Anna Falchi festeggia la Lazio: post “bollente” con solo la mascherina biancazzurra addosso per il 3-0 nel derby

Anna Falchi mantiene la parola. La Lazio vince – anzi stravince il derby – e la nota attrice nonché tifosissima biancazzurra compare sul proprio profilo Instagram tutta nuda con solo la mascherina – rigorosamente biancazzurra – addosso. Una foto “bollente” che farà impazzire il web e soprattutto il popolo laziale.

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«Che cosa sono disposta a fare se la Lazio vincesse il derby? Sono pronta a vestirmi solo con una mascherina e nel caso in cui i social dovessero bannare l’immagine metterò una mascherona», erano state le parole di Anna Falchi – che 20 anni fa fece uno storico strip all’Olimpico per festeggiare lo scudetto della Lazio – alla vigilia del derby di Roma intervenendo ai microfoni di Radiosei.

Alberto Matano chiude all’improvviso il collegamento e s’infuria a Vita in Diretta: «Questo non deve più accadere…»

Su Leggo.it le ultime novità. Alberto Matano chiude all’improvviso il collegamento e s’infuria a Vita in Diretta: «Questo non deve più accadere…». Oggi, nel programma di Rai1 si è tornati a parlare della morte improvvisa di Diego Armando Maradona. Il conduttore si è collegato in diretta con l’inviata Antonella Delprino che si trova a Napoli, fuori allo stadio San Paolo.

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Gli assembramenti di tifosi che ci sono vicino il San Paolo fanno infuriare Alberto Matano che chiude il collegamento e sbotta: «Scusa Antonella, torno in studio anche perché vedo che lì ci sono molti ragazzi senza mascherina. Questo non deve accadere, non voglio fare il censore di nessuno. Stiamo raccontando il ricordo di Maradona ma quell’assembramento senza mascherine che stiamo vedendo non lo voglio vedere. Togliamo il collegamento da Napoli per favore, non è una cosa che possiamo documentare in questo momento, non esiste davvero che si possa vedere questo. Capisco il ricordo, ma dobbiamo ricordarci che siamo nel pieno di una pandemia e dobbiamo stare tutti molto attenti».

Alberto Matano torna a collegarsi con Napoli un’ora più tardi, quando la situazione si è un po’ tranquillizzata. L’epidemiologa Stefania Salmaso commenta: «Ci stanno levando tutto, gli abbracci, il contatto fisico. La gente ha bisogno di esternare. Rischiamo di scontarla tra dieci giorni, è un grande rischio».

Ilaria Capua: «Ho avuto la sinusite “da mascherina” ma bisogna metterla»

«Quando sono venuta in Italia quest’estate, portavo sempre la mascherina. Un po’ per l’aria diversa, i pollini e la luce diversa, mi è scoppiata una sinusite che secondo me era ‘da mascherina’ che mi ha fatto venire una fortissima emicrania. L’effetto scatenante è stata la mascherina, ma bisogna metterla: vorrei sempre vedere tutti gli italiani con la mascherina, con il naso coperto: i recettori sono sul naso…». Lo ha raccontato la professoressa Ilaria Capua conversando sulla pagina Facebook ‘Il Libraio’, nell’evento in cui la direttirce dell’One Health Center of Excellence dell’Università della Florida risponde alle domande degli utenti su ‘Ti conosco mascherina’, il libro per bambini scritto durante la pandemia.

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«Tutto questo finirà. Non è la prima brutta cosa con cui dobbiamo convivere. Conviviamo con tante altre brutte cose, non solo con il virus», dice la scienziata. «Se uno ha la mascherina e sta ad un metro di distanza, va bene. Io ragiono in termini di bolla di rispetto: faccio finta di essere all’interno di un pallone. Se qualcuno entra nel mio spazio di rispetto, mi scanso», aggiunge.

«Dobbiamo convivere con questo coinquilino, dobbiamo proteggerci mettendo in atto una serie di misure che aiutino la popolazione a rimanere il più possibile protetta. Dobbiamo voler salutare il virus e per mandarlo sotto la soglia di pericolosità, dobbiamo lavorare tutti insieme», afferma ancora.

Enrico Montesano, la sua rabbia a Non è la D’Urso:«Mi hanno teso un tranello solo perchè non la penso come gli altri»

Non è la D’Urso, Enrico Montesano:«Mi hanno teso un tranello solo perchè non la penso come gli altri». Ospite in collegamento da Barbara D’Urso l’attore romano è tornato a parlare di quanto accaduto la scorsa settimana, quando è stato fermato perchè non indossava la mascherina.

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«È stato un tranello che mi hanno fatto solo perché non la penso come la vulgata generale». Così Enrico Montesano in collegamento a Live non è la D’Urso. La scorsa settimana Montesano è stato fermato perchè non indossava la mascherina, ma l’attore romano vuole ribadire di non sentirsi assolutamente dalla parte del torto, anzi: «Questo è un tranello che mi è stato fatto perché io ho fatto le dichiarazioni in cui mantenendo le distanze all’aperto, posso evitare la mascherina. Io ci credo al virus. Io ero lì per Chico Forti, ci vado da sempre. E vogliamo che Chico possa scontare la pena in Italia così anche la mamma può andare a trovarlo. Vicino a me c’era un signore che ha filmato e poi ha montato tutto per venderlo alle tv. Al poliziotto che mi ha fermato gli ho elencato tutte le infrazioni che lui faceva elevandomi la sanzione.Penso che il sale della democrazia sia la critica e la libertà di parola. Qui mi sembra invece che abbiano voluto far passare per cattivo, un uomo che non la pensa come la vulgata generale».

