Vittima della tratta del sesso viene salvata, torna a casa e si uccide a 15 anni: «Voleva tornare dal suo rapitore»

È stata rapita quando aveva solo tredici anni. Per due anni è stata vittima della tratta del sesso, venduta ad altri uomini per prestazioni e poi rinchiusa nuovamente in casa del suo rapitore. A quindici anni è stata liberata, è tornata a casa. Ma non era più la stessa e così sabati mattina si è chiusa in bagno e si è uccisa. Il papà ha tentato di salvarla ma Leticia Serrano, adolescente di Houston, è morta tra le sue braccia. «Voleva tornare dal suo rapitore», ha dichiarato l’uomo, disperato, che chiede giustizia per la figlia.

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Si crede che l’uomo responsabile del rapimento abbia lavorato con almeno altri tre uomini per drogarla e costringerla ad entrare nel giro del traffico sessuale. Dal giorno della sua liberazione per due volte era fuggita di casa. Quei terribili due anni l’avevano segnata, cambiando il suo destino. E lei non si era più ripresa, al punto da voler tornare lì dove aveva vissuto l’incubo. Nella casa del suo rapitore. «Voglio vederlo in tribunale», dice il papà. «Voglio dirgli che è colpa sua se mia figlia è morta».

Foto dell’americano bendato, i media Usa: «Atto illegale». Salvini: «Vittima solo il carabiniere»

La foto di uno dei due americani fermati per l’omicidio del carabiniere Mario Cerciello Rega a Roma, Gabriel Natale-Hjorth, con gli occhi bendati, apre il sito della Cnn, che parla di «un’immagine scioccante» e riferisce dell’avvio delle indagini sullo scatto. La foto rimbalza anche sugli altri media americani, dal Washington Post al Los Angeles Times che, citando le autorità italiane, parlano di «atto illegale». Oggi si terrà alle 12 il funerale del carabiniere ucciso, nella sua Somma Vesuviana.

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La foto rimbalza anche sugli altri media americani, dal Washington Post al Los Angeles Times che, citando le autorità italiane, parlano di «atto illegale».? Il carabiniere che ha messo la benda al giovane americano arrestato per l’omicidio del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega sarà immediatamente spostato ad un reparto non operativo. Lo si apprende dai carabinieri. Il ragazzo bendato in caserma è stato anche immortalato con una foto circolata in alcune chat.

Dal canto suo il procuratore generale di Roma, Giovanni Salvi, afferma che in base alle informazioni fornite dalla Procura sulle «le modalità con le quali è stato condotto l’interrogatorio consentono di escludere ogni forma di costrizione in quella sede: gli indagati sono stati presentati all’interrogatorio liberi nella persona, senza bende o manette. All’interrogatorio é stato presente un difensore ed é stato condotto da due magistrati, è stato registrato e ne è stato redatto verbale integrale. Gli indagati sono stati avvertiti dei loro diritti». Le verifiche proseguiranno «per accertare chi, per quali ragioni e per disposizione di quale autorità abbia bendato l’indagato e abbia ritenuto di tenere l’indagato in manette, si accetteranno anche eventuali responsabilità per omessa vigilanza», ha aggiunto Salvi. Dunque la confessione del delitto resta per ora intangibile e non inficiata, stando a ciò che dice la Procura, da nessuna condotta scorretta.

Perché la foto a Natale Hjort potrebbe essere stata scattata, quindi, nelle ore precedenti all’interrogatorio durante il quale Finnegan Lee Elder ha ammesso di essere stato lui l’autore materiale delle coltellate. Ma la difesa vuole vederci chiaro. E forse usare lo scatto come grimaldello per la tesi difensiva. «Quella foto mi ha fatto davvero un brutto effetto. Oggi abbiamo provato ad andare in carcere per parlare con il mio assistito ma non è stato possibile: voglio capire cosa sia successo e se anche lui è stato bendato e legato», ha commentato l’avvocato Francesco Codini, difensore di Elder. Sulla vicenda si è accesa anche una polemica a livello politico.

«A chi si lamenta della bendatura di un arrestato, ricordo che l’unica vittima per cui piangere è un uomo, un figlio, un marito di 35 anni, un Carabiniere, un servitore della Patria morto in servizio per mano di gente che, se colpevole, merita solo la galera a vita», ha commentato il ministro dell’Interno, Matteo Salvini. Parole su cui è intervenuto l’ex presidente del Senato Pietro Grasso affermando che «chi rappresenta lo Stato non deve fare queste cose. Chi fa il Ministro della Repubblica non deve giustificarle. Penso che quella foto sia la prova di almeno un paio di reati, e probabilmente una buona arma in mano agli avvocati difensori.

