Sea Watch, Meloni: «Affondate la nave». Calenda: «Ricoveratela in un Tso»

«La nave deve essere affondata», così Giorgia Meloni in un videomessaggio pubblicato su Twitter in merito all’arrivo della Sea Watch al porto di Lampedusa con 42 migranti a bordo. «Allora io adesso mi aspetto che il governo italiano faccia rispettare quelle regole che le ong pensano di poter violare – dice la Meloni – e a norma di diritto internazionale questo significa che la Sea Watch è una nave che deve essere sequestrata, che l’equipaggio deve essere arrestato, che gli immigrati che sono a bordo devono essere fatti sbarcare e rimpatriati immediatamente e che la nave deve essere affondata».

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La nave Sea Watch dovrebbe attraccare al porto commerciale solo dopo le 20 di oggi. È quanto dice il sindaco di Lampedusa Salvatore Martello che sta seguendo le evoluzioni del caso. «La Sea watch può attraccare solo al molo commerciale e fino alle 20 c’è il traghetto che stasera partirà per Porto Empedocle – dice – solo dopo potrà attraccare». Ma non è escluso che i 42 migranti a bordo possano essere raggiunti dalle motovedette e fatti scendere a terra prima.

CALENDA: «RICOVERATE LA MELONI». MARTINA: «PAROLE VERGOGNOSE»
«I migranti vanno fatti sbarcare, gli altri paesi Ue coinvolti (che fanno esattamente quello che fa Salvini) se ne devono fare carico, il regolamento di Dublino concretamente superato, la Meloni ricoverata in un TSO. #SeaWatch». Risponde sempre su Twitter Carlo Calenda riferendosi alle parole di Giorgia Meloni.

«’Affondare la nave di una sbruffoncella’. Queste sono le parole della destra contro chi salva vite umane. Costruiamo l’alternativa a questa vergogna». Così sul social anche l’ex segretario e deputato del Pd Maurizio Martina, commentando le parole del ministro Salvini sulla nave Sea Watch.

SINDACO LAMPEDUSA: «SU SEA WATCH SCENEGGIATA DI PESSIMO GUSTO»
«Sulla nave Sea watch stiamo assistendo a una sceneggiata, e pure di pessimo gusto». Lo ha detto all’Adnkronos il sindaco di Lampedusa Salvatore Martello, che sta seguendo l’evolversi della situazione. «È una sceneggiata mediatica – dice il sindaco – Stanotte sono sbarcate otto persone e non c’ stato alcun porto chiuso. Come anche nei giorni precedenti. Poi, per 42 migranti che per 17 giorni stanno sulla nave, si sta scatenando il finimondo anche con implicazioni internazionali. Insomma, una sceneggiata di pessimo gusto».

SALVINI: «ATTO OSTILE,OLANDA SI FACCIA CARICO»
«Il governo olandese non può far finta di nulla: una nave battente bandiera dei Paesi Bassi ha ignorato i divieti e gli altolà e sta facendo rotta a Lampedusa. Ô una provocazione e un atto ostile: avevo già scritto al mio omologo olandese, e ora sono soddisfatto che l’Ambasciatore d’Italia all’Aja stia facendo un passo formale presso il governo dei Paesi Bassi. L’Italia merita rispetto: ci aspettiamo che l’Olanda si faccia carico degli immigrati a bordo». Lo dice il ministro dell’Interno Matteo Salvini.

ZINGARETTI CHIEDE INCONTRO A CONTE
«Le chiedo un incontro urgente per discutere delle politiche sul tema dell’immigrazione e della gestione dei flussi. Credo siano temi da affrontare in maniera seria, responsabile e istituzionale evitando di offrire al Paese questo osceno teatrino indegno per un Paese civile». Lo scrive il segretario nazionale del Pd Nicola Zingaretti in una lettera inviata al Presidente del Consiglio Conte sulla vicenda Sea Watch.

«Gentile Presidente del Consiglio – si legge nella lettera – le scrivo in queste ore drammatiche sulla vicenda che riguarda i 42 naufraghi da 14 giorni a bordo della nave Sea Watch. Stiamo assistendo ad un dibattito surreale e indegno per un Paese civile. Paese il cui Governo, le ricordo, non è stato rappresentato dal Ministro dell’Interno Salvini in sei vertici su sette che si sono svolti con i rispettivi ministri degli Stati europei, sede autorevole per porre il tema di una politica comune sui migranti a livello Ue». «Si gioca, quindi – prosegue la lettera – sulla pelle di questi naufraghi, di uomini e donne in mare: ci sono alcuni parlamentari che invitano addirittura ad affondare la nave. In questo contesto il Ministro dell’Interno Salvini ostenta come un trofeo questi naufraghi dimenticando che la chiusura dei porti, da lui tanto millantata, in realtà non esiste: anche in questi giorni continuano a sbarcare migranti, come ricorda lo stesso Sindaco di Lampedusa. Inoltre, il Dl Sicurezza bis recentemente approvato dal suo Governo prevede che la decisione sulla chiusura dei porti debba essere presa di concerto tra il Ministro dell’Interno, il Ministro della Difesa e il Ministro delle Infrastrutture e Trasporti, informando il Presidente del Consiglio».

«Per tutti questi motivi, mentre una delegazione di parlamentari del Partito Democratico si appresta a raggiungere Lampedusa – conclude il segretario del Pd – le chiedo un incontro urgente per discutere delle politiche sul tema dell’immigrazione e della gestione dei flussi. Credo siano temi da affrontare in maniera seria, responsabile e istituzionale evitando di offrire al Paese questo osceno teatrino indegno per un Paese civile».

Sea Watch 3, Carola Rackete: «Dovevo entrare, temevo che i migranti si suicidassero». Le scuse alla Finanza

«Erano iniziati atti di autolesionismo tra i migranti. Temevo si arrivasse ai suicidi», «non è stato un atto di violenza. Solo di disobbedienza. Ma ho sbagliato la manovra». Lo dice, in un colloquio con il Corriere della Sera attraverso i suoi legali, la capitana della Sea Watch 3, Carola Rackete.

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È ai domiciliari e non può rilasciare dichiarazioni, ma tramite gli avvocati ricostruisce i motivi che l’hanno indotta a forzare il blocco e la dinamica dell’urto alla motovedetta della Guardia di Finanza. «La situazione era disperata – fa sapere la trentunenne tedesca -. E il mio obiettivo era solo quello di portare a terra persone stremate e ridotte alla disperazione. Avevo paura», «da giorni facevamo i turni, anche di notte, per paura che qualcuno si potesse gettare in mare. E per loro, che non sanno nuotare, significa: suicidio. Temevo il peggio», ma «mai, mai, mai nessuno deve pensare che io abbia voluto speronare la motovedetta della Finanza», «ho compiuto un errore di valutazione nell’avvicinamento alla banchina».

«Non potevo continuare a rischiare che andassero avanti gli atti autolesionistici. Però ho tentato di avvertire», spiega, «ho chiamato più volte il porto, ma nessuno parlava inglese. Però ho comunicato che noi stavamo arrivando».