Barbara D’Urso, imbarazzo a Pomeriggio 5. L’ospite: «Se dico quello che penso di te mi arrestano». Lei reagisce così

Barbara D’Urso, imbarazzo in diretta. L’ospite in collegamento: «Se dico quello che penso di te mi arrestano». Lei reagisce così. Oggi, durante la puntata di Pomeriggio 5, la conduttrice si è collegata con l’ospedale di Pisa per parlare di un’iniziativa in favore dei malati di Covid-19: dei robottini che permettono ai degenti di videochiamare i propri familiari.

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In collegamento, il signor Gianfranco, che non è un degente del reparto covid, ma si è prestato alla prova della videochiamata. Barbara D’Urso si confonde e dice di essere in collegamento con l’ospedale di Genova e a quel punto inizia lo “show” del signor Gianfranco.

«Ne fai di paperelle», dice Gianfranco con un simpatico accento toscano. Barbara D’Urso risponde ironica: «Per fortuna che faccio paperelle, sennò sai che noia». L’inviata aggiunge: «Prima della diretta ha fatto dei complimenti rivolti a te Barbara, però non si possono dire…». Ma la conduttrice, tra le risate, insiste per sapere i complimenti e Gianfranco conclude ironico: «Non si possono dire, se dico quello che penso mi arrestano…». Risate in studio.

Donna dichiarata morta dai medici si risveglia nel sacco di plastica delle onoranze funebri in Paraguay

La corsa in ospedale, le speranze che si riducevano al lumicino di ora in ora e poi il triste annuncio dei medici: Gladys Rodríguez Duarte, 50enne di Coronel Oviedo, in Paraguay, non ce l’aveva fatta. Secondo i dottori era stata stroncata dal cancro alle ovaie. La notizia ha devastato la famiglia che non si attendeva un epilogo così accelerato.

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In realtà, mentre i familiari piangevano, la donna si stava già dimenando dentro la sacca nera di plastica consegnata dall’ospedale all’agenzia di onoranze funebre che doveva preparare il cadavere per il funerale.

Gladys era stata portata d’urgenza alla clinica di San Fernando sabato mattina, dopo un improvviso aumento della pressione arteriosa: secondo il rapporto della polizia è stata ricoverata alle 9.30 e affidata alle cure del dottor Heriberto Vera, che alle 11.20 ha comunicato la notizia della morte della donna al marito Maximino Duarte Ferreira e alla figlia Sandra. Per il medico, Gladys era stata stroncata dal cancro.

L’ospedale ha consegnato la sacca con il corpo della donna a un’agenzia di onoranze i cui addetti sono però sono allibiti nel vedere movimenti all’interno della sacca. Mentre uno di loro cercava di assistere quella donna, per fortuna non ancora del tutto cosciente, i colleghi hanno chiamato i soccorsi e ora la mamma è ricoverata in un altro ospedale: le sue condizioni sono stabili.

La figlia ha attaccato pesantemente il dottor Vera accusandolo di non aver nemmeno tentato di salvarla: «L’ha consegnata nuda come un animale insieme al certificato di morte. Non ha nemmeno tentato di rianimarla. Ci siamo fidati di lui, ecco perché siamo andati lì. Ma i medici non hanno fatto altro che consegnarla alle onoranze funebri».

Coronavirus, il condominio contro la dottoressa: «Fai attenzione quando rientri a casa». La rabbia dell’ospedale

Si fa presto a definire “eroi” o “angeli” i tanti medici, infermieri, operatori socio-sanitari e personale delle strutture ospedaliere che ogni giorno combattono in prima linea per fronteggiare l’emergenza coronavirus. L’importante, infatti, è che lo facciano restando ben lontani da noi. È l’amara realtà che emerge da quanto accaduto in provincia di Pisa, dove una dottoressa costretta a turni massacranti è finita nel mirino dei condomini: nei pressi del portone, infatti, è stato affisso un cartello che è stato condannato dai vertici dell’ospedale in cui la donna lavora.

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Come riporta Il Tirreno, la dottoressa lavora in un ospedale di Cisanello (Pisa) e, rincasando, ha trovato un messaggio diretto a lei: «Sappia che in questo condominio abitano una neonata di sei mesi e una signora ultraottantenne vedova. Perciò usi le massima precauzioni quando utilizza gli spazi comuni e deve toccare cancelli, scale, sottoscala e corrimano». La paura del contagio è comprensibile, ma un simile messaggio stride con una improvvisa riscoperta dell’importanza di alcune categorie di lavoratori che troppo spesso vengono bistrattati e che negli ultimi tempi invece si ritrovano incensati un po’ da tutti.

L’episodio ha scatenato la rabbia di Stefano Taddei, ordinario di Medicina e direttore della clinica medica 1 Universitaria, e di Marco Taddei, direttore di Medicina 4 dell’ospedale: «Questo è un atto vergognoso, che non può passare sotto silenzio. Quando i medici lasciano l’ospedale, tutto avviene in sicurezza e ogni ambiente viene igienizzato e sanificato».

