Live non è la D’Urso, Asia Argento contro Sandra Milo: «Vabbè ma questa è partita!»

Live non è la D’Urso, Asia Argento contro Sandra Milo: «Vabbè ma questa è partita!». Scontro a sorpresa nell’ultima puntata di Live non è la D’Urso Tra la figlia di Dario Argento e la Milo che ribadisce ancora una volta di non essere d’accordo sulla denuncia contro Weinstein fatta da Asia Argento.

5302330_0037_21_giugno_live_non_e_la_d_urso_diretta_asia_argento_sandra_milo

Asia Argento è la protagonista dell’uno contro tutti a Live non è la D’Urso. Nelle sfere contro la figlia di Dario Argento c’è Sandra Milo: «Io ti trovo una donna molto divertente, non trovo che sia coraggioso denunciare uno stupro dopo tanti anni e dopo che altri lo avevano già fatto. Inoltre, se un uomo ti ha stuprato perché ci fai un film insieme?». Asia prova a replicare prima pacatamente sottolineando di non aver fatto nessun film con Weinstein dopo lo stupro, ma la Milo va avanti e continua a parlare senza ascolta e allora la Argento sbotta: «A’ bella, non li ho fatti! Qualcuno le può fare un briefing? A’ Sandra, non ci ho più lavorato, me senti? Vabbè questa è partita. Ma non sente?»

Harvey Weinstein condannato per stupro e violenza sessuale e arrestato in aula

Harvey Weinstein è stato riconosciuto colpevole e condannato per stupro nei confronti di una donna e violenza sessuale ai danni di un’altra. L’ex produttore di Hollywood, al centro della campagna di accuse di violenze e molestie che ha dato via al movimento del #metoo, è stato però assolto dalle accuse di aggressione sessuale nei confronti di altre due donne, Miriam Haley e Jessica Mann.

5072210_1900_harvey_weinstein_condannato_stupro_violenza_sessuale

Erano in tutto cinque i capi di imputazione contestati a Weinstein. L’accusa di aggressione sessuale, per la quale era stato assolto, era quella che prevedeva la pena più lunga, dai 10 anni all’ergastolo. Mentre per le accuse di stupro e violenza sessuale per le quali è stato condannato rischia una condanna tra i cinque ed i 25 anni. Il processo di fronte alla New York State Supreme Court, che si era aperto all’inizio del mese, a due anni delle inchieste bomba di New York Times e New Yorker che hanno riportato le denunce di decine di donne che accusavano l’allora potentissimo produttore di Hollywood di abusi sessuali, stupro, molestie ed in genere di usare il suo potere nel mondo del cinema per approfittarsi delle giovani donne.

Sono state almeno 100 le donne che hanno accusato Weinstein, che ha 67 anni, ma le accuse che sono state presentate ai 12 giurati di New York erano basate sui casi di due donne, mentre i procuratori hanno portato la testimonianza di altre quattro donne per provare il comportamento predatorio di Weinstein. Subito dopo la lettura del verdetto di condanna, il giudice del tribunale newyorkese ha ordinato la detenzione di Harvey Weinstein senza possibilità di cauzione. L’avvocato Donna Rotunno ha così chiesto gli arresti domiciliari per il 67enne ex produttore cinematografico, citando «lettere dei medici» curanti ed il fatto «che non è stato condannato per le accuse più gravi». Ma il giudice non ha accolto la richiesta e Weinstein è stato ammanettato in aula.

Il giudice ha detto che trasferirà alle autorità carcerarie la richiesta di tenere il detenuto in infermeria fino alla sentenza, fissata per l’11 marzo scorso, in cui verrà annunciata la decisione del giudice sulla pena. In base alle accuse per le quali è stato ritenuto colpevole, Weinstein rischia fino a 25 anni di carcere. Anche oggi, come per le precedenti udienze, Weinstein è arrivato in aula camminando con un deambulatore. I suoi avvocati dicono che è necessario in conseguenza delle ferite riportate durante un incidente automobilistico avvenuto la scorsa estate. Intanto la sua portavoce ha già annunciato che uno dei legali «si sta già recando alla corte d’appello per presentare il ricorso».

Pamela Anderson e Julian Assange fidanzati, lei conferma: “Sì, ci amiamo”

«Sì, amo Julian Assange e voglio combattere con lui la guerra per i diritti dell’uomo». Sono parole di Pamela Anderson, che conferma a Vanity Fair le voci sull’amore con il giornalista di Wikileaks. Nei piani per il futuro, una casa in Francia, insieme all’ultimo figlio di Julian.

pamela-anderson-julian-assange

La scintilla, racconta l’ex bagnina di Baywatch, è scoccata grazie a Vivienne Westwood: «Ma quando l’ho incontrato, a più riprese, nella sua minuscola stanza nell’ambasciata dell’Ecuador – ricorda Pamela – mi sono accorta che non erano solo i suoi principi a interessarmi». E ora, la relazione tra i due «è talmente straordinaria e complicata che non saprei descriverla», racconta l’attrice, che difende il suo compagno dalle accuse di stupro: «Sono certa che Julian non abbia mai usato la violenza della quale è accusato. Non ci sono prove, a parte un preservativo rotto. È una montatura per estradarlo verso gli Stati Uniti, che vogliono distruggerlo. Per questo chiedo per lui asilo in Francia, come lo chiedo per tutti i rifugiati politici».