Domenica Live, l’incubo di Daniela Rosati : «Presa a calci dal compagno quando ero incinta»

Daniela Rosati ha scelto Domenica Live con Barbara D’Urso per raccontare, per la prima volta, le violenze che ha subito anni fa dal suo compagno dell’epoca. Rosati ora vive da suora laica, vicino Stoccolma.

«Avevo ventidue anni, il mio fidanzato, un giorno, voleva andare in barca con degli amici. Io ero incinta, non mi sentivo bene, non volevo andare. Forse aveva bevuto… Ho scoperto solo dopo che aveva un problema, lo avevo visto sempre bere solo acqua», ricorda.

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«Lui è impazzito. Mi ha gettata in terra e mi ha dato un calcio in pancia. Sono svenuta, mi sono ripresa all’imbrunire. Ero immersa nel sangue, ho perso il bambino. Lui intanto era andato in barca. Io ho pulito tutto, non volevo che la signora che veniva a fare le pulizie avesse uno choc. Poi non ricordo più nulla, ero scioccata. A lui non ho detto nulla e lui non ha dato nulla a me. Non mi ha mai chiesto scusa».

Di questa storia, Daniela Rosati non ha voluto mai parlare. Non ha raccontato nulla nemmeno ai parenti. Quella volenza non è stata un episodio isolato.

«Una volta mi ha dato una spinta, aveva degli stivali da texano. Lui voleva darmi un calcio, non voleva colpirmi in faccia. Io sono caduta male, e lui mi ha dato un calcio in faccia, il labbro si è spaccato, si vedevano i denti sotto. Lui ha iniziato a piangere, dicendo: “Ti ho rovinata” . Io sono andata in bagno, poi gli ho detto: “Portami in ospedale”. Lì, due medici mi hanno ricucita, li ringrazio sempre. Uno cuciva e l’altro mi chiedeva se volevo denunciare. Io non ho voluto, per difendere i suoi figli, non erano i miei, ma non volevo sapessero che il padre poteva fare quelle cose».

Il racconto delle violenze non si ferma.
«Una volta, in un locale, sono andata in bagno, lui mi ha seguita e ha iniziato a prendermi a pugni in pancia. Io aiutata da una persona, sono andata via dal locale e non sono mai più tornata a casa da lui. Non avrei mai più potuto sopportare nulla di simile. Nessuna donna merita una cosa del genere. Suo figlio, l’ultimo, è un po’ come se fosse la mia famiglia. Ha scelto di vivere con me quando aveva sedici anni ed è rimasto con me fino a quando non è diventato padre. Sua figlia mi chiama “nonna”. Ero triste perché nessuno mi avrebbe mai chiamata “nonna” e la bambina pochi giorni dopo mi ha chiesto se poteva farlo».

Il rapporto con l’uomo che la picchiava è andato avanti.
«Io lo vedo, è stato l’unico a preoccuparsi quando ero da sola in Svezia ed è arrivato il virus. C’è un’amicizia affettuosa tra noi. Credo che lui si sia pentito. Io non voglio che nessuno chieda perdono a me ma che si chieda perdono a Dio. A questi uomini dicono: confessate e chiedete perdono».

Iva Zanicchi a Verissimo: «Durante il lockdown abbiamo scoperto un tumore, ma Fausto è fortissimo»

Iva Zanicchi racconta a Verissimo l’anno da incubo che sta vivendo accanto al compagno Fausto. La cantante ha dovuto affrontare la malattia dell’uomo che è al suo fianco da 35 anni. «Quest’anno a febbraio, durante il lockdown eravamo chiusi in casa. Il mio compagno non stava bene, sono riuscita a farlo ricoverare in un ospedale a Milano, lo racconto perché lui lo racconta a tutti. Hanno scoperto che aveva un tumore serio e lì è crollato tutto».

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Per Iva, abituata a prendersi in giro e a divertire tutti, è stato difficile. «Lui faceva coraggio a me, abbiamo cominciato a lottare con fiducia, ci siamo rivolti a medici bravi e stiamo lottando ancora, ma devo dire che lui stamattina ha fatto la chemio ed è qui con me. Credo che ne usciremo. Sono talmente coinvolta che parlo al plurale. I marcatori sono azzerati, non abbiamo perso il buon umore. Non voglio intristire nessuno, voglio solo dire che bisogna lottare sempre e affidarsi a persone competenti».

Giulia Ragazzini hackerata, rubato il profilo Instagram della Miss e influencer: «100mila euro di danni, non ho più nulla»

«Fino a pochi giorni fa avevo un profilo Instagram da 470 mila followers, valeva centinaia di migliaia di euro. Adesso non ho più nulla». Quell’account per Giulia Ragazzini, Miss Europe e fashion influencer, è frutto del lavoro svolto negli ultimi 5 anni. Ma le è stato rubato con l’inganno e usato per truffare altri personaggi da “spunta blu” sul noto social.

