Ilary Blasi salva il paparazzo e lo ospita sullo yacht

Foto belle, spontanee e naturali, ma sono paparazzate. “La verità è che noi ce lo portiamo direttamente da casa”. Ilary Blasi regala un siparietto divertente al largo di Ponza quando si vede costretta ad ospitare in barca il fotografo che li stava spiando dal gommone. L’imbarcazione è in avaria e la moglie di Francesco Totti non ci pensa due volte a farlo salire sullo yacht: Vuoi qualcosa da bere?” chiede tra le risate. E lui si fa la doccia e mangia.

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“Non sei nessuno se non ti porti il paparazzo personale” ride Ilary mentre gira storie social con protagonista il fotografo che li segue nelle vacanze a Sabaudia. E poi gli offre un ottimo spuntino a base di sushi e commenta: “Si tratta bene eh”. E ancora pubblica video del fotografo bagnato, impavido, rilassato, preoccupato e persino un fan col telefonino in acqua a caccia del “paparazzo famoso”. E durante la navigazione la Blasi ne approfitta pure per un appello: “Adotta anche tu un paparazzo”. Francesco, invece, posta filmati del mare cristallino e delle gambe della moglie in barca tra un selfie e l’altro.

Il papà le dona un rene, Marianna si salva: «Mi ha dato la vita due volte»

poster_009«Mio padre mi ha dato la vita due volte: quando mi ha concepito e il 13 dicembre di quest’anno, donandomi un rene». Così Marianna Maione dal letto dell’azienda ospedaliera Federico II racconta la sua storia. «Già ero molto legata a mio padre, ora lo sono ancora di più. Sul braccio ho un tatuaggio: l’iniziale del suo nome disegnata in modo da creare un cuore».

Marianna è napoletana, ha 26 anni e come tutte le ragazze della sua età ama la vita, l’indipendenza e la libertà. Ma ha dovuto drasticamente ridimensionare sogni ed ambizioni perché alcuni anni fa ha scoperto di soffrire di insufficienza renale cronica, combattuta con la terapia medica e il rispetto di stretti regimi di vita. Dalla scorsa estate è entrata in quella fase della malattia che conduce inevitabilmente alla dialisi salvo che non si riesca prima ad accedere al trapianto.

Ma la possibilità di trovare un organo compatibile e disponibile, quando ad attenderlo vi è una lunga lista di pazienti, non è assolutamente facile. Luigi, 56 anni, padre della ragazza, si informa e scopre che è possibile realizzare un trapianto di rene da donatore vivente e che se il trapianto viene effettuato prima che il malato entri in dialisi si possono ottenere migliori risultati in termini di sopravvivenza e qualità di vita. Non ci pensa su due volte: può essere lui il potenziale donatore. «Non ho mai avuto dubbi. Dal momento in cui ho scoperto che avrei potuto donare il rene a mia figlia ho avviato immediatamente l’iter, con grande determinazione» spiega Luigi.

L’uomo si rivolge al professore Michele Santangelo direttore della Uoc di Chirurgia Generale e dei Trapianti di Rene del Policlinico Federico II per offrirsi come donatore. Santangelo si dichiara immediatamente. L’ospedale si stava già riorganizzando nel riprendere l’attività di trapianto da vivente dopo uno stop durato 15 anni (l’ultimo risale al 2003) con metodiche più moderne che offrono maggiori vantaggi e garanzie al donatore.

L’iter per stabilire che il trapianto di rene si possa effettuare prevede un’attentissima analisi clinica, immunologica e psicologica da parte dell’equipe sulla coppia donatore-ricevente. Al termine di questa valutazione, una commissione costituita da un team di specialisti, estraneo all’iter clinico di studio della paziente, riesamina il caso per essere certi della correttezza della procedura e della consapevolezza del donatore e del ricevente. Concluso il riesame, la pratica viene rimessa al magistrato che, se ne riconosce la correttezza procedurale, ne autorizza il compimento.