Baby sitter veronese uccisa di botte mentre difende la bimba in custodia. La polizia uccide l’aggressore

Una 46enne veronese è stata ammazzata a botte in Svizzera. La donna, Teresa Scavelli, di Oppeano, si era trasferita in Svizzera, nel Cantone di San Gallo, dove lavorava come baby sitter in una famiglia. Con inaudita violenza è stata assalita e picchiata a morte da un uomo, uno svizzero, che era entrato in casa. La 46enne, come riporta L’Arena di Verona, ha cercato di difendere la bambina che aveva in custodia.

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Il violento picchiatore, riporta il sito Rai del Tgr Veneto, sarebbe un 22enne del posto che soffriva di problemi psichici: penetrato nella casa, dove Teresa era con la bambina e la proprietaria, il giovane l’avrebbe colpita con un oggetto contundente. Tra lui e la vittima secondo la procura di San Gallo non vi erano legami e l’uomo sarebbe entrato nella casa per una scelta momentanea e casuale.

La polizia è intervenuta, allertata probabilmente dai vicini, e per fermare l’aggressore che continuava ad accanirsi sulla 46enne veronese ha dovuto sparargli. L’uomo è morto sul colpo. Teresa Scavelli, si legge nel sito Rai, calabrese di nascita e veronese d’adozione, aveva lasciato per lavoro il marito e i tre figli a Oppeano. Il funerale della donna veronese si svolge oggi alle 15, nella chiesa di Palù, dove ha vissuto per diversi anni.

Litiga con i genitori e si allontana da casa a otto anni: stuprata e uccisa da coppia di sposi

Vika Teplyakova è morta a soli otto anni dopo essersi allontanata da casa a causa di un litigio con i genitori. La bambina russa stava camminando quando sulla strada si è imbattuta in una coppia di sposi che si è offerta di darle un passaggio. Fatale è stato quell’incontro: Kristina Dvornikov e il marito Igor l’hanno stuprata e uccisa e hanno confessato tre giorni dopo la scomparsa a Novoaleksandrovsk, città situata nel Kraj di Stavropol’, nella Russia europea meridionale.

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In tanti si erano mobilitati nelle ricerche per aiutare i genitori. Lunedì scorso Dvornikov, 32 anni, ha raccontato alla polizia locale di averle dato un passaggio. «L’uomo ha detto alla moglie che avrebbe attaccato la bambina ma lei non avrebbe fatto nulla per fermarlo perché era troppo spaventata», ha dichiarato una fonte al Daily Mail.

Da una prima ricostruzione sembra che la piccola sia stata violentata e strangolata con un sacchetto di plastica lo stesso giorno in cui è scomparsa. La Dvornikov ha indicato alla polizia il luogo in cui era nascosto il corpo. Inizialmente Igor ha negato il rapimento, ma in seguito ha confermato quanto raccontato dalla moglie.

Poliziotta Sissy Trovato Mazza morta. La testimone: «Sesso tra agenti e detenute: ecco perché è stata uccisa»

«Sissy Trovato Mazza è stata uccisa da una collega per un giro di droga e sesso nel carcere». Queste parole, pronunciate da una detenuta del carcere penitenziario dove lavorava la poliziotta morta a Venezia, sono finite sotto inchiesta dopo che la presunta testimone è stata accusata di calunnia, come riporta il Gazzettino. Il corpo di Maria Teresa Trovato Mazza, detta Sissy, fu trovato in un lago di sangue nell’ascensore dell’ospedale di Venezia il primo novembre del 2016. Un proiettile le aveva oltrepassato il cranio portandola al coma per due anni. L’agente penitenziario, infatti, è morta il 12 gennaio 2019.

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Nell’autunno scorso, la Procura aveva chiesto l’archiviazione del caso come suicidio, salvo poi accogliere – mesi più tardi – la deposizione della detenuta rinviata ora a giudizio. La donna ha raccontato di aver raccolto le confidenze di Sissy e che all’origine della sua morte ci sia un giro di droga e sesso all’interno del penitenziario. Sissy aveva fatto delle segnalazioni ai suoi superiori nel tentativo di smascherare il traffico di sostanze stupefacenti e le relazioni sessuali tra agenti e detenute.

La detenuta ha puntato il dito contro una guardia, che avrebbe anche picchiato la vittima in passato. L’agente avrebbe agito su mandato dei vertici del carcere perché Sissy era diventata una presenza scomoda. Il pm Elisabetta Spigarelli ha cercato riscontri a quanto dichiarato dalla detenuta della Giudecca, nel frattempo uscita grazie a permessi premio, ma non ha trovato nulla. La donna sarà ora sottoposta a processo e le verrà chiesto il perché si sia fatta viva ben due anni dopo l’accaduto.

