Simona Ventura accusata di evasione fiscale per 500mila euro, il pm: «Ha smesso di pagare»

Simona Ventura «ha smesso di pagare» il debito tributario e ha perso «il beneficio della rateizzazione». Lo ha fatto presente ieri in aula il pm di Milano Silvia Bonardi, depositando una nota dell’Agenzia delle Entrate, nel processo milanese a carico della conduttrice tv accusata di evasione fiscale per circa 500mila euro. «Non è stata in grado di andare avanti», ha spiegato un commercialista, consulente della difesa che, rispondendo agli avvocati Jacopo Pensa e Federico Papa, legali di Ventura, ha parlato di un «accertamento “cattivo”» da parte della Guardia di Finanza.

Simona-Ventura-2Di fatto sulla società, che secondo l’accusa non è operativa, vengono scaricati costi personali come parrucchieri, biglietti aerei, fiori o make up, il tutto per avere vantaggi sulla tassazione. Prima del consulente della difesa sono stati sentiti altri due testimoni, di cui uno ha sostenuto di «non aver mai discusso, mai parlato dei profili fiscali o tributari della società» con la conduttrice tv. L’ultima teste verrà ascoltata nell’udienza del 18 marzo prossimo. La Ventura potrebbe rilasciare dichiarazioni spontanee, il 13 maggio è prevista invece la discussione delle parti.

Max Felicitas, il pornoattore rivela: «Io sono il futuro, ecco quanto guadagno. E su Rocco Siffredi…»

Max Felicitas è il pornoattore emergente, l’uomo del momento del mondo dell’hard. In un’intervista a La Zanzara su Radio24 ha svelato quanto riesce a guadagnare al mese. «Attualmente sto fatturando più o meno quindicimila euro al mese. E voglio sottolineare che sono l’unico pornoattore che fattura in Italia. Io pago le tasse in Italia», dice ai microfoni di Giuseppe Cruciani.

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Max Felicitas ha 26 anni, è friuliano, e si considera il futuro del porno. «Ho iniziato a fare film porno a 21 anni – racconta – E in famiglia, a casa, sono tutti incazzati. Mia madre ha visto un documentario su di me, ha visto una scena. Ha detto: ma che sei velocizzato? In realtà ero io che sc***vo forte con la tipa. Non credo avrebbe il coraggio di vedere un mio film».

Il giovane pornoattore non risparmia continue frecciatine a Rocco Siffredi. «Secondo me Rocco non ama sufficientemente l’Italia – dice – e dovrebbe tornarci per pagare le tasse. Uno deve amare anche materialmente l’Italia, non solo ideologicamente. Anche Rocco dovrebbe pagare qualche volta le tasse in Italia. Rocco? Io sono il futuro, ho 26 anni». Infine rivela il suo sogno erotico: «Vorrei realizzare un “threesome”, io, Carmen Di Pietro e Lory Del Santo. Intanto ci conosciamo e poi ovvio, io non riesco a trattenermi».

Balotelli e la scommessa dello scooter, arriva la multa per l’amico: quanto dovrà pagare per lo scherzo

Ammonta a circa mille euro, che potrebbero diventare 4mila se il pagamento dovesse avvenire oltre i 60 giorni, la sanzione amministrativa che il Reparto reati contro l’ambiente della Polizia Municipale di Napoli ha comminato all’imprenditore Catello Buonocore, protagonista sabato scorso, di un video dove, per vincere una scommessa da duemila euro con l’amico calciatore Mario Balotelli, si è tuffato nel mare di Mergellina, a Napoli, in sella a uno scooter.

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Una sanzione amministrativa è stata comminata anche al proprietario del motoveicolo il quale sarà tenuto a versare l’intera cifra se Buonocore non dovesse pagare. Gli agenti della Polizia Locale, guidati dal capitano Enrico Del Gaudio, hanno sequestrato a fini di confisca lo scooter, sprovvisto di polizza assicurativa e di revisione, e contestato anche la guida senza casco a Buonocore. Sottratti anche 5 punti dalla patente al trasgressore e al proprietario del motoveicolo.

La truffa: «Sono Andrea Pirlo», e ordinava al telefono vestiti per migliaia di euro senza pagare. Denunciato

«Sono Andrea Pirlo», e ordinava vestiti per migliaia e migliaia di euro: ma il raggiro è stato smascherato dalla polizia e il protagonista della truffa, un 48enne di Valenza (Alessandria) è stato denunciato per truffa e sostituzione di persona. Una storia raccontata nelle pagine locali del quotidiano La Stampa: il falso Pirlo telefonava ai negozianti ordinando capi di abbigliamento per migliaia di euro, chiedendo all’occorrenza anche un po’ di sconto.

