatarne il decesso.

Arezzo, bambino di otto anni precipita dal terzo piano e muore. Era figlio di un ex calciatore della Fiorentina

Un bambino di 8 anni è morto dopo essere caduto dal terzo piano di un’abitazione nel centro storico di Arezzo. La tragedia si è consumata ieri sera intorno alle ore 22. Le sue condizioni sono apparse subito gravissime: è stato trasportato immediatamente dai sanitari del 118 al pronto soccorso dell’ospedale San Donato, ma il piccolo poco dopo è deceduto.

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Era stato già attivato l’elisoccorso regionale Pegaso per il trasferimento l’ospedale pediatrico Meyer a Firenze. Era il figlio più piccolo di Michele Bacis (nella foto, sotto), ex calciatore della Fiorentina (in serie B, stagione 2003-2004), dell’Arezzo, sempre in serie B, e poi allenatore della squadra amaranto negli anni della serie D.

Sulle cause dell’incidente indaga la polizia per ricostruire i contorni dell’accaduto. Il tonfo sordo del corpo sul selciato è stato sentito anche dai vicini di casa, in vicolo della Dea, tra via Cesalpino e via Montetini, poco sotto Palazzo Cavallo, storica sede del municipio. E sempre i vicini di casa avrebbero sentito pochi istanti dopo un urlo, forse quello dei genitori.

Londra, passeggero tossisce e sputa alla bigliettaia del treno: «Ho il coronavirus». La donna si ammala e muore

Un passeggero le ha tossito e sputato addosso dicendo di essere malato di coronavirus. Così Belly Mujinga, bigliettaia per le ferrovie britanniche di 47 anni, si è ammalata ed è morta. La sua storia ha fatto il giro del mondo dopo la denuncia del sindacato. La polizia ha aperto un’inchiesta per rintracciare l’aggressore. Lo scorso marzo Belly era al lavoro con una collega alla Victoria station di Londra, quando entrambe sono state aggredite dall’uomo.

Pochi giorni dopo le due donne si sono ammalate di coronavirus. Come riporta il Daily Mail, la Mujinga, che già soffriva di problemi respiratori, è morta il 5 aprile dopo essere stata ricoverata in terapia intensiva.
«Siamo scioccati e devastati per questa morte – si legge in una nota del sindacato, che chiede un risarcimento per la famiglia della vittima -, Belly è una delle tante lavoratrici e lavoratori in prima linea che hanno perso la vita a causa del coronavirus».

La quarantasettenne lascia una bambina di 10 anni. Il marito ha riferito ai media britannici di aver tentato inutilmente di contattare la moglie quando si trovava in ospedale e che poco dopo ha ricevuto una telefonata dal personale sanitario che lo informava del decesso. «Era una persona premurosa e si sarebbe presa cura di tutti», ha dichiarato l’uomo. La storia di Belly ha colpito numerosi utenti dei social media per il suo epilogo drammatico.

Foto in posa sulla scogliera per festeggiare la fine del lockdown: precipita e muore a 31 anni

Stava festeggiando la fine del lockdown in Turchia. Ha scelto di andare su una scogliera parco Duden di Anatyla, dove da tempo attendeva di poter tornare. Si è messa in posa per la foto davanti a un’amica, ma all’improvviso ha perso l’equilibrio ed è precipitata. Olesia Suspitsina, di nazionalità kazaka, domenica scorsa è morta a 31 anni. La notizia è riportata dal NyPost e da Sputniknews.

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Un volo di almeno 35 metri. La donna aveva scalato una barriera di sicurezza in modo che la sua amica potesse immortalarla in piedi sul bordo della scogliera con maestose cascate sullo sfondo. Poi l’incidente proprio di fronte all’amica che, sotto choc per il dramma vissuto, è riuscita comunque ad avvertire le autorità.

Il corpo della vittima è stato trovato in acqua, privo di vita, ed è stato trasportatoa ll’obitorio dell’istituto di medicina legale di Antalya. Olesia Suspitsina, che aveva lavorato come guida turistica per cinque anni nella stessa regione, in precedenza aveva scritto in un post di Instagram: «Ammiro sempre la bellezza della natura turca. Questo è il mio paradiso».

Negativo al tampone, muore di coronavirus in un reparto no-Covid: infettate 12 persone. «Familiari sconcertati»

Il suo tampone al coronavirus era negativo, ma lui era comunque malato di Covid-19 ed è morto a 41 anni: l’uomo, curato senza accorgimenti da una polmonite bilaterale dovuta al virus, ma che in precedenza aveva avuto diagnosi negativa, era stato dimesso dal reparto Covid di Sestri Levante e mandato all’ospedale di Lavagna in un reparto no Covid.

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Successivamente il 41enne, originario di Canosa in Puglia ma residente a Chiavari, è morto e gli accertamenti compiuti hanno stabilito che in realtà era positivo: il tampone era perciò un falso negativo. Otto pazienti e 4 operatori sanitari dell’ospedale di Lavagna sono risultati positivi e il reparto di Medicina è stato sgomberato e sanificato. Subito dopo la scoperta della positività, la Asl4 ha verificato che l’uomo era stato a contatto di medici, infermieri e pazienti nel reparto di Medicina senza accorgimenti.

