Joseph Perfection, morto il calciatore della Roma Primavera. Stroncato da un infarto a 21 anni

Joseph Perfection, il giovane immigrato che ha militato nella Roma Primavera di Alberto De Rossi, è morto nella notte. Stroncato da un infarto a soli 21 anni. Come scrive Gianluca Lengua sul Messaggero, il giovane talento camerunese è scomparso nella notte a Roma a causa di un arresto cardiaco.

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Arrivato in Italia con la promessa di una carriera da calciatore, Joseph perfection fu poi abbandonato dal sedicente agente alla stazione Termini. Da lì, ha cominciato a giocare nella squadra del Liberi Nantes, composta da giocatori rifugiati e richiedenti asilo politico. Proprio in una partita amichevole contro i giallorossi furono notate le sue qualità e la Roma lo portò a Trigoria nel 2015 per riuscire a tesserarlo solo al compimento dei 18 anni, il 1 settembre 2016. La sua carriera è poi continuata al Vicenza e al Cluji.

Jacopo Bacis, morto a otto anni caduto dal terzo piano. Ipotesi choc: «Giocava a un videogame di realtà virtuale»

L’ipotesi choc sulla morte del piccolo Jacopo Bacis: «Al momento della caduta stava giocando a un videogame di realtà virtuale». La polizia avrebbe infatti individuato sul tablet del bambino di otto anni, precipitato dal terzo piano della sua abitazione di Arezzo, il videogioco con cui probabilmente si stava cimentando quando sabato sera è caduto ed è morto. Ad esaminare il tablet è stata la squadra mobile che ha individuato il videogioco, pare lasciato aperto dal bambino prima di precipitare.

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Secondo quanto appreso dall’Ansa si tratta di un gioco che simula come, dopo una catastrofe, la Terra rischi di essere invasa dagli alieni e, dunque, stimola i videogiocatori al combattimento per difenderla.

Intanto il pm Roberto Rossi ha aperto un fascicolo senza ipotesi di reato e senza indagati, a modello 45, per chiarire la dinamica ed accertare l’ipotesi del gioco come probabile attività che il bambino, figlio dell’ex calciatore Michele Bacis, stava svolgendo prima di cadere.

Gli accertamenti della polizia riguardano anche l’eventuale pericolosità dello stesso videogioco. Il tablet è stato consegnato dalla famiglia alla polizia proprio per fare gli accertamenti. Oggi nella cattedrale ultimo saluto a Jacopo con funerali privati.

Sandro Petrone, morto il giornalista volto storico del Tg2: aveva 66 anni

Lutto nel mondo del giornalismo. È scomparso nella notte il giornalista napoletano Sandro Petrone, storico volto del Tg2. Aveva compiuto 66 anni nel febbraio scorso. Non è riuscito a sconfiggere la sua lunga battaglia con un tumore che lo aveva colpito ai polmoni subito dopo la sua lunga attività con la Rai da inviato speciale di guerra in tutto il mondo.

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Sandro Petrone aveva iniziato la sua attività professionale con esperienze nelle primissime radio private. Fu assunto come praticante nel 1985 dal Giornale di Napoli di Orazio Mazzoni nella redazione spettacoli. Dal 1987 sviluppa la sua esperienza nella Telemontecarlo dei brasiliani (Rede Globo) come reporter di guerra. Dal 1993 viene assunto in Rai dove si fa valere per le sue qualità di inviato e successivamente di conduttore del Tg2. Ha insegnato sin dal 1989 comunicazioni di massa e giornalismo in scuole e università, anche all’estero. Scrisse il libro “Il linguaggio delle news” edito da Rizzoli. Ma la sua grande passione coltivata sin da ragazzo è stata la musica. Fu esponente della corrente culturale musicale partenopea cosiddetta Vesu-wave, legato al movimento dei cantautori italiani. Ha pubblicato anche un album “Last call – note di un inviato”. Come inviato è stato il primo italiano a trasmettere dal Kuwait liberato, dalla ex Jugoslavia, dal Kosovo, dall’Iraq. Suoi i servizi del Tg2 dagli Usa sugli attentati dell’11 settembre e da Madrid su quelli dell’11 marzo. Autore di programmi televisivi, di documentari e di interessanti inchieste e reportage.

Dopo aver lasciato in gioventù la sua attività di cantautore affianco a Edoardo Bennato, Enzo Gragnaniello, Pino Daniele e del suo amico di sempre Tony Cercola, ha continuato a scrivere canzoni, quasi sempre ispirate a fatti di cronaca. Ha raccolto canzoni in un cd intitolato “Blues in blu” legandosi alle avanguardie e promuovendo glie sperimenti dei giovani musicisti italiani. Sandro Petrone lascia un ricordo indelebile di grande giornalista e di un professionista con tanta umanità. «Era orgoglioso e appassionato del suo lavoro. Sempre gentile. Pronto a partire. Un professionista che amava la tv, amava la Rai, credeva nel Servizio Pubblico». Così in una nota il ricordo dell’Esecutivo Usigrai.

