La regina Elisabetta finisce nei Panama Papers: milioni di sterline alle isole Cayman. Nella lista anche Bono, Madonna, Rania di Giordania e Soros

ROMA – Ci sono anche milioni di sterline di profitti generati da proprietà private della regina Elisabetta fra gli investimenti offshore di ricchi e potenti svelati dalle nuove carte dei Panama Papers. La regina risulta aver investito ingenti somme nel paradiso fiscale della Cayman attraverso il Ducato di Lancaster.

EPSOM, UNITED KINGDOM - JUNE 07: HRH Queen Elizabeth II watches the racing at the Royal Enclosure for Epsom Derby on June 7, 2008 in Epsom, England. (Photo by Chris Jackson/Getty Images)

La rivelazione è riportata con evidenza dal Guardian. Imbarazzo pure per Lord Ashcroft, businessman ed ex dirigente del Partito Conservatore britannico, che avrebbe a sua volta nascosto una fortuna pari a 450 milioni su conti offshore.
I dettagli arrivano da un nuovo leak dei Panama Papers, ottenuto da alcuni server provider di 19 paradisi fiscali: da qui il nome di Paradise Papers.
Bono, Madonna, Rania di Giordania, il finanziere George Soros, un ministro di Donald Trump sono alcuni dei personaggi famosi che compaiono nella nuova lista ‘nerà dei paradisi off-shore. Oltre 13,4 milioni di documenti riservati ottenuti dal tedesco Suddeutsche Zeitung che li ha condivisi con l’International Consortium of Investigative Journalists e i suoi partner tra i quali il Guardian, la Bbc, il New York Times e l’Espresso pubblica in esclusiva per l’Italia insieme con Report, la trasmissione d’inchiesta di Raitre.
Il segretario al Commercio di Donald Trump, Wilbur Ross, coinvolto nella nuova inchiesta sui paradisi off-shore svelata dai Panama Papers gestisce affari che hanno legami con il genero del presidente russo Vladimir Putin. Si tratta in particolare di una società di navigazione nella quale Ross ha interessi e con la quale ha effettuato una serie di investimenti offshore, secondo le nuove rivelazioni.

Va in Indonesia per iniziare una nuova vita: il suo corpo ritrovato sbranato dai coccodrilli

Aveva lasciato il suo lavoro a Kolomna, non lontano da Mosca, ed era volato in Indonesia per aprire, a 37 anni, un nuovo capitolo della sua esistenza. Non sapeva che stava lasciando la Russia per l’ultima volta e, soprattutto, stava dicendo addio alla vita. Sergey Lykhvar, appassionato di immersioni, una volta arrivato nell’arcipelago delle Raja Ampat Islands, popolare meta del turismo subacqueo che offre scenari incontaminati e selvaggi, è andato a esplorare le acque al largo di una delle isole. L’ultima volta che qualcuno lo ha visto vivo è stato il 26 marzo.

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Di solito si muoveva con gli amici e una guida, ma quel giorno ha deciso di andare da solo. Quattro giorni dopo lo hanno ritrovato morto in una zona abbastanza remota e giudicata pericolosa, semisbranato da un coccodrillo d’acqua salata: un animale tipico del sudest asiatico che può arrivare a 5 metri di lunghezza e pesare tra i 600 e i mille chili. I soccorritori che hanno trovato il cadavere hanno anche individuato in acqua un coccodrillo che si aggirava a poca distanza.  Praceto Budiarto, capo dei servizi di soccorso, ha raccontato che il corpo di Sergey, devastato in più parti e privo di una mano, presentava i tipici segni dei morsi dei coccodrilli che in Indonesia sono ben conosciuti: gli attacchi agli esseri umani non sono rari, anche se difficilmente è capitato che qualche turista sia rimasto ucciso. Il cadavere, dietro richiesta della famiglia, è stato cremato, ma i parenti non sono riusciti a ottenere dall’ambasciata che le ceneri venissero spedite al loro indirizzo: per recuperare l’urna dovranno volare in Indonesia, ripercorrendo le orme di Sergey che pensava di volare verso una nuova vita.