Covid, la cravatta che si trasforma in mascherina e fa evitare le multe

La creatività e lo stile italiano. Un’accoppiata vincente, quasi imbattibile. E dal frutto di questa accoppiata vincente, alcune sartorie italiane, tra cui la Giannetti Camiceria Artigianale Italiana dalla cui pagina facebook è tratto il video, hanno inventato una cravatta con doppia finalità.

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Da una parte una bellissima cravatta di sartoria italiana, dall’altra – all’occorrenza – una mascherina perfetta con cui andare in giro senza paura di incorrere in multe. Insomma, avete dimenticato la mascherina a casa? Non avete voglia di tornare indietro e riprenderla? Questo tipo di cravatta è fatta proprio per voi: infatti il cosiddetto “codino”, la parte sottile finale della cravatta che si inserisce nel passante, si trasforma con un solo movimento, allargando i due lembi del codino, in una mascherina con tanto di elastici per fermarla dietro le orecchie. Bella, elegante, diversa da quelle chirurgiche o dalle sicurissime Fp2, la mascherina che deriva dalla cravatta può diventare il nuovo Must del manager rampante o dell’uomo che ama vestire sempre elegante.
E magari aiuta a vendere qualche cravatta in più che, di questi tempi, non è un male per nessuno.

Vittorio Sgarbi a Venezia senza mascherina, l’attrice Sara Serraiocco lo allontana: «Un mio parente è stato male»

Vittorio Sgarbi a Venezia senza mascherina, l’attrice Sara Serraiocco lo allontana: «Un mio parente è stato male». Ha dispensato baci e strette di mani alla Mostra del Cinema di Venezia nonostante le norme anti-Covid. Nulla di nuovo per Vittorio Sgarbi, negazionista della prima ora, ma era poco prevedibile che qualcuno glielo facesse notare davanti a tutti. Il critico d’arte si era avvicinato un po’ troppo, rigorosamente senza mascherina, a Sara Serraiocco e l’attrice lo ha invitato a mantenere le distanze.

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La scena è finita in un video diffuso in rete. Ieri, Sgarbi si trovava alla 77esima Mostra del Cinema di Venezia, è salito sul palco per consegnare il premio Kinéo all’attrice abruzzese Sara Serraiocco. Un’occasione che richiederebbe la classica stretta di mano e magari un abbraccio. Questo deve aver pensato Sgarbi quando si è avvicinato per salutarla e congratularsi infischiandosene della pandemia.

Il filmato mostra infatti Sgarbi tentare di abbracciarla dopo averle stretto le mani, mentre l’attrice 30enne si ritrae per sicurezza. Per giustificare il suo atteggiamento chiede il microfono: «Vorrei aggiungere una cosa. Vorrei mandare il messaggio che rispettare le distanze di sicurezza è fondamentale. Ho anche avuto un parente che è stato male per questo, e preferirei portare rispetto».

Com’è noto difficilmente Sgarbi risparmia una replica e il presentatore interviene dicendo «Vittorio ti prego». Il sindaco di Sutri, tuttavia, mantiene la calma: «Sono d’accordo. Io non porto la mascherina perché rispetto le distanze di sicurezza». «Ed è bene stare a distanza. Non va bene amarsi troppo», aggiunge infine con sarcasmo, prima di indossare una mascherina con il disegnino di una capra.

Alessia Bonari, l’infermiera simbolo della lotta al coronavirus al Festival di Venezia: sull’abito, il camice

La Mostra del Cinema di Venezia continua a rispecchiare i tempi che stiamo vivendo: ieri sera sul red carpet ha sfilato anche Alessia Bonari, l’infermiera diventata famosa per la foto del suo volto piagato dalla mascherina. Ha ritirato il premio Diva e Donna organizzato da Tiziana Rocca. E sopra l’abito da sera portava il camice.
«Sono felice di rappresentare qui, sempre e ovunque, la mia categoria. Sì è vero, tutto questo è un sogno. Ma domani torno a Milano. Al lavoro», ha detto l’infermiera che ha passato a Venezia solo 48 ore e ha calcato il red carpet di Padrenostro di Claudio Noce, con Pierfrancesco Favino.

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Grossetana, 23 anni, impiegata in un ospedale di Milano, Alessia Bonari si è laureata nel 2018 a Siena e il 9 marzo scorso aveva condiviso su Instagram una foto con il volto deturpato dai segni rossi lasciati da una mascherina troppo stretta. Uno scatto condiviso in un momento di frustrazione, nei giorni in cui cominciavano ad arrivare in ospedale i primi pazienti Covid, in cui invitava a non vanificare gli sforzi di chi – come lei e tutto il personale sanitario – compatteva contro il virus e la paura.

«Sono un’infermiera e in questo momento mi trovo ad affrontare questa emergenza sanitaria. Ho paura anche io, ma non di andare a fare la spesa, ho paura di andare a lavoro. Ho paura perché la mascherina potrebbe non aderire bene al viso, o potrei essermi toccata accidentalmente con i guanti sporchi, o magari le lenti non mi coprono nel tutto gli occhi e qualcosa potrebbe essere passato». «Sono stanca fisicamente perché i dispositivi di protezione fanno male, il camice fa sudare e una volta vestita non posso più andare in bagno o bere per sei ore. Sono stanca psicologicamente, e come me lo sono tutti i miei colleghi che da settimane si trovano nella mia stessa condizione, ma questo non ci impedirà di svolgere il nostro lavoro come abbiamo sempre fatto. Continuerò a curare e prendermi cura dei miei pazienti, perché sono fiera e innamorata del mio lavoro».