Coronavirus, imprenditrice agricola assume i baristi rimasti senza lavoro

Dai bar e i ristoranti alla produzione di fragole sostenibili. Sei ragazzi della provincia di Rovigo, rimasti senza lavoro per l’emergenza Coronavirus, sono stati assunti da una giovane imprenditrice di Crespino, Sofia Michieli, 24 anni, che nel 2018 ha aperto una serra high tech che permette di duplicare la produzione di fragole rispetto ai metodi tradizionali.

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La sua è una delle storie raccontate dall’iniziativa #AgrifoodXRipartire del segretariato italiano di Prima (Santa Chiara Lab – Università di Siena). Sofia stava per iniziare la seconda primavera di raccolta, con la coltivazione fuori suolo con canaline mobili up and down che era entrata a regime, quando l’epidemia ha bloccato l’Italia e reso, tra l’altro, imprevedibile il prezzo delle fragole.

«Abbiamo avuto una grande richiesta di lavoro da parte di chi era rimasto a casa nella ristorazione e nei bar e abbiamo deciso di assumere altre sei persone per la stagione, oltre alle sei che avevamo già», racconta Sofia all’Ansa. «Non avevano assolutamente esperienza, – dice – gli abbiamo insegnato noi». L’impatto del Covid sui conti è ancora tutto da valutare, «potremo farlo solo a giugno, alla fine della raccolta, perché le operazioni finore le abbiamo svolte allo stesso ritmo, come se non ci fosse stato il virus. Il risultato sarà legato ai prezzi, che sono molto oscillatori con picchi in discesa e repentini picchi in salita», spiega l’imprenditrice, che ha vinto nel 2019 il Premio Smau per l’innovazione. La produzione della sua serra di 6 mila metri quadri ha un valore teorico di 100 mila euro, ma con questi prezzi potrebbe fatturare il doppio o la metà, è «del tutto imprevedibile». Così è difficile programmare il futuro.

«Eravamo sicuri di spendere nella lotta integrata per la protezione delle piante, abbinando, all’uso di mezzi chimici, il lancio di insetti utili antagonisti naturali, ma abbiamo rimandato al prossimo anno», spiega Sofia che, per aumentare la sostenibilità della produzione, mira anche a realizzare un ciclo chiuso di irrigazione e a produrre marmellate per ridurre gli sprechi. La serra, con il sistema Up and down, già consente di dimezzare l’uso di suolo, ridurre il consumo di acqua e rendere il lavoro meno pesante, grazie alla possibilità di operare in piedi, e rappresenta una protezione dai cambiamenti climatici. «Il tempo è sempre più impazzito, tra siccità per quattro mesi e poi bombe d’acqua che vanno a deteriorare il prodotto, la serra – conclude Sofia – ci offre anche la possibilità di avere un prodotto più sicuro».

Tina Cipollari e Vincenzo Ferrara nuovo fidanzato: «Ecco cosa mi ha fatto innamorare di lui»

Dopo il lungo matrimonio con Chicco in arte Kikò Nalli, durato tredici anni, la storica opinionista di “Uomini e donne” Tina Cipollari ha ritrovato il sorriso a fianco di Vincenzo Ferrara, imprenditore nel campo della ristorazione: “Mi sono innamorata prima della sua anima e poi del suo aspetto. Mi ha saputo conquistare col carattere e la personalità”.

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Gli opposti si attraggono: “Vincenzo è il mio contrario così ci, compensiamo – ha svelato a “Nuovo, che pubblica anche le immagini di una loro romantica passeggiata per Firenze – È paziente e pacato, non litiga mai e difficilmente si arrabbia. Quando si trova di fronte a un problema, cerca di superarlo con la sua positività. Insomma, è una persona che sorride spesso e questo ha contribuito a farmi innamorare di lui”.

Parlano di nozze, ma non sembrano affatto all’orizzonte: “Come tutte le coppie innamorate anche a noi capita di parlare di nozze. Ma sinceramente adesso non è il momento giusto, perché non avremmo il tempo per organizzarle. Se ne discute però non c’è nulla di concreto: non perché non ci sia la volontà, ma perché si tratta di una scelta importante. Sono reduce da un matrimonio, quello con Chicco, durato tredici anni e, prima di rimettermi nella stessa situazione, vorrei pensarci bene”.

Intanto non mancano le “follie” di coppia: “L’anno scorso, una sera abbiamo deciso all’ultimo momento di andare in montagna e siamo partiti poco prima di mezzanotte. Era inverno, il tempo non era dei migliori e la strada è diventata ben presto disastrata. Mi sembrava di essere tornata a Pechino express, ma alla fine abbiamo raggiunto la nostra meta”.