Via col vento rimosso dalla HBO negli Usa: «Film razzista»

Via col vento un film razzista. Questa sarebbe la motivazione per cui la storica pellicola è stata rimossa da Hbo Max, il servizio di video on demand Usa. Il film, del 1939, è stato definito con pregiudizi razziali e per questo eliminato, un gesto che ha probabilmente a che fare con le numerose proteste antirazziste di questi giorni negli Usa conseguenti alla morte di Floyd.

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Il film racconta la guerra di secessione americana, lo scontro tra nordisti e sudisti per l’abolizione della schiavitù dei neri. Si tratta di un film storico, in cui viene mostrata la difficile condizione dei neri in schiavitù, ma resta un film di livello, che vinse ben 8 premi Oscar, compreso quello per la migliore attrice non protagonista, assegnato allora a Hattie McDaniel, che divenne così, paradossalmente, la prima attrice nera a vincere la prestigiosa statuetta. Inoltre, più che istigare al razzismo, racconta un capitolo della storia americana.

A motivare l’esclusione dello storico film dal catalogo di Hbo Max è stato un portavoce della stessa società di intrattenimento, nell’ambito di un’intervista concessa sempre ieri alla rivista Variety che spiega che si tratta: «un prodotto del suo tempo e raffigura alcuni dei pregiudizi etnici e razziali che, purtroppo, sono stati all’ordine del giorno nella società americana. Queste rappresentazioni razziste erano sbagliate allora e lo sono oggi e abbiamo ritenuto che mantenere questo titolo senza una spiegazione e una denuncia di quelle rappresentazioni sarebbe irresponsabile».

«Pechino ha creato e nascosto il virus, abbiamo le prove». Gli Usa accusano la Cina

Con la pandemia di coronavirus che supera i 3,4 milioni di casi con circa 240mila morti, si fa ormai durissimo lo scontro tra gli Stati Uniti e la Cina, bersaglio da settimane di accuse da parte dell’amministrazione Trump.

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Se domenica il segretario di Stato Mike Pompeo aveva indicato nei laboratori di Wuhan l’origine del Covid-19, parlando di «enormi prove» a supporto, ieri il presidente americano ha rincarato la dose: «Hanno cercato di nasconderlo ma non ci sono riusciti», ha spiegato Trump, precisando che la Cina ha consentito che il virus si diffondesse «nel nostro Paese e in altri». Con il gigante asiatico fermo per le festività del Primo Maggio, a rispondere alle parole di Washington ci ha pensato la tv statale Cctv, che ha definito le parole di Pompeo «pazze ed evasive»: il ministro degli Esteri americano «non ha alcuna prova e nell’intervista bluffava», ha rincarato la dose il quotidiano cinese in lingua inglese Global Times, che ha chiesto a Pompeo di «presentare queste cosiddette prove al mondo, e in particolare al pubblico americano che cerca di ingannare di continuo», mentre l’amministrazione continua la sua «guerra di propaganda».

Anche il Regno Unito si è poi schierato dalla parte degli alleati d’Oltremanica, con Downing Street che ha chiesto che vengano date risposte sull’«origine» del coronavirus. «Non faccio commenti su questioni di intelligence», ha detto il portavoce del premier Boris Johnson, aggiungendo però che «chiaramente ci sono domande alle quali occorre dare risposte sull’origine e la diffusione del virus, anche per garantire di essere preparati meglio davanti a future pandemie globali».

Nel frattempo su media internazionali filtrava un rapporto degli 007 della Five Eyes in cui si descrivevano i tentativi iniziali del regime cinese di insabbiare le tracce del Covid-19 e di minimizzare l’epidemia, limitando anche le ricerche online sulla nuova misteriosa polmonite che stava colpendo il Paese. Mentre nel mondo l’emergenza continua e contagi e vittime anche, lo scontro sulle responsabilità si fa ogni giorno più aspro.

Foto dell’americano bendato, i media Usa: «Atto illegale». Salvini: «Vittima solo il carabiniere»

La foto di uno dei due americani fermati per l’omicidio del carabiniere Mario Cerciello Rega a Roma, Gabriel Natale-Hjorth, con gli occhi bendati, apre il sito della Cnn, che parla di «un’immagine scioccante» e riferisce dell’avvio delle indagini sullo scatto. La foto rimbalza anche sugli altri media americani, dal Washington Post al Los Angeles Times che, citando le autorità italiane, parlano di «atto illegale». Oggi si terrà alle 12 il funerale del carabiniere ucciso, nella sua Somma Vesuviana.

