Francesca Fialdini: «Con Fame d’amore racconto i disturbi alimentari. Il male di vivere che passa per lo stomaco»

I disturbi alimentari sono tanto diffusi – solo in Italia si registrano oltre 8500 nuovi casi l’anno – quanto drammaticamente subdoli. Per far luce su questa piaga sociale arriva stasera Fame d’amore, docuserie in quattro puntate, in seconda serata su Rai3, prodotta da Ballandi e condotta da Francesca Fialdini.

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Com’è strutturata?
«Segue, con uno stile da reportage, le vicende di ragazzi ricoverati in due istituti che si occupano di disturbi alimentari, Villa Miralago a Varese e Palazzo Francisci a Todi: li seguiamo in una giornata-tipo, nei colloqui con lo psicologo o l’educatore di riferimento, con i genitori o con il direttore del centro. Naturalmente le riprese sono state fatte prima del Covid, in un arco temporale molto lungo».

Lei starà con i ragazzi?
«Io sono andata a parlare con loro ma sarò in uno studio buio, da sola, perché l’attenzione deve essere focalizzata su di loro e non su di me. Sarò il collante tra le loro storie, mi faccio portatrice delle domande del pubblico e interprete delle loro emozioni, per capire le motivazioni che li portano a non mangiare più oppure ad abbuffarsi per poi vomitare o ammazzarsi di attività fisica».

Motivazioni di carattere estetico?
«Le risposte sono molto più complesse e incisive di quanto si possa immaginare: chi ha questi disturbi ha carenze di carattere affettivo, relazioni primarie che non rispondono al desiderio d’amore. Quando un ragazzo arriva a pesare 25 chili non associa il proprio corpo al concetto di bellezza, vuole solo scomparire oppure bloccare la crescita, rimanere bambino per avere tutte le attenzioni degli adulti. E chi si abbuffa forse sta chiedendo più amore».

Quali sono i numeri del fenomeno?
«Il dato emerso è di oltre tre milioni di ragazzi, ma c’è il sommerso che sfugge. E riguarda anche bambini al di sotto dei 10 anni, il dato è emergenziale».

L’altro suo programma, Da noi… a ruota libera, fin quando andrà avanti?
«Dovrebbe concludersi a fine maggio, ma forse andremo avanti ancora un po’. È un programma che amo molto ma con il Coronavirus abbiamo dovuto rivedere il format, fare collegamenti, dopo un po’ logora. C’è un’esigenza di riprendere le nostre vite».

Come vede la Fase 2?
«Credo che la gente sia spaventata, per le prime settimane la vivrà con prudenza. Ma temo l’effetto contrario con l’arrivo del caldo».

Chiara Ferragni nuda in giro a Portofino. Non proprio nuda, ma con poco lasciato all’immaginazione, sicuramente. L’influencer ha pubblicato alcuni scatti

«Una sera, mentre la bimba dormiva, ho detto a mia moglie “sono omosessuale”». Marco Bianchi, food mentor e divulgatore scientifico per la Fondazione Veronesi, fa coming out e racconta il momento in cui ha rivelato alla madre di sua figlia di essere gay e di provare sentimenti per Luca Guidara, influencer e «coach dell’ordine». Cuoco salutista al timone di alcuni programmi tv e di progetti alimentari, è una vera e propria star del “mangiar sano”.

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Dichiarare la sua omosessualità lo ha portato a una svolta, ma il 40enne ammette di aver raggiunto piena consapevolezza del suo orientamento sessuale soltanto dopo aver raggiunto alcuni traguardi importanti. «Sono sempre stato gay, però solo ora l’ho capito», ha rivelato in un’intervista al “Corriere della Sera”. «Esiste un cerchio della sicurezza che conquisti quando hai messo insieme tutti i tuoi pezzettini di vita: l’acquisto di casa, un lavoro sicuro, il matrimonio, l’arrivo di un figlio… Allora, emerge una forza con la quale puoi buttare giù un muro o, finalmente, ammettere di essere omosessuale. Io ho capito che il Marco Bianchi etero che mi hanno fatto credere di essere non era quello vero».

«Ho detto a mia moglie Veruska che stavo bene con lei come amico, perché quello che va oltre, probabilmente, lo sentivo con un uomo». A quel punto lei lo ha abbracciato forte e insieme hanno deciso di dire la verità alla loro bambina di quattro anni. «Dopo aver consultato alcuni esperti, abbiamo deciso di dirlo anche a nostra figlia. Le ho raccontato la verità, che voglio tanto bene a mamma, ma il mio cuore batte più forte con Luca. Lei ha accettato la cosa con naturalezza, è una bambina straordinaria: dopo un primo incontro finto-casuale, si sono visti per un gelato, una pizza, e ora è anche il “suo” Luca».

Ed è così che è iniziata la sua nuova vita. La realtà era lì, ma era difficile da lasciare affiorare: «Sentivo di provare affetto per i maschietti ma non potevo discuterne nella mia famiglia, fortemente cattolica e priva di strumenti. Ricordo quando mio papà inneggiava a un documento contro l’omosessualità della Congregazione della fede, quando mia mamma chiamava “poverino” l’amico gay di mia sorella o rispondeva alla vicina che giocavo con le bambole perché mi piacevano le bambine… Cosa potevo capire? Pensavo che essere gay fosse la cosa più brutta del mondo».