Carabinieri di Piacenza, la compagna sapeva delle attività illecite di Montella: «I soldi li metto nel baule»

Maria Luisa Cattaneo, la compagna di Montella, il carabiniere indagato per essere a capo della “banda” della caserma di Piacenza, sarebbe stata perfettamente a conoscenza di quello che faceva il suo fidanzato. A far trapelare la verità sono delle intercettazioni in cui la donna si riferisce al denaro ricavato dalle attività illecite di Montella.

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Come riporta il Corriere.it, la donna dice di mettere i soldi nel baule e di nasconderli, nelle telefonate parlando con il compagno. Per questo la Cattaneo è finita ai domiciliari rispondendo a cinque episodi di spaccio. Sempre nelle intercettazioni consiglia a Montella di interrompere gli affari dopo l’arresto del pusher suo socio, lo mette in guardia dopo il ritrovamento di una microspia e parla di bonifiche dell’auto.

Nelle telefonate si capisce che i due nascondevano la droga e i soldi: «Scusami, come fai a ritirare i soldi? Ieri t’ho dato 250 euro», dice lui durante una delle chiamate ma lei replica: «Io ce li ho. Non posso farmi vedere che non ritiro: ho bisogno di ritirare i miei soldi per far la vita quotidiana, amore».

Carabinieri arrestati, in manette anche la compagna di Montella: «Amore lo abbiamo massacrato»

Anche la compagna di Giuseppe Montella è finita in manette nell’inchiesta che ha visto l’arresto di sei carabinieri e il sequestro di una intera caserma a Piacenza. Maria Luisa Cattaneo, la compagna dell’appuntato napoletano leader del gruppetto di militari accusati di pestaggi, estorsioni, spaccio e anche di tortura, è finita ai domiciliari perché accusata di aver aiutato il 37enne nell’approvvigionamento della droga. Inoltre nelle intercettazioni, scrive Repubblica, parlava anche lei di soldi e droga.

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«La personalità dell’indagato rivela come egli abbia la profonda convinzione di poter tenere qualunque tipo di comportamento, vivendo al di sopra della legge e di ogni regola di convivenza civile», la descrizione di Montella data dal gip di Piacenza, Luca Milani. Un uomo che «non mostra paura di nulla ed è dotato di un carattere particolarmente incline a prendere parte ad azioni pericolose e violente».

Dalle foto su Facebook, a bordo piscina della sua villa, sembra un padre affettuoso, sempre sorridente, amante della famiglia. E infatti alla famiglia raccontava le sue gesta – lui che definiva il suo gruppo «una associazione a delinquere» e diceva di essere a capo della «piramide» – senza tralasciare i particolari più cruenti.

Accennando alla moglie di una operazione di servizio appena conclusa, dopo aver sottolineato di essersi stirato un muscolo correndo dietro a uno spacciatore le dice senza problemi: «Amore, però lo abbiamo massacrato». E ancora, sempre parlando con la moglie, raccontando le fasi dell’arresto di un maghrebino, si vanta così: «Questo c’ha fatto penare… Mamma quante mazzate ha pigliato… Abbiamo aspettato là dieci minuti, siamo riusciti a bloccarlo, non parlava, e ha preso subito due-tre schiaffi. Ne ha prese amore… in Caserma, amore! Colava il sangue, sfasciato da tutte le parti. Un ragazzino del ’96. Non ha detto ‘A’».