La detenuta ha raccontato di aver visto la guardia indicata particolarmente scioccata il giorno dell’aggressione a Sissy e di averla sentita mentre diceva a una collega che alla 28enne ci avrebbe pensato lei. La presunta colpevole si sarebbe anche inginocchiata davanti a lei per implorarla di non parlare. Lo scorso gennaio tra le due c’è stato un faccia a faccia nella speranza che la donna confessasse. Le due erano spiate, ma la poliziotta non ha né negato né ammesso le sue colpe. È soltanto scoppiata a piangere. Intanto, il prossimo 23 luglio si deciderà sulla richiesta di archiviazione per suicidio. I genitori di Sissy sperano che le indagini continuino.

Pakistan, Zohra, domestica a 8 anni, picchiata e uccisa per aver liberato due pappagalli

Zohra, una bambina di otto anni che lavorava come domestica in Pakistan, è morta malmenata dai suoi datori di lavoro, una coppia benestante di Rawalpindi, in Pakistan. La bambina 4 mesi fa aveva lasciato la città di Kot Addu, nella provincia del Punjab, dove viveva con la sua famiglia molto povera per andare a lavorare in casa della ricca famiglia. Era stata assunta per prendersi cura del loro bambino di un anno.

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Le avevano promesso che in cambio l’avrebbero fatta studiare, alcuni adesso sostengono che la famiglia della piccola è stata truffata. Zorha ha liberato due pappagalli in gabbia, per questo è stata picchiata. Per alcuni media locali è stato un incidente, la bambina stava dando da mangiare ai pappagalli e questi sono volati via. C’è chi parla di un gesto di sensibilità della piccola.
Ma la reazione dei datori di lavoro è stata tremenda: l’hanno picchiata e torturata fino a farla morire. Secondo il primo rapporto della polizia, quando i suoi carnefici l’hanno abbandonata in un ospedale i medici hanno fatto di tutto per salvarla, ma la piccola è morta il giorno stesso per le lesioni al viso, alle mani, sotto la gabbia toracica e alle gambe. Non si esclude che abbia subito anche un’aggressione sessuale. La polizia ha inviato campioni da analizzare per confermare o meno la violenza. La polizia ha arrestato entrambi gli accusati che hanno ammesso di aver torturato la bambina perché si era fatta scappare i loro pappagalli. Gli imputati si trovano ora in custodia cautelare Dai racconti degli imputati emerge che hanno continuato a colpirla a morte nonostante le urla e i pianti di lei, nonostante implorasse pietà. Su Twitter si è diffuso l’hashtag #JusticeForZohraShah, in tanti chiedono giustizia per la bambina e hanno diffuso dei disegni per renderle omaggio.

Marisa Pireddu uccisa dal marito con 40 coltellate. Lui ai carabinieri: «Il Covid è un complotto del governo»

Emergono nuovi particolari sulla morte di Marisa Pireddu, la donna uccisa ieri dal marito Giovanni Murtas che ha poi tentato il suicidio: l’uomo ha massacrato la moglie con una quarantina di coltellate, usando un pugnale con una lama di 20 cm che si era fabbricato da solo. È successo a Serramanna, nel cagliaritano: Murtas, falegname 58enne, al momento è ricoverato in terapia intensiva all’ospedale Brotzu di Cagliari. La coppia ha un figlio di 29 anni, parrucchiere, che al momento del delitto non era in casa.

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I carabinieri di Serramanna e del nucleo operativo della compagnia di Sanluri (Cagliari) che indagano sul femminicidio, lo hanno arrestato: secondo una prima ricostruzione Murtas avrebbe colpito la moglie al culmine di una lite per poi dirigere il coltello contro se stesso per suicidarsi. Sanguinante si sarebbe quindi affacciato alla finestra, gridando: «Adesso come faccio io, non posso vivere senza di te». A quel punto, il 58enne si sarebbe sdraiato nel letto dove giaceva il corpo martoriato della moglie.

Secondo quanto riferito dai militari, l’uomo in questi mesi era stato più volte trovato fuori casa e richiamato al rispetto delle misure di lockdown fino ad essere sanzionato. «Il Covid è un complotto del Governo per fare stare la gente a casa», avrebbe urlato ai Carabinieri. Secondo le prime ipotesi, però, gli inquirenti escludono che l’omicidio sia maturato per un malessere da lockdown. Agli atti comunque non risultano segnalazioni di precedenti, né di maltrattamenti né di violenze.

