Due suore missionarie tornano dall’Africa incinte, imbarazzo in Vaticano: «Violate regole rigide»

Dopo il caso della monaca di un convento in provincia di Messina, che ha scoperto di essere incinta dopo un viaggio in Africa, un altro episodio analogo, sempre in Sicilia, mette in imbarazzo il Vaticano. Le due religiose, entrambe africane, hanno infatti scoperto di essere incinte dopo essere tornate in Italia da un viaggio nei paesi d’origine.

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Il caso ha suscitato un certo clamore anche al di fuori dell’Italia: anche il Daily Mail racconta la vicenda delle due suore, una proveniente da un convento nei monti Nebrodi e un’altra residente in provincia di Ragusa. Il primo caso, in ordine cronologico, ha riguardato la suora, appartenente a un ordine monastico del Messinese: la donna si è trasferita a Palermo per prepararsi alla gravidanza e con tutta probabilità abbandonerà la vita ecclesiastica per crescere il figlio che porta in grembo.

L’altro caso, invece, riguarda una madre superiora proveniente dal Magacascar, che dopo aver accusato forti dolori allo stomaco si è recata in ospedale e ha scoperto di essere incinta. La suora, impegnata in una casa di cura per anziani del Ragusano, sarebbe invece già tornata nel proprio paese d’origine.

Il Vaticano ha già avviato delle indagini in merito ai due imbarazzanti episodi. Fonti vicine alla Santa Sede spiegano infatti: «C’è grande costernazione di fronte a queste vicende, entrambe le suore hanno avuto rapporti sessuali nei loro paesi d’origine, nonostante avessero professato il voto di castità. Ci sono regole rigide che sono state violate ma ora la cosa più importante è il benessere dei figli che aspettano».

Emanuela Orlandi, le tombe in Vaticano sono vuote. Sparite pure le ossa di due principesse. Il fratello Pietro: «Incredibile»

Non c’era assolutamente nulla nelle due tombe all’interno delle mura vaticane, nel cimitero teutonico. Non sono stati trovati «né resti umani, né urne funerarie».
Eppure sono state aperte per tentare di far luce sul caso di Emanuela Orlandi, la ragazza di cui si sono perse le tracce da 36 anni. Un mistero che continua a restare tale, solo che dopo lo stupore scuscitato dall’ultimo nulla di fatto, la vicenda si arricchisce di particolari che suscitano nuovi interrogativi.

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Il portavoce vaticano Alessandro Gisotti fa sapere nel dettaglio che «l’accurata ispezione sulla tomba della Principessa Sophie von Hohenlohe ha riportato alla luce un ampio vano sotterraneo di circa 4 metri per 3,70, completamente vuoto. Successivamente si sono svolte le operazioni di apertura della seconda tomba-sarcofago, quella della Principessa Carlotta Federica di Mecklemburgo. Al suo interno non sono stati rinvenuti resti umani». Già, ma come sia stato possibile tutto ciò nessuno ancora lo sa.

La ristrutturazione del vano trovato vuoto sotto la tomba nel Cimitero Teutonico «non era di duecento anni fa», sottolinea infatti il fratello di Emanuela Orlandi, Pietro, all’uscita del Cimitero Teutonico spiegando che le pareti erano in cemento e non in calce. «Non c’era nulla, nulla, neanche le principesse», riferisce spiegando che le segnalazioni che avevano avuto, in merito alla possibile sepoltura di Emanuela nella Tomba dell’Angelo «non erano anonime». L’avvocato Laura Sgrò aggiunge: «Tutto ci spettavamo meno che di trovare le tombe vuote».
Si è infatti aperto un nuovo giallo: «Ora anche i familiari delle principesse dovranno chiedersi che fine hanno fatto le ossa», dice sempre Pietro Orlandi. Ma bisogna anche capire che documentazione sia in possesso del Vaticano relativamente al contenuto delle tombe.
Attacca monsignor Gianfranco Girotti, già reggente della Penitenzieria apostolica da sempre interessato al caso della figlia del commesso del Vaticano di cui si sono perse le tracce 36 anni fa: «Stiamo parlando di tombe degli anni passati, che appartengono ad alcune famiglie principesche che chiedevano di aver lì la sepoltura. Con il passare degli anni, come succede in molti altri cimiteri, le spoglie vengono tolte e portate altrove e sul posto resta la storia commemorativa della famiglia. Il caso Orlandi finisce qui: il Vaticano ha voluto dire stop alle tante illazioni».