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L’uomo usava il nome del ‘Maestro’ ex Milan e Juventus per ordinare gli abiti rimandando eventuali pagamenti: la compagna (anche lei denunciata) gli dava manforte spacciandosi come collaboratrice del famoso ex calciatore e ritirando gli articoli. La truffa è però finita quando al vero Andrea Pirlo è arrivata una serie di solleciti per acquisti che non aveva mai fatto: l’ex centrocampista campione del mondo nel 2006 ha così presentato una querela che ha fatto partire le indagini.

80mila euro di cachet, Gigi DʼAlessio: “Canto io ma mangiamo in 400”

Il cantante spiega come solo una parte dei soldi resta in tasca sua: “16mila euro vanno allo Stato, e poi ci sono i musicisti, i fonici…”. Lʼopposizione: “60mila euro da imputare al bilancio comunale”
Dopo le polemiche sul maxi-cachet di 80mila euro pagati per averlo in concerto, Gigi D’Alessio risponde dal palco di Pratola Serra (Avellino). “Ricordatevi che qua stiamo sempre uno a cantà e 400 a mangià” – dice il cantante, che spiega come quella cifra non finisce interamente nelle sue tasche. “16mila vanno allo Stato, all’Iva”, mentre un’altra parte serve per pagare gli addetti ai lavori (come “la sicurezza, i musicisti, i fonici”).

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Gli 80mila euro – che secondo D’Alessio sono “soldi offerti da 42 sponsor”, poiché “il Comune non ha tirato fuori un euro” – servirebbero altresì ad allestire “il palco” e impiegare “i furgoni”, “i camion”, nonché a pagare “gli alberghi, l’Enpals, la Siae”. La polemica sul maxi-cachet era stata sollevata sul piano politico dall’opposizione (“Hanno pagato i cittadini”) dell’amministrazione comunale vigente di Pratola Serra, guidata dal sindaco Emanuele Aufiero.
L’opposizione: “Il concerto costa 90mila, di cui 60mila imputabili al Comune” – In una nota, il gruppo di opposizione “Siamo Pratola Serra” è ritornato sul costo del concerto di Gigi D’Alessio, sottolineando come sia vero che “uno canta e quattrocento magnano”, ma anche che “i cittadini di Pratola Serra pagano”.
I soldi impiegati per permettere l’esibizione live ammonterebbero “a oltre 90 mila euro”, di cui “circa 60mila da imputare al bilancio comunale”, “mentre il cantante parla di soli 80mila”. Invocando trasparenza sui soggetti che hanno finanziato l’evento musicale, il gruppo sottolinea che gli “sponsor e relative somme versate non coprono affatto l’intero costo del concerto”, ma un totale di “32.600,00 euro”.

Barbara D’Urso non dovrà più pagare l’assegno all’ex marito

Barbara D’Urso, che ha appena festeggiato i 60 anni, da oggi non dovrà pagare più all’ex marito, Michele Carfora, l’assegno del divorzio riconosciutogli in primo grado dal Tribunale di Roma. Lo ha stabilito con sentenza pubblicata il 2 maggio scorso la Corte d’Appello di Roma. La presidente, Germana Corsetti, ha cancellato l’obbligo dell’assegno della anchor-woman di Canale 5, dopo che la D’Urso era stata denunciata penalmente dall’ex marito per il mancato pagamento di un assegno che non era dovuto e che non avrebbe mai dovuto essere versato.

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La notizia arriva nel giorno in cui una sentenza della Cassazione archivia definitivamente l’assegno di divorzio legato al tenore di vita matrimoniale, sostituendolo con nuovi parametri basati sulla valutazione dell’indipendenza o dell’autosufficienza economica dell’ex coniuge che lo richiede. Barbara d’ Urso e Michele Carfora si erano separati consensualmente nel 2006, dopo appena tre anni di matrimonio, ma al divorzio il marito ha chiesto l’assegno alla moglie. La D’Urso, difesa dall’avvocato Valeria De Vellis dello studio legale Carnelutti di Milano, secondo la Corte, oggi deve essere «definitivamente esonerata» dall’obbligo di versare l’assegno «divorzile» all’ex coniuge, perché Michele Carfora, formando una nuova famiglia dalla quale è anche nata una figlia, «ha determinato il venire meno dell’obbligo di solidarietà post-coniugale». Michele Carfora non aveva negato in giudizio la convivenza, ma aveva dichiarato che la stessa, durata quanto meno dal 2009 al 2016, si era interrotta. Tuttavia, la Corte d’Appello di Roma ha fatto valere il principio, espresso dalla Cassazione in alcune recenti sentenze, per cui la formazione da parte del coniuge divorziato di una nuova famiglia di fatto, «rescindendo ogni connessione con il tenore e il modello di vita caratterizzanti la pregressa fase di convivenza matrimoniale», determina la perdita definitiva dell’assegno divorzile e non la semplice sospensione dello stesso, a prescindere dalle sorti del nuovo nucleo familiare. Secondo la Corte d’Appello di Roma l’assegno non è dovuto anche perché durante il matrimonio ciascuno dei coniugi, entrambi personaggi dello spettacolo dotati di reddito, si manteneva da sé.