Gabriel Garko si confessa a Non è la d’Urso: «La storia con Manuela Arcuri era vera», lei reagisce così

Gabriel Garko si confessa a Non è la d’Urso: «La storia con Manuela Arcuri era vera», lei reagisce così. Più di 10 anni fa i due attori hanno avuto una relazione durata 5-6 mesi. La Arcuri ha sempre detto di essere rimasta male non tanto per la fine della storia, ma di aver scoperto che dopo tutti questi anni era tutto finto.

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Ospiti a Live non è la D’Urso Manuela Arcuri e Gabriel Garko. I due hanno avuto una relazione più di 10 anni fa, la Arcuri era ignara dell’orientamento sessuale di Garko ed ha sempre pensato che la loro fosse una vera relazione.

«Io continuavo a credere quello che lui mi ha fatto credere – spiega la Arcuri – ma la cosa più grave per me è che ha detto che le sue storie erano finte (con Adua ed Eva Grimaldi ndr.) e studiate a tavolino. Visto che nelle sue storie ero compresa anch’io, ho pensato lo ha fatto anche con me? Ho pensato di essere stata usata, però mentre le altre lo sapevano, erano complici, io no».

Gabriel Garko ammette che la storia con la Arcuri era vera: «Io con lei non mi sono comportato in maniera falsa, poi mi sono reso conto dopo “dove vado?”, Io avevo una vera storia con lei, fine. Con il mio compagno è arrivato tutto dopo. Ero talmente nauseato che andavo sui giornali per le mie storie finte che ho sempre protetto quelle vere. A me lei piaceva tanto. Non me lo ricordo perché ci siamo lasciati. Avere una relazione quando sei sotto i riflettori non è semplice».

Barbara D’Urso chiede a Garko se è vero che ha avuto il Covid e lui conferma tutto: «Sì, l’ho avuto. Me lo sono beccato. Ho passato dieci giorni in quarantena. Non sono stato malissimo. L’ho curato. Sinceramente in quel momento non l’ho detto perché c’è gente che ha sofferto veramente per questo motivo. Ora lo hai detto tu e lo confermo. So che ora sono immune, così mi hanno detto. Non so per quanto. Anche se sono tranquillo, metto sempre la mascherina. Non vedo l’ora di fare un falò di mascherine quando sarà tutto passato».

Non è l’Arena, Alberto Tarallo: «Ho inventato io la storia di Adua e Massimiliano Morra. E’ stata lei a …»

Non è l’Arena, Alberto Tarallo: «Ho inventato io la storia di Adua e Massimiliano Morra. E’ stata lei a …». Il produttore dell’Ares, la casa di produzione che aveva nella sua scuderia, tra gli altri, i due attori e Gabriel Garko, ha raccontato la sua verità da Massimo Giletti.

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Mentre a Live non è la D’Urso c’è Enrico Lucherini , è Massimo Giletti a fare il colpaccio: in studio con lui c’è Alberto Tarallo, il re delle fiction finito sotto accusa dopo le dichiarazioni al Grande Fratello Vip di Adua Del Vesco e Massimiliano Morra al Grande Fratello Vip.

«Per me è molto dura, la riservatezza è uno dei miei punti fermi – ha raccontato Tarallo -. Ma se sono qui è per difendere la memoria del mio compagno, Teodosio Losito. Ero a un pranzo di lavoro e mi ha chiamato un amico. All’inizio ho sorriso, poi si sono riaperte molte ferite».

Durante l’intervista con Massimo Giletti Alberto Tarallo ha svelato: «La storia di Adua e Massimiliano era finta e studiata a tavolino da me, Enrico Lucherini e dal mio compagno Teodosio Losito. Adua ci ha raccontato che si era lasciata con il suo compagno, poiché era manesco e voleva che diventasse testimone di Geova è stata Adua a volere fuori Massimiliano per un qualcosa che non voglio dire. Teo ha dato molto ascolto ad Adua, bisogna capire se ha detto la verità o una bugia. Adua lo accusava di certe cose. Io penso che Adua sia manipolata. Lui (Losito ndr) comunque l’ha aiutata quando ha combattuto l’anoressia. Le consigliai di andare in una clinica, che ho pagato 900 euro al giorno. Teo si voleva caricare anche di questo peso, ma io non sono suo padre. L’ho aiutata come ho potuto con medici, ma soprattutto Teo che aveva un grande affetto per lei. Mi fa schifo Io credo che alla base di tutto ci sia un rancore, ma penso che qualcuno abbia lavorato su questo rancore un po’ infantile per architettare qualcosa contro di me. Ho una sensazione molto forte ma non c’entrano né gli autori del Grande Fratello né Mediaset».

Violante Placido: “Io vittima dei bulli, nessuno voleva essermi amico”

“Pur nella condizione privilegiata di figlia di attori ed emigrante di lusso, mi sentivo diversa: ero la straniera stralunata, che si vestiva strana, parlava strano e nessuno voleva essermi amico”, confessa Violante Placido in un’intervista rilasciata a Candida Morvillo per l Corriere della Sera.

© Piergiorgio Pirrone - LaPresse 31-08-2011  Venezia Lido spettacolo 68esimo Festival del cinema di Venezia  Red carpet del film Le idi di marzo che inaugura il 68esimo festival del cinema di Venezia. nella foto: Violante Placido © Piergiorgio Pirrone- LaPresse 31-08-2011  Venice Lido 68 Venice Filmfestival "The ides of march"  for the opening red carpet of the 68Venice cinema festival. In the picture: Violante Placido

L’attrice racconta di essere stata vittima dei bulli quando si è trasferita negli Stati Uniti e ha frequentato una scuola a Los Angeles. “Le altre ragazzine – continua – già si depilavano, alcune portavano lenti a contatto colorate. Io ero intimidita, impaurita, e troppo orgogliosa per fare il primo passo”.
“Mi facevano piccoli ricatti, sottili violenze psicologiche, non fisiche. Il rappresentante di classe aveva il compito di fare l’appello e mi faceva mettere in punizione per ritardi minimi. Oppure qualcuno m’invitava al cinema, ma a patto che lo facessi copiare in spagnolo, in cui ero la prima della classe. Mi offrivano amicizia sotto forma di ricatto. E se invece, in classe, davo aiuto a quelli più emarginati di tutti, facevano la spia”.
Violante ha un figlio di tre anni che sta educando a vivere il rapporto con gli altri in maniera sana: “Per ora, Vasco è solare, giocherellone e ha un suo senso di giustizia innato: una volta, un amichetto ha strappato un gioco a una bambina e lui è intervenuto, ha detto ‘ridaglielo, è suo’. Cerco innanzitutto di essere io per prima rispettosa nei suoi confronti. Non puoi chiedere a un bimbo di essere giusto se il senso di giustizia glielo insegni con la coercizione. E se gli trasmetti autostima, sarà difficile che senta il bisogno di prevaricare qualcuno”.