Palermo, Angela Maria Corona uccisa da due sicari assoldati dalla nipote

E’ a una svolta l’inchiesta sull’omicidio di Angela Maria Corona, la donna di 47 anni trovata senza vita in un sacco dell’immondizia nel palermitano. I Carabinieri hanno arrestato all’alba di oggi la nipote e due uomini che, secondo la Procura di Termini Imerese, sarebbero stati assoldati dalla donna “come sicari”. Sono accusati di omicidio e occultamento di cadavere.

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“L’attenta attività di indagine – spiega il Procuratore di Termini Imerese Ambrogio Cartosio – condotta con encomiabile decisione dai militari della Compagnia Carabinieri di Bagheria, ha consentito in tempi rapidi di formare una solida piattaforma probatoria sulla base della quale il gip del Tribunale di Termini Imerese ha ritenuto sussistenti gravi indizi di colpevolezza a carico dei tre indagati”.

Secondo la ricostruzione dei magistrati la nipote della vittima “avrebbe assoldato due sicari – dice il Procuratore – affinché , dietro corresponsione di un prezzo, l’aiutassero a uccidere la donna e occultarne il cadavere”. Il corpo di Maria Angela Corona, 47 anni, dilaniato da alcuni animali selvatici, forse cinghiali, era stato trovato dai carabinieri tra le sterpaglie lungo la strada provinciale 16 che collega Bagheria a Casteldaccia. Inizialmente era sembrato un vero rompicapo per i militari coordinati dal sostituto Daniele Di Maggio e dal procuratore capo di Termini Imerese Ambrogio Cartosio.

La donna, che era addetta alle pulizie in uno studio professionale, era scomparsa qualche giorno prima da casa a Bagheria. Erano in corso le ricerche quando è stato scoperto il cadavere. A presentare la denuncia di scomparsa era stato il compagno della donna. Sembra che all’origine dell’omicidio ci sia stata una lite in ambito familiare sfociata nel sangue. Oggi gli arresti.

Atleta uccisa da un fulmine durante la gara, le polemiche e le testimonianze: «Abbiamo sentito un boato e poi è caduta»

Si chiamava Silje Fismen l’atleta morta dopo essere stata colpita da un fulmine durante la Südtirol Ultra Skyrace a Bolzano. La skyrunner norvegese, 45 anni, si è accasciata subito dopo il boato. L’incidente è avvenuto dopo sette ore e ezza di corsa, mentre era ottava. Si trovava nei pressi del Lago di San Pancrazio e partecipava alla gara estrema di 121 chilometri con un dislivello di 7.554 metri perché di corse ne aveva vinte tante. Il temporale arrivato all’improvviso le è stato fatale ed è morta poco dopo in ospedale.

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La sportiva, una ricercatrice oncologica, aveva portato a casa molti risultati: il 27 agosto del 2016 al Tromso Mountain Ultra era arrivata quarta, lo scorso 31 maggio aveva vinto alla The Arctic Triple Lofoten Ultra-Trail. Secondo una prima ricostruzione erano le 19.00 quando è stata folgorata. Le autorità avevano deciso di interrompere la gara a causa del maltempo alle 18.30, ma lei e un gruppo di atleti stavano ancora correndo. Quando hanno sentito il boato, i suoi compagni di gara l’hanno vista cadere e hanno corso 30 minuti per chiamare i soccorsi perché i cellulari non prendevano.

La comunità di corridori è a lutto e l’organizzazione della gara ha cancellato le premiazioni e ha posto sulla copertina della propria pagina Facebook una candela. C’è, tuttavia, chi polemizza per aver trascurato la pericolosità delle condizioni meteorologiche. Per molti, la gara doveva essere annullata prima. «Già a mezzogiorno abbiamo mandato una squadra del soccorso alpino sul posto, ci aggiornavano ogni quindici minuti sulla situazione meteo», spiegava ieri l’organizzatore Josef Günther Mair. «Va precisato che le condizioni meteo non erano ottimali, ma non prevedevano un fortunale di quella portata. Abbiamo fermato gli atleti quando sono apparse quelle nuvole. In casi come questi si controlla il gps presente sui pettorali per studiare le loro posizioni, si può mandare un sms: ma non tutti lo vedono in tempo reale. Purtroppo l’unica soluzione è fermarli quando arrivano alle baite».