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Romana, classe 1996, per Giulia è un vero e proprio incubo iniziato con la proposta della creazione, da parte di un profilo Instagram altrettanto verificato, di una fanpage su Wikipedia India. Per realizzarla, la miss non avrebbe dovuto far altro che fornire una sua biografia completa di dati sensibili e il versamento di una quota di 250 dollari per le spese di gestione. «Lo so, sono stata sciocca a fidarmi – dice ora Giulia, che oltre a sfilare è anche avvocato – ma quella persona mi ha fornito molte prove. E ci sono cascata».

Con le informazioni a disposizione è stato semplice per l’hacker impossessarsi dell’account, far sparire foto e accedere ai contatti della ragazza. «Un danno da circa 100 mila euro», spiega la miss che senza il suo strumento di lavoro non può onorare i contratti già firmati con diversi brand.
Immediata la richiesta di assistenza a Instagram. Risultato? «Uno scandalo. Centinaia di segnalazioni anche tramite avvocato e da altri profili. Nessuna risposta». Il passo successivo è stata la denuncia in commissariato. L’ultima chance, un esperto informatico che Giulia pagherà profumatamente per provare a riavere quanto le è stato tolto.

«La cosa che non riesco a sopportare – conclude l’influencer – è che questo individuo ora stia provando a truffare i miei contatti. Per favore, fate attenzione e non fidatevi. Non sono io a scrivervi».

Bimba di 3 anni trovata morta: è la zona dove 30 anni ci fu l’incubo del mostro di Foligno

Una bimba di 3 anni scomparsa da casa (e poi trovata morta) da Foligno. La zona rivive l’incubo di 27 anni fa, quando il “mostro di Foligno” (così venne definito Luigi Chiatti) uccise due ragazzini.

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LA STORIA
Sono passati 27 anni dall’arresto di Luigi Chiatti, colui che si auto-definì “il mostro” di Foligno. Era il 7 agosto del 1993 quando la polizia lo bloccò poco dopo che aveva ucciso Lorenzo Paolucci, 13 anni, a Casale, piccola frazione sulla montagna folignate. Dalle indagini emerse che l’uomo era anche l’assassino di Simone Allegretti, 4 anni, ucciso il 6 ottobre del 1992.

In primo grado, nel 1994, Chiatti venne condannato a due ergastoli per il duplice omicidio. La corte d’Assise d’Appello di Perugia riformò la sentenza, dichiarando Chiatti semi-infermo di mente e condannandolo a 30 anni di reclusione. Nel 1997 la Cassazione confermò la sentenza d’appello, rendendo quindi definitiva la condanna. Nel settembre 2015 Chiatti ha lasciato il carcere di Prato per essere trasferito (per almeno 3 anni) nella Rems (Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza) di Capoterra, in Sardegna, dove si trova tuttora. Non ha mai avuto permessi premio e ora, ormai cinquantenne, ha terminato di scontare la sua condanna.

Il 3 settembre 2015 Luigi Chiatti ha terminato di scontare la sua pena in carcere, ed è stato disposto il suo internamento per almeno altri tre anni in una Rems (tipo di struttura che dal 2015 ha sostituito i vecchi ospedali psichiatrici giudiziari) in Sardegna. Nel 2018, a seguito di valutazione del Tribunale di sorveglianza di Cagliari, la permanenza di Chiatti presso la Rems è stata prorogata di due anni.

Napoli, infermiera stuprata in centro: «Una donna ha visto ma non ha fatto niente». Arrestato un senegalese

Un’infermiera di 48 anni, incinta, è stata violentata domenica pomeriggio in un parcheggio nel centro di Napoli: una violenza orribile, avvenuta al Metropark, accanto alla stazione ferroviaria di Napoli centrale. Per lo stupro, avvenuto nell’ultimo giorno del lockdown, questa mattina un giovane senegalese è finito in manette.

La vittima ha raccontato il suo incubo in una lunga intervista a Repubblica: secondo la sua versione dei fatti, attualmente al vaglio degli inquirenti, la 48enne aveva finito il suo turno nel reparto di psichiatria di una struttura pubblica quando è andata a prendere il bus per Avellino al Metropark, che sarebbe partito un’ora dopo. Erano le 14.30, quindi pieno giorno.

«Mi sono seduta su una panchina ad aspettare, non c’era anima viva», ha raccontato. All’improvviso un uomo le si è avvicinato: «Ho avuto paura pensavo a una rapina. Mi ha infilato le mani dappertutto, si arrabbiava perché mi difendevo». Nei paraggi anche una donna, che però anziché aiutarla si è dileguata: «Le ho gridato “chiama la polizia, i carabinieri”, ma lei non ha fatto nulla».

L’incubo della donna è durato 45 minuti, con la città deserta e nessuno in giro ad aiutarla: l’arrivo dell’autista del bus che doveva portarla a casa, alla fine l’ha salvata. Il giovane, di origini senegalesi, è stato arrestato per violenza sessuale: le indagini sull’accaduto proseguono anche attraverso la visione delle immagini registrate dagli impianti di videosorveglianza presenti nel parcheggio. Si cerca infatti di far luce sia sulla partecipazione di eventuali complici, sia su omissioni di soccorso da parte di persone presenti, come ha raccontato la vittima.