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La foto rimbalza anche sugli altri media americani, dal Washington Post al Los Angeles Times che, citando le autorità italiane, parlano di «atto illegale».? Il carabiniere che ha messo la benda al giovane americano arrestato per l’omicidio del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega sarà immediatamente spostato ad un reparto non operativo. Lo si apprende dai carabinieri. Il ragazzo bendato in caserma è stato anche immortalato con una foto circolata in alcune chat.

Dal canto suo il procuratore generale di Roma, Giovanni Salvi, afferma che in base alle informazioni fornite dalla Procura sulle «le modalità con le quali è stato condotto l’interrogatorio consentono di escludere ogni forma di costrizione in quella sede: gli indagati sono stati presentati all’interrogatorio liberi nella persona, senza bende o manette. All’interrogatorio é stato presente un difensore ed é stato condotto da due magistrati, è stato registrato e ne è stato redatto verbale integrale. Gli indagati sono stati avvertiti dei loro diritti». Le verifiche proseguiranno «per accertare chi, per quali ragioni e per disposizione di quale autorità abbia bendato l’indagato e abbia ritenuto di tenere l’indagato in manette, si accetteranno anche eventuali responsabilità per omessa vigilanza», ha aggiunto Salvi. Dunque la confessione del delitto resta per ora intangibile e non inficiata, stando a ciò che dice la Procura, da nessuna condotta scorretta.

Perché la foto a Natale Hjort potrebbe essere stata scattata, quindi, nelle ore precedenti all’interrogatorio durante il quale Finnegan Lee Elder ha ammesso di essere stato lui l’autore materiale delle coltellate. Ma la difesa vuole vederci chiaro. E forse usare lo scatto come grimaldello per la tesi difensiva. «Quella foto mi ha fatto davvero un brutto effetto. Oggi abbiamo provato ad andare in carcere per parlare con il mio assistito ma non è stato possibile: voglio capire cosa sia successo e se anche lui è stato bendato e legato», ha commentato l’avvocato Francesco Codini, difensore di Elder. Sulla vicenda si è accesa anche una polemica a livello politico.

«A chi si lamenta della bendatura di un arrestato, ricordo che l’unica vittima per cui piangere è un uomo, un figlio, un marito di 35 anni, un Carabiniere, un servitore della Patria morto in servizio per mano di gente che, se colpevole, merita solo la galera a vita», ha commentato il ministro dell’Interno, Matteo Salvini. Parole su cui è intervenuto l’ex presidente del Senato Pietro Grasso affermando che «chi rappresenta lo Stato non deve fare queste cose. Chi fa il Ministro della Repubblica non deve giustificarle. Penso che quella foto sia la prova di almeno un paio di reati, e probabilmente una buona arma in mano agli avvocati difensori.

“Growing Up Supermodel”, arriva il nuovo reality sui figli di…

Saranno famosi, anzi lo sono già. Da Kaia Gerber, figlia della leggendaria top model Cindy Crawford a Paris Jackson, figlia di Michael Jackson e poi le sorelle Hadid, figlie di Yolanda e Mohamed Hadid, Kendall Jenner, nata da Kris Jenner e Caitlyn Jenner, Sistine Stallone e Sofia Richie. Questi solo alcuni dei protagonisti di “Growing Up Supermodel”, il nuovo reality televisivo made in Usa, che il 15 agosto debutterà sul canale Lifetime.

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Belli, intraprendenti e già proiettati nel mondo della moda. Il nuovo reality entra nella vita di giovani modelli e modelle, figli di celebrities del calibro di Lionel Richie o Sylvester Stallone per documentare luci ed ombre del loro percorso artistico nello showbiz&fashion system. Cognomi celebri e una mission comune: uscire dall’influenza dei genitori e farsi valere per i propri meriti. Tra i figli “celebri” anche quelli di Ricky Schroder, Cambrie e Faith Schroder e la figlia del boxer Oscar De La Hoya e di Shanna Moakler, Atiana De La Hoya.
Con i geni dei loro genitori “top” e bellissimi, questi cosiddetti “figli di” sembravano destinati a sicuro successo, ma il DNA spesso determina solo una parte del loro cammino. Questa nuova generazione di “supermodel”, armati di un formidabile codice genetico, deve fare i conti con una realtà in cui spesso il cognome famoso diventa un’arma a doppio taglio. “Growing up Supermodel” segue le loro dinamiche familiari e le loro carriere, tra sogni, speranze e tanto lavoro…