Chiara Ferragni scoppia in lacrime su Instagram: «Ragazze denunciate chi abusa di voi…»

Chiara Ferragni scoppia in lacrime su Instagram: «Ragazze denunciate chi abusa di voi…». In questi giorni, l’influencer più famosa del mondo ha usato il suo profilo Instagram per raccontare le storie di ragazze vittime di abusi.

Screenshot_9-2

«Un terzo delle donne del mondo – spiega chiara Ferragni – viene o verrà molestata o abusata. È il momento di agire. Provate sempre a denunciare, anche se sono passati i termini. Spero che tanti trovino il coraggio di denunciare».

Sono tante le ragazze che raccolgono l’invito di Chiara e che le inviano le proprie storie di violenza. L’imprenditrice digitale le ha postate sulle sue stories, ma poi commentandole è scoppiata in lacrime: «Questi messaggi fanno male al cuore». Con questo gesto, Chiara Ferragni entra in trend topic su Twitter: «Grazie Chiara per averci ascoltato».

Sesso con un 13enne: infermiera ha un figlio dal minore, incastrata dal test del DNA: «Pensavo fosse di mio marito»

Ha fatto sesso per mesi con un ragazzo di 13 anni e ha partorito suo figlio. Leah Cordice, un’infermiera di 20 anni di di Windsor, nel Berkshire, sposata, avrebbe abusato per mesi di un 13enne fino ad arrivare a farsi mettere incinta e a partorire il suo bambino credendo fosse invece figlio del legittimo marito.

minore

Tutto è inziato quando la donna si è introdotta di nascosto nella camera dell’adolescente, che stava giocando con i videogiochi e si è spogliata davanti a lui e costringendolo a un rapporto sessuale. I loro incontri sono andati avanti a lungo due volte al mese, tutti i mesi. La 20enne nel frattempo si è sposata con il ragazzo con cui stava insieme da tempo, pur continuando ad incontrarsi con il minore.

Quando ha scoperto di essere incinta ha creduto che il figlio fosse del marito, ma il test del DNA l’ha smentita, come riporta anche Metro. A far scattare le indagini è stata una denuncia da parte della mamam del ragazzo, che aveva notato degli atteggiamenti insoliti da parte della donna. Il test del DNA sul bambino è stata la prova degli abusi, così alla fine il 13enne ha parlato ammettendo di aver avuto rapporti con lei perché innamorato, ma si è sentito usato dalla 20enne che in realtà non aveva intenzione di lasciare il marito o costruire una vita con lui.

Eutanasia in Olanda a 17 anni. Noa, stuprata da bambina, era depressa

Da bambina era stata violentata, e quegli abusi le hanno portato sofferenza e depressione per tutta la vita, fino alla sua tragica fine: sta facendo discutere la storia di Noa Pothoven, una ragazzina di appena 17 anni che è morta in Olanda dopo aver chiesto e ottenuto di ricorrere ad eutanasia. Per Noa la vita era diventata talmente insopportabile da non poter più andare avanti: se n’è andata in un letto d’ospedale, distesa nel salotto di casa sua.

noa-pothoven-featured

Un epilogo del tutto legale in Olanda: nel Paese infatti, secondo la legge, chiunque dai 12 anni in su può ottenere l’eutanasia se la richiede, ma solo se un medico stabilisce che la sua sofferenza è troppo grande e non c’è prospettiva di guarigione. La depressione che colpiva questa ragazza era perciò stata riconosciuta dai medici come troppo grave per essere combattuta: sono oltre 6,500 le persone che hanno ottenuto il suicidio assistito in Olanda nel solo 2017, circa il 4,4% dei 150mila decessi registrati nel Paese, scrive il Daily Mail.

LEGALE IN OLANDA Una pratica molto discussa, ma legale anche in alcuni degli Stati Uniti, nonché in Belgio e in Canada: Noa Pothoven aveva anche scritto un’autobiografia, intitolata Winning or Learning («Vincere o imparare»), in cui parlava della sua guerra quotidiana contro depressione, anoressia e sindrome da stress post-traumatico, dovute a quegli abusi sessuali di cui era stata vittima in tenera età. Noa scrisse quel libro perché voleva aiutare altri giovani nella sua stessa situazione, e per denunciare l’assenza delle istituzioni in questo senso.

IL TRAGICO POST SUI SOCIAL Domenica scorsa in un post sul suo profilo Instagram, la 17enne ha spiegato la sua decisione: «Ci ho pensato molto se condividere o meno quanto sto per fare, ma ho deciso di farlo comunque – recita il post – Forse per alcuni potrà essere una sorpresa, ma ci penso da molto tempo e non è una scelta impulsiva». «Andrò dritta al punto: entro un massimo di 10 giorni io morirò. Dopo anni di battaglie, sono stanca: ho smesso di mangiare e bere, la mia sofferenza è insopportabile e ho deciso di lasciarmi andare». «Respiro, ma non vivo più», le sue tragiche parole.

IL PRECEDENTE IN ITALIA La storia di Noa ricorda quello, avvenuto in Sicilia, di Alessandra Giordano, una insegnante di Paternò che lo scorso 27 marzo ottenne l’eutanasia in Svizzera, nella clinica Dignitas, la stessa in cui era morto Dj Fabo. Alessandra, depressa e con problemi psicologici, non era una malata terminale, ma soffriva di una forte depressione: sulla sua morte la Procura di Catania aprì un’inchiesta ipoteizzando il reato di istigazione al suicidio.

Barbareschi parla degli abusi subiti a 7 anni: “Mia mamma? Disse che mi piaceva”

Luca Barbareschi si confessa al Maurizio Costanzo Show e racconta degli abusi subiti da bambino. L’attore è stato syuprato quando aveva solo 7 anni e ha raccontato le ferite che questo dramma gli ha lasciato indelebili. Racconta anche il rapporto con la madre, un rapporto complesso, e per alcuni aspetti difficile: «Io ringrazio mia madre che aveva un carattere terribile.

image (11)

Avevo 6 anni, una mattina è venuta e mi ha detto: ‘Divorzio’, io non capivo cosa volesse dire e lei ha aggiunto: ‘La Sacra Rota ha fatto tutto’. Io ho pensato a una ruota enorme che divideva in due tutta la famiglia. Poi mi ha detto che sarebbe andata a Roma con mia sorella. E io? E lei mi fa: ‘Eh caz**, non è che andiamo tutti a Roma adesso’. È andata via e non è più tornata».
Barbareschi però sottolinea di aver sempre amato la madre e di dover ringraziare lei per il grande amore che ha per la lettura: « Quando andò via mi regalò un romanzo. Quando parlava con me si annoiava, era una donna colta ma un po’ distratta. Pensava ad altro, non gliene fregava niente. Allora mi dava dei libri e mi diceva ‘Tieni, leggi’. Una volta per sbaglio mi diede una coltellata sul sopracciglio. Le dissi che sanguinavo e rispose: ‘Metti il nastro adesivo e leggi ‘Incompreso’ così la smetti di lamentarti’. Quando se ne andò di casa, invece, mi disse ‘Leggi ‘Cent’anni di solitudine’ ti piacerà». Poi racconta di come la donna prese la notizia sui suoi abusi. Dopo la pubblicazione del libro in cui ne parlava, ammette di essersi sentito orgoglioso, ma la risposta della donna fu: « ‘Cos’è sta storia che andavi con gli uomini quando eri piccolo?’ e io: ‘Veramente mamma avevo 7 anni, sono stato violentato’. Lei continuò: ‘Sì ma c’è scritto per tre anni e allora ti piaceva, non rompere i cogl*** via’».