Elena Santarelli rimprovera gli italiani: «Non vi lamentate: noi siamo chiusi in casa, altri in ospedale da mesi»

Elena Santarelli ha voluto parlare in merito a questo periodo di quarantena dovuta all’emergenza Coronavirus. Molte persone si stanno lamentando perché sono costrette a stare chiuse in casa, ma lei ha voluto fare a tutti un rimprovero e lo ha fatto attraverso un video sul suo account Instagram.

«Questo video è rivolto a tutti quelli che non hanno ancora capito la situazione che l’Italia sta attraversando. Un bacio da una mamma che ha passato una piccola, piccolissima tempesta. Piccola come un granello di sabbia».5114821_1812_elena_santarelli_ospedale_coronavirus

La showgirl parla dalla sua casa romana dove in questi giorni sta affrontando la quarantena con il marito e i suoi due figli. L’emergenza sanitaria è un tema che la tocca da vicino, dopo il difficile percorso che ha dovuto affrontare insieme al figlio Giacomo, recentemenre guarito da un tumore.
«Ciao, vorrei parlare a tutte quelle persone che si lamentano senza avere veri motivi per farlo e non a quelle che ogni tanto scherzano, come me, nella consapevolezza che questo momento è tragico. Bisogna fare una scala della tragedia, una scala delle lamentele, pensando a tutti quelli che ci circondano. Faccio la mia riflessione personale. Sono a casa, ma sono in una casa con tutti i comfort per mia fortuna e gratitudine. Ho un terrazzo e quando lo guardo dico ‘signore, grazie’, poi cammino per strada e vedo i miei bambini correre, sorridere, anche litigare in mezzo al casino. Ma è un bel casino. Loro sono in salute, così come tutti i membri della famiglia. Guardo poi la mia cagnolina Neve, soffice come un peluche e sono grata per averla con noi, perché un cane aiuta i bambini a sentirsi meno soli, riempie le giornate casalinghe e ci fa anche ridere. Perché quando si tratta di portarlo fuori si lanciano i dadi per scoprire chi si guadagnerà l’uscita per i bisognini. Ci sono tante cose per cui gioire ed essere grati, ma davvero tante ed ora abbiamo il tempo di apprezzarle e di capire quali siano. Noi siamo chiuse in casa, ma ci sono persone che sono chiuse in ospedale da mesi».

Poi fa riferimento alle famiglie che soffrono negli ospedali: «Ci sono mamme e ci sono papà che non sanno più cosa inventarsi in quegli ospedali, quando il loro unico spazio per giocare è il letto. Un piccolo letto, dove sono distesi i loro bambini e dove devono inventarsi che quello è il ‘Pianeta Dottore’, dove si guarisce e dove si torna a casa. Forse da vincitori. E comunque quando si combatte un male che si chiama cancro, con quella forza che solo i genitori sanno di avere, ricordatevi che non si è mai sconfitti. Le mascherine le mamme dei bambini immunodepressi le conoscono bene: loro le devono indossare sempre e sanno bene quanto siano soffocanti. Così come lo sanno i nostri medici ed infermieri da sempre. Quindi non vi lamentate se dovete indossarle per 30 minuti per andare al supermercato, o in farmacia, o per portare fuori il cane. Penso a quelle famiglie che non ce la facevano ad arrivare a fine mese prima del coronavirus ed ora tante di loro hanno perso il lavoro, non sanno come dare da mangiare ai propri figli. Preoccupazioni su preoccupazioni, aggiunte al Covid-19».

E conclude: «Non è un gioco. È un momento di forte riflessione per tutti, compresa. Scriviamo tutti i buoni motivi per essere felici, nonostante la tragedia e appendiamoli sul nostro frigorifero per sorridere ancora di più. Un bacio da una mamma che ha passato una piccola, piccolissima tempesta. Piccola come un granello di sabbia. Una mamma che ha imparato a sorridere ancora di più. Rimanete a casa, fatelo per tutte le persone più deboli, per i nostri figli, per i nostri genitori e per tutte le persone anziane. Grazie».

Nina Moric si sente male in Africa, il racconto ai fan: «So che siete preoccupati, ho passato una brutta giornata»

Brutta disavventura per Nina Moric durante il suo viaggio in Africa. È stata lei stessa a raccontare l’accaduto su Instagram nel tentativo di rassicurare tutti i fan. L’ex moglie di Fabrizio Corona ha spiegato di aver avuto una brutta giornata, ma di stare finalmente bene. La modella croata è un’assidua viaggiatrice e ama trascorrere le proprie vacanze in posti esotici.

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Nina era a Zanzibar insieme al figlio Carlos Maria e a Luigi Favoloso, con cui continuano i ‘tira e molla’. Nei giorni scorsi si era diffusa la notizia circa un suo ricovero in ospedale in seguito all’effetto di qualcosa che aveva ingerito. I fan preoccupati hanno cominciato a manifestarle tanto affetto e a tempestarla di domande al punto che l’artista ha pubblicato nelle stories di Instagram la verità sull’accaduto.