Andrea Rinaldi morto: il calciatore dell’Atalanta stroncato da un aneurisma cerebrale a 19 anni

Andrea Rinaldi, calciatore dell’Atalanta di appena 19 anni, è morto in seguito a un aneurisma cerebrale. Il giovane era in prestito al Legnano, l’annuncio della sua scomparsa è stato dato su facebook dal suo procuratore, Marco Montesarchio.

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È una notizia che non vorresti mai dover dare o ricevere anche per chi, come me, ti conosceva solo da un anno. Fu tuo padre ad organizzare l’incontro, ma bastò poco ad entrambi per capire subito che condividavamo gli stessi principi per poter iniziare a lavorare insieme. Sono stato davvero fortunato ad averti conosciuto e sono contento che le nostre strade si siano incrociate anche se per così poco tempo..
Spero d’averti potuto lasciare qualcosa di positivo come tu sicuramente hai fatto con me. Sei stato sempre corretto e leale con tutti, era il tuo modo di essere dentro e fuori dal campo di calcio. Quel rettangolo verde che era la tua vita!
Avrei voluto poter gioire con te per un tuo ritorno tra i professionisti, te lo saresti meritato dopo una stagione esaltante a Legnano. Poi, avevamo ancora tantissimi traguardi da dover raggiungere, come quelli che iniziavamo a programmare per la prossima stagione. Ma, purtroppo, il destino ha voluto che un malore ti portasse via in un attimo..
La tua vita è stata breve ma vissuta intensamente perché eri un lottatore che davanti alle difficoltà non si arrendeva e lo hai sempre saputo dimostrare e hai sempre dato tutto!
È stato un onore averti avuto tra i miei assistiti e mi piacerà ricordarti, così, con quel motto che ti rappresentava tanto e che avevi scritto anche sulla tua pagina facebook: “Se non lotti per ciò che desideri, non piangere per ciò che perdi”.
Ciao
Andrea Rinaldi
Fai Buon Viaggio

Andrea Rinaldi è stato colpito da un’aneurisma cerebrale venerdì, mentre si allenava in maniera individuale a casa. A nulla è valsa la corsa all’ospedale di Varese dove è arrivato in condizioni gravissime.

È una notizia che non vorresti mai dover dare o ricevere anche per chi, come me, ti conosceva solo da un anno. Fu tuo…

IL DOLORE DEL LEGNANO CALCIO
«Mai una parola e un tono fuori posto – si legge nel ricordo del club – mai una protesta e una polemica, sempre e solo correttezza, impegno, educazione e rispetto. Valori trasmessi da una famiglia magnifica attorno cui dobbiamo stringerci per cercare di infondere coraggio e forza davanti a qualcosa di troppo forte per essere accettati, elaborati e compresi in termini razionali ». Il Legnano traccia un ritratto di Andrea Rinaldi, cresciuto nelle giovanili dell’Atalanta, ha poi vestito la maglia del Mezzolara in D ed esordendo nell’Imolese in C. Poi l’arrivo al Legnano, colomba «in un anno ha suonato come mezzala mostrando una rapidità e un dinamismo che sconcertavano le difese avversarie. Un motorino di centrocampo immarcabile. Vogliamo ricordarti Andrea e non direttamente addio: corri e gioca lassù per il tuo Legnano, ti avremo sempre nei nostri cuori ». « Andrea arrivava agli allenamenti e come prima cosa veniva a salutarmi. È un ricordo che porterò nel cuore »: il presidente del Legnano Calcio Giovanni Munafò ricorda così il 19enne Andrea Rinaldivenerdì è stato colpito da aneurisma cerebrale. «Un ragazzo straordinario, un esempio per tutti. A nome della società – continua il presidente – esprimo le più sentite condoglianze alla famiglia. Siamo sicuri che Andrea da Lassù possa essere il solito guerriero di sempre, che lottava in mezzo al campo per osare una gioia ai tifosi del Legnano ».

Caterina Balivo scoppia in lacrime in diretta a Vieni da me. «È morto da solo…»

Su Leggo.it gli ultimi aggiornamenti. Caterina Balivo in lacrime in diretta a Vieni da me. Oggi, la conduttrice del programma pomeridiano di Rai1 si è commossa durante un’intervista. Ospite in collegamento, il fotoreporter di guerra Gabriele Micalizzi, che lo scorso anno fu gravemente ferito in Siria e che in questo mesi per Le Monde ha realizzato un reportage sulle zone rosse in Italia a causa dell’emergenza Covid.

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Micalizzi – che ha presentato il suo libro In guerra – ha raccontato dei giorni trascorsi tra gli ospedali, obitori e forni crematori nel nord Italia. Dei carri armati che hanno portato le salme via da Bergamo. Ma anche di tutta l’umanità conosciuta in quei luoghi. «Un momento che mi ha colpito molto – racconta – è stato un signore che chiedeva al medico di avere almeno il suo pigiama, ma anche quello gli è stato negato, perché ovviamente la figlia non poteva entrare».