I parenti sono «sconcertati», ha detto un operatore delle pompe funebri che si è occupato dei preparativi per il funerale. Solo l’insistenza del medico di famiglia, si è appreso, aveva consentito di ricoverare l’uomo a Lavagna, dopo le dimissioni da Sestri Levante. Il malato aveva infatti difficoltà a respirare e il medico chiedeva esami che si potevano fare solo in ospedale. Inoltre, l’uomo, un ex meccanico presso una officina di Chiavari, tempo fa aveva avuto un ictus che lo aveva praticamente immobilizzato.

Secondo quanto è stato possibile ricostruire dell’intera vicenda, il 41enne non si è sentito bene la settimana scorsa ed è stato portato dai parenti al pronto soccorso di Lavagna, dove gli è stata riscontrata una polmonite bilaterale. Un primo tampone ha dato esito negativo e, in attesa del secondo, l’uomo è stato trasferito al reparto Covid dell’ospedale di Sestri Levante. Qui è stato effettuato il secondo tampone, che ha dato esito negativo. Il paziente è stato quindi dimesso e mandato a casa.

Per le sue condizioni, però, come detto, è stato nuovamente ricoverato, questa volta a Lavagna, dove si è aggravato. È stato quindi spostato in una stanza singola, ma poco dopo è morto. Poi il trasferimento nella camera mortuaria di Lavagna a disposizione della famiglia e degli addetti alle onoranze funebri che hanno proceduto anche loro, come i sanitari, senza precauzioni. Il tampone fatto dopo la morte ha confermato che la polmonite bilaterale era stata una conseguenza del covid-19.

Coronavirus Inghilterra, infermiera incinta muore: i medici riescono a far nascere la bimba

Mary Agyeiwaa Agyapong, 28 anni, lavorava da cinque anni al Luton and Dunstable University Hospital, è morta domenica scorsa, dopo essere stata contagiata dal coronavirus. La donna era incinta e i medici sono riusciti a praticarle un taglio cesareo prima del decesso e a far nascere la figlioletta.

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Un portavoce dell’ospedale ha raccontato che «la bambina dell’infermiera sta bene», ma non ha potuto fornire ulteriori informazioni. Mary è stata ricoverata in ospedale il 7 aprile, dopo essere risultata positiva al Covid-19 due giorni prima. Il virus sta mietendo vittime anche tra medici e infermieri, e non solo in Italia. Nel Regno Unito, infatti, l’ultima in ordine di tempo è questa giovane donna che aspettava con felicità di diventare mamma. La sua bimba è nata ma lei non potrà mai abbracciarla. Ancora non si sa se la piccola sia positiva, ma i medici rassicurano i parenti «sta bene».

David Carter, amministratore delegato del NHS Foundation Trust del Bedfordshire Hospitals, ha detto commosso «un’infermiera fantastica e un ottimo esempio di ciò che rappresentiamo». «I nostri pensieri e le nostre più sentite condoglianze sono per la famiglia e gli amici di Mary in questo triste momento». Eppure nei giorni scorsi sembrava stesse migliorando e invece domenica è peggiorata ed è morta, poco prima i dottori sono riusciti a far nascere la figlia che aveva in grembo.

Il marito e neo papà è attualmente in isolamento, non potrà salutare la sua Mary e ci vorrà ancora tempo prima di riabbracciare la figlia. I colleghi hanno reso omaggio alla giovane infermiera creando una pagina di raccolta fondi per sostenere la sua famiglia. La pagina ha già raccolto quasi £ 4.500 da quando è stata istituita mercoledì mattina.

Un ex collega, con la voce spezzata dal dispiacere ha raccontato che Mary «ha dedicato la sua vita al servizio sanitario nazionale come infermiera e lo ha fatto sempre con grande amore».

Ragazza muore a 17 anni durante le vacanze in Grecia: è la figlia dell’ex portiere del Chievo

«Abbiamo appreso la terribile notizia della morte della nostra cara studentessa Swami Codognola: ne siamo tutti sconvolti, profondamente turbati e interrogati, increduli, incapaci di tenere assieme la bellezza e la vitalità della sua giovinezza con la dimensione oscura della morte».

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Lo scrive sul sito ufficiale della scuola, il dirigente scolastico del Liceo Classico «Scipione Maffei» di Verona, Roberto Fattore, commentando la scomparsa di Swami Codognola, 17enne veronese, stroncata da un male improvviso mentre era in vacanza con la madre a Naxos, in Grecia. Ancora da chiarire le cause della morte della ragazza, forse vittima di uno choc anafilattico, morta in un ospedale di Atene dopo tre giorni di agonia.

La ragazza era figlia di Paolo Codognola, portiere con trascorsi nel Chievo Verona. Sul sito del club il presidente Luca Campedelli ha espresso al padre Paolo e alla madre Michela «le più profonde condoglianze da parte di tutta la società».