«Ragazzi – spiega – visto che in molti vi siete ‘preoccupati’ voglio dirvi che sto bene, ho passato una brutta giornata, ho bevuto istintivamente dell’acqua dal rubinetto qui in Africa e sono stata poco bene. Ora sto molto meglio». Il suo organismo non è abituato all’acqua dei Paesi non occidentali e una banale distrazione le avrebbe provocato il malessere. È infatti consigliabile in questi luoghi bere sempre dalle bottiglie.

Eutanasia in Olanda a 17 anni. Noa, stuprata da bambina, era depressa

Da bambina era stata violentata, e quegli abusi le hanno portato sofferenza e depressione per tutta la vita, fino alla sua tragica fine: sta facendo discutere la storia di Noa Pothoven, una ragazzina di appena 17 anni che è morta in Olanda dopo aver chiesto e ottenuto di ricorrere ad eutanasia. Per Noa la vita era diventata talmente insopportabile da non poter più andare avanti: se n’è andata in un letto d’ospedale, distesa nel salotto di casa sua.

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Un epilogo del tutto legale in Olanda: nel Paese infatti, secondo la legge, chiunque dai 12 anni in su può ottenere l’eutanasia se la richiede, ma solo se un medico stabilisce che la sua sofferenza è troppo grande e non c’è prospettiva di guarigione. La depressione che colpiva questa ragazza era perciò stata riconosciuta dai medici come troppo grave per essere combattuta: sono oltre 6,500 le persone che hanno ottenuto il suicidio assistito in Olanda nel solo 2017, circa il 4,4% dei 150mila decessi registrati nel Paese, scrive il Daily Mail.

LEGALE IN OLANDA Una pratica molto discussa, ma legale anche in alcuni degli Stati Uniti, nonché in Belgio e in Canada: Noa Pothoven aveva anche scritto un’autobiografia, intitolata Winning or Learning («Vincere o imparare»), in cui parlava della sua guerra quotidiana contro depressione, anoressia e sindrome da stress post-traumatico, dovute a quegli abusi sessuali di cui era stata vittima in tenera età. Noa scrisse quel libro perché voleva aiutare altri giovani nella sua stessa situazione, e per denunciare l’assenza delle istituzioni in questo senso.

IL TRAGICO POST SUI SOCIAL Domenica scorsa in un post sul suo profilo Instagram, la 17enne ha spiegato la sua decisione: «Ci ho pensato molto se condividere o meno quanto sto per fare, ma ho deciso di farlo comunque – recita il post – Forse per alcuni potrà essere una sorpresa, ma ci penso da molto tempo e non è una scelta impulsiva». «Andrò dritta al punto: entro un massimo di 10 giorni io morirò. Dopo anni di battaglie, sono stanca: ho smesso di mangiare e bere, la mia sofferenza è insopportabile e ho deciso di lasciarmi andare». «Respiro, ma non vivo più», le sue tragiche parole.

IL PRECEDENTE IN ITALIA La storia di Noa ricorda quello, avvenuto in Sicilia, di Alessandra Giordano, una insegnante di Paternò che lo scorso 27 marzo ottenne l’eutanasia in Svizzera, nella clinica Dignitas, la stessa in cui era morto Dj Fabo. Alessandra, depressa e con problemi psicologici, non era una malata terminale, ma soffriva di una forte depressione: sulla sua morte la Procura di Catania aprì un’inchiesta ipoteizzando il reato di istigazione al suicidio.

Alex, baby calciatore muore ad appena 12 anni: il mondo del calcio è sotto choc

alex parera morto 12 anni calciatore_07121809Il mondo del calcio è sotto choc per la morte di Alex Parera, baby calciatore e capitano dell’Ec Granollers, una squadra catalana di terza divisione: Alex aveva solo 12 anni ed era una colonna dell’under 13 del suo club. La notizia ha sconvolto il calcio spagnolo ed europeo: il ragazzino si era sentito male dopo la notte di Capodanno ed era stato ricoverato in ospedale, ma pochi giorni dopo non ce l’ha fatta.

Negli ultimi giorni tutto il calcio catalano e spagnolo si era stretto intorno alla sua famiglia: ma il giovane cuore di Alex non ha retto. Un dramma che fa tornare alla mente la tragica scomparsa di Davide Astori, meno di un anno fa, quella di Piermario Morosini nel 2012 e l’altra, proprio in Spagna, di Antonio Puerta, protagonista nel Siviglia che vinse la Coppa Uefa nel 2007 e stroncato da un infarto pochi mesi dopo.

«Alex Parera ci ha lasciati stasera. Inviamo le più sincere condoglianze agli amici e alla famiglia in questo momento difficile – si legge in un comunicato ufficiale del club – Capitano, il mondo del calcio ti ricorderà sempre e la tua stella brillerà di luce propria. Addio per sempre, piccolo». Parole che commuovono, nella speranza che si possa fare sempre di più in futuro per evitare tragedie simili tra gli atleti di tutte le età.