Morto Reyes: l’ex Siviglia, Real e Arsenal vittima di un incidente stradale

Una tragica notizia scuote il mondo del calcio: è morto Josè Antonio Reyes, coinvolto in un incidente stradale. Lo si apprende da un tweet del Siviglia, squadra che lanciò il centrocampista diventato poi una stella con le maglie di Real Madrid e Arsenal. Reyes avrebbe compiuto 36 anni il prossimo 1° settembre.

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Il 35enne attualmente giocava in Seconda Divisione nell’Estremadura. Al momento non è ancora chiara la dinamica dello schianto. La notizia della scomparsa è stata confermata dal Siviglia su Twitter. Giocatore del calcio spagnolo, nella sua carriera Reyes ha vestito le maglie prestigiose di Siviglia, Real Madrid, Atletico, Espanyol e Cordoba. Fuori dai confini spagnoli, il centrocampista ha militato invece dal 2004 al 2006 nell’Arsenal e nel 2018 in Cina allo Xinjiang Tianshan Leopard. In Nazionale, Reyes ha indossato la maglia delle Furie Rosse ai Mondiali di Germania 2006.

LA CARRIERA
José Antonio Reyes è morto a Utrera, la sua città di origine. Nel 2004 passo all’Arsenal e con la maglia dei Gunners ha vinto una Premier, una Community Shield e una FA Cup, primo giocatore spagnolo a vincere il campionato inglese. Successivamente giocò nel Real Madrid, vincendo la Liga. Lasciato il Bernabeu, Reye giocò con Atletico Madrid e Benfica, di nuovo il Siviglia, l’Espanyol e Cordoba prima di trasferirsi per qualche mese in Cina, allo Xinjiang, e poi tornare nella Liga con l’Extremadura, con il quale quest’anno ha conquistato la salvezza. Mancino naturale, con la maglia della nazionale spagnola Reyes ha collezionato 21 presenze e 4 reti.

Violante Placido: “Io vittima dei bulli, nessuno voleva essermi amico”

“Pur nella condizione privilegiata di figlia di attori ed emigrante di lusso, mi sentivo diversa: ero la straniera stralunata, che si vestiva strana, parlava strano e nessuno voleva essermi amico”, confessa Violante Placido in un’intervista rilasciata a Candida Morvillo per l Corriere della Sera.

© Piergiorgio Pirrone - LaPresse 31-08-2011  Venezia Lido spettacolo 68esimo Festival del cinema di Venezia  Red carpet del film Le idi di marzo che inaugura il 68esimo festival del cinema di Venezia. nella foto: Violante Placido © Piergiorgio Pirrone- LaPresse 31-08-2011  Venice Lido 68 Venice Filmfestival "The ides of march"  for the opening red carpet of the 68Venice cinema festival. In the picture: Violante Placido

L’attrice racconta di essere stata vittima dei bulli quando si è trasferita negli Stati Uniti e ha frequentato una scuola a Los Angeles. “Le altre ragazzine – continua – già si depilavano, alcune portavano lenti a contatto colorate. Io ero intimidita, impaurita, e troppo orgogliosa per fare il primo passo”.
“Mi facevano piccoli ricatti, sottili violenze psicologiche, non fisiche. Il rappresentante di classe aveva il compito di fare l’appello e mi faceva mettere in punizione per ritardi minimi. Oppure qualcuno m’invitava al cinema, ma a patto che lo facessi copiare in spagnolo, in cui ero la prima della classe. Mi offrivano amicizia sotto forma di ricatto. E se invece, in classe, davo aiuto a quelli più emarginati di tutti, facevano la spia”.
Violante ha un figlio di tre anni che sta educando a vivere il rapporto con gli altri in maniera sana: “Per ora, Vasco è solare, giocherellone e ha un suo senso di giustizia innato: una volta, un amichetto ha strappato un gioco a una bambina e lui è intervenuto, ha detto ‘ridaglielo, è suo’. Cerco innanzitutto di essere io per prima rispettosa nei suoi confronti. Non puoi chiedere a un bimbo di essere giusto se il senso di giustizia glielo insegni con la coercizione. E se gli trasmetti autostima, sarà difficile che senta il bisogno di prevaricare qualcuno”.

Barbara D’Urso e Loredana Bertè, bacio saffico in studio a fine trasmissione

Confessioni choc di Loredana Bertè, ospite ieri di Barbara D’Urso a ‘Domenica Live’. La cantante, infatti, ha raccontato di essere stata vittima di violenza sessuale da giovane e ha parlato anche del suicidio della sorella, Mia Martini.

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Dopo la toccante intervista, Loredana si è concessa ad un siparietto decisamente trash per concludere la puntata di ‘Domenica Live’: insieme a Barbara D’Urso si è infatti lasciata andare ad un casto bacio saffico di fronte a tutto il pubblico in studio, poi immortalato anche sui social dalla conduttrice Mediaset.