Claudia Gerini, l’intervista esclusiva: «Vi racconto come ho passato questi giorni di quarantena»

Claudia Gerini, è passato ormai oltre un mese dalle prime misure di contenimento e distanziamento sociale adottate per contrastare il coronavirus.

L’isolamento in casa è diventata la nostra realtà quotidiana, con che stato d’animo stai vivendo questo periodo?
«In un primo momento la sensazione era di incredulità per quanto di spaventoso stava accadendo nel nostro Paese e per le decisioni adottate dal Governo, nuove per tutti. Poi si è fatta largo la speranza: che questa emergenza sia superata al più presto, soprattutto per tutte le persone colpite, per il Nord Italia e per il Paese intero. Resto però sempre positiva, sfruttiamo al meglio questi momenti».

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In che modo? Come sta trascorrendo queste giornate?
«Facendo tante cose, aiuto mia figlia a fare i compiti, noi mamme che lavoriamo siamo sempre tanto prese e finalmente ci possiamo godere di più i figli. Poi faccio un po’ di ginnastica, chiamate con la famiglia, cucino e ho trovato anche il tempo di leggere. Ma questo periodo, che a tratti può nascondere momenti di noia, è anche uno scrigno da cui tirare fuori la nostra creatività: inventiamo giochi e ricette e abbiamo anche dipinto delle magliette. Esco solo per andare a fare la spesa e andare in farmacia. La giornata, alla fine, vola».

Quale sarà la prima cosa che farà una volta finito l’isolamento?
«Mi piacerebbe andare al mare, mi manca tanto il mare, vorrei andare su una bella spiaggia e farmi un tuffo».

Cosa avremo imparato da questo periodo? E di cosa avremo bisogno?
«Avremo imparato che siamo tutti uguali, nessuno è meglio, nessuno è peggio, non c’è ricco, non c’è povero, bianco, giallo, nero. Siamo tutti esseri umani, deboli e bisognosi di solidarietà e di conforto. E avremo un grande bisogno di abbracci».

Un timore o un augurio per il futuro?
«Ci sarà bisogno di una forte ripresa economica e la paura è che rimangano indietro tante famiglie. Speriamo che presto ci si riesca a rimettere in carreggiata. L’augurio è che l’Italia si riprenda più forte di prima. Gli italiani hanno dimostrato un forte patriottismo, le persone si stanno unendo, c’è tanta solidarietà, voglia di stare insieme e di aiutarsi, voglia di condivisione e, soprattutto, di gridare al mondo che l’Italia è un grande Paese».

Un appello ai romani?
«Romani, lo so che Roma è una città di una bellezza struggente ed è impossibile stare lontano da queste strade, da questa luce. Però dobbiamo tenere duro perché al momento l’unico vaccino che abbiamo è restare a casa».

Modella di 14 anni collassa e muore dopo 13 ore di sfilate no-stop

Sul suo contratto c’era scritto che doveva lavorare un massimo di tre ore al giorno, in realtà ne passava almeno 12 sfilando, senza assicurazione medica né giorni di festa. Venerdì, dopo l’ennesima, estenuante giornata passata in passerella a Shanghai è collassata e, dopo due giorni di coma, è morta.

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Vlada Dzyuba aveva solo 14 anni, veniva dalla città russa di Perm, e da tre mesi era impegnata in una serie di sfilate in Cina. Secondo la prima ricostruzione medica la giovane soffriva di meningite cronica ed esaurimento nervoso. Adesso è partita un’indagine, che ha riaperto il dibattito sulle condizioni di lavoro, anche minorile, nel mondo della moda. Mosca ha chiesto chiarimenti alla Cina e alla società per cui Vlada lavorava. Sulla vicenda sta indagando anche l’autorità del Cremlino sui diritti umani, Pavel Mikov.
Secondo le prime ricostruzioni, la 14enne non aveva un’assicurazione medica e il decesso è stato causato da una meningite cronica, aggravata da un grave esaurimento nervoso. A riportare la notizia sono i tabloid britannici, che citano una ricostruzione del The Siberian Times, secondo cui la ragazza aveva la febbre altissima quando ha iniziato a sfilare. Dodici ore dopo, è collassata per la stanchezza. La madre, disperata, ha raccontato che Vlada le diceva sempre che si sentiva stanca, e che voleva dormiva. «Io la pregavo di andare all’ospedale». La donna stava cercando di ottenere un visto per raggiungerla. Il capo dell’agenzia di moda che aveva dato a Vlada la possibilità di partire per il suo viaggio di lavoro, Elvira Zaitseva, ha ammesso di non aver controllato il contratto della ragazzina: «Adesso raccogliamo ciò che abbiamo raccolto».