E continua: «Nelle guerre, le vittime muoiono stringendo la mano di qualcuno, che sia il commilitone o il medico. Nel caso del Covid, chi non ce l’ha fatta, è morto da solo…». A queste parole, gli occhi di Caterina Balivo si sono riempiti di lacrime. Ha ringraziato il suo ospite e ha salutato i telespettatori con voce rotta: «Stasera ci sarà un’edizione molto particolare dei David di Donatello, a causa dell’emergenza sanitaria. Perché la vita deve andare avanti».

Barbara D’Urso, l’ospite in collegamento fa un annuncio choc: «È morto…». La conduttrice si commuove

Barbara D’Urso, l’ospite in collegamento fa un annuncio drammatico: «È morto…». La conduttrice si commuove. Oggi, a Pomeriggio 5 la storia di Ettore Consonni, il magazziniere in pensione 61enne di Bergamo, che si è ammalato di coronavirus e si è risvegliato dalla terapia intensiva 23 giorni dopo all’ospedale civico di Palermo.

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Oggi, Ettore è guarito ed è tornato dalla sua famiglia a Bergamo. L’uomo per ringraziare i medici siciliani che lo hanno salvato ha deciso di tatuarsi la Sicilia sul corpo. Barbara D’Urso chiede a Ettore di ripercorrere la sua storia ma, appena presa la parola, l’uomo fa un annuncio drammatico: «Quando sono tornato a Bergamo, ho scoperto che mio fratello è morto. Dedico questa mia intervista a lui».

Barbara D’Urso, visibilmente colpita, si unisce al dolore di Ettore: «Ti sono vicina nel tuo dolore, ma anche nella felicità di esserti riunito alla tua famiglia».

Matilde Brandi, morto il padre Pietro: «Hai lottato come un guerriero, senza mai mollare»

Matilde Brandi su Instagram dà sfogo al dolore per il grave lutto: ?«Hai lottato come un guerriero, senza mai mollare», scrive. Le parole sono dedicate al padre Pietro Brandi, morto ieri dopo una lunga battaglia.
La showgirl ha scritto un lungo post per accompagnare una fotografia che la vede sorridente e abbronzata accanto al papà.

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Un dolore grande, che a causa dell’solamento per il coronavirus è costretta a vivere in solitudine. Senza il conforto che viene dalla vicinanza delle persone più care. Ma Matilde Brandi riesce a vedere anche un altro lato della medaglia: «dentro di noi, per quanto affaticati e fragili le cose non cambiano, sono intatte; c’è vita, c’è relazione, ci sono pensieri, sentimenti, desideri, bisogni, ci sono a sostegno ricordi di abbracci e sorrisi, ci sono slanci, c’è intensità, c’è memoria, c’è verità del cuore».

Ecco il testo integrale del post di addio a Pietro Brandi, scritto da Matilde con l’aiuto della cognata.

«Un anno fa te ne andavi tu mamma e ora anno dopo in punta di piedi senza far rumore anche tu Babbo mio hai deciso di raggiungere la mamma!
Sei stato un guerriero e con lucidità sei arrivato alle tue ultime ore con grande dignità senza mai farci capire che stavi soffrendo non solo per il dolore fisico ma per il dolore di dover lasciare i tuoi figli che vedevi distrutti dal dolore! Hai lottato come un guerriero senza mai mollare fin quando le forze non c’è l’hanno fatta più!
Mi mancherà tutto di te babbo! I nostri pranzi tutti i giorni insieme con salsiccia sulla brace anche a 40 gradi d’estate e piadina che preparavi tu da buon romagnolo!
L’aspetto più atroce di questo periodo è che tra le libertà che abbiamo perduto c’è anche quella di condividere, nelle forme che da sempre ci appartengono, il dolore per la morte di un genitore o di un congiunto ! E’ una perdita seria, un dolore dentro il dolore, qualcosa che scuote le radici delle persone. E’ una privazione che seppur necessaria rasenta il disumano e che passa troppo inosservata per non apparire senza pietà. Rimane la possibilità di soffrire il dolore in forma privata attraverso piccoli gesti che tentano di sostituirsi a forme rituali impraticabili ed è qualcosa che sorprendentemente fa uscire dalla cappa della rassegnazione e silenzio, perché attraverso la capacità di soffrire si scopre che dentro di noi, per quanto affaticati e fragili le cose non cambiano, sono intatte; c’è vita, c’è relazione, ci sono pensieri, sentimenti, desideri, bisogni, ci sono a sostegno ricordi di abbracci e sorrisi, ci sono slanci, c’è intensità, c’è memoria, c’è verità del cuore. E anche se non è possibile accompagnarsi per mano, almeno lì, in fondo al cuore nessuno verrà a porre confini e mettere distanze. Hai lottato come un guerriero per tutta la vita e anche alla fine dei tuoi giorni non hai mai mollato sempre con dignità e rispetto per non farci soffrire perché sapevi che ti era rimasto poco! Che DIGNITÀ signor PIETRO BRANDI che RISPETTO che EDUCAZIONE ! Vola accanto a mamma adesso. Tua figlia matilde Grazie a mia cognata paola che ha scritto una parte di questo meraviglioso messaggio d’amore!»