Mariana Aresta del Collegio cacciata di casa perché lesbica: «Mi hanno detto che non sono normale»

«Possono dei genitori abbandonare un figlio? Mi hanno detto di nuovo che me ne devo andare di casa perché non sono normale. Non so più cosa fare, aiuto». È lo sfogo social di Mariana Aresta che su Instagram ha dichiarato di esser stata cacciata di casa dai genitori perché lesbica. A scatenare il tutto sarebbe stata la foto insieme alla fidanzata pubblicata sul suo profilo social.

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«Ogni volta che insultate i vostri genitori – scrive nelle stories di Instagram pubblicando foto in lacrime – ricordatevi che io farei di tutto per avere una famiglia. Posso avere fama, autostima, tutto quello che volete, ma non ho mai avuto una famiglia». Poi la risposta al papà, che secondo le accusa di Mariana Aresta sarebbe il responsabile di quanto accaduto: «Messaggio a mio padre: io me ne vado di casa visto che mi ci hai cacciata ma questa foto innocua non se ne va da questo profilo».

La giovane difende invece la mamma: «Visto che ho notato molta poca chiarezza nei fatti che ho esposto in un momento di super panico – aggiunge Mariana Aresta – ci tengo a precisare che mi è venuta contro tutta la famiglia eccetto mia madre che riteneva che avrei potuto evitare tutto questo non postando quella foto, ma che è comunque rimasta dalla mia parte, pertanto anche lei è stata “cacciata” di casa».

Affidi illeciti, l’inchiesta choc: lavaggi del cervello ai bimbi per allontanarli dai genitori. «Tuo padre ti ha stuprata»

Ore e ore di intensi “lavaggi del cervello” durante le sedute di psicoterapia, bambini suggestionati anche con l’uso di impulsi elettrici, spacciati ai piccoli come «macchinetta dei ricordi», un sistema che in realtà avrebbe «alterato lo stato della memoria in prossimità dei colloqui giudiziari». Hanno dell’inquietante alcune contestazioni che emergono dall’inchiesta ‘Angeli e Demoni’ sulla rete dei servizi sociali della Val D’Enza, nel Reggiano.

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Tra i vari casi, quello di una bambina fatta nascondere in auto appositamente per vietarle di vedere i suoi genitori naturali, un bambino violentato dal cugino di una coppia affidataria, e un altro caso in cui una psicoterapeuta cercava di convincere una bambina dicendole di essere stata stuprata da suo padre. E ancora, disegni dei bambini falsificati con l’aggiunta di dettagli a carattere sessuale, denigrazione delle figure genitoriali e travestimenti degli stessi terapeuti da personaggi “cattivi” delle fiabe in rappresentazione dei genitori cattivi.

Diciotto persone, tra cui il sindaco Pd di Bibbiano ( Reggio Emilia) Andrea Carletti, politici, medici, assistenti sociali, liberi professionisti, psicologi e psicoterapeuti di una Onlus di Torino sono stati stati raggiunti da misure cautelari dai carabinieri di Reggio Emilia. L’inchiesta vede al centro la rete dei servizi sociali della Val D’Enza, accusati di aver redatto false relazioni per allontanare bambini dalle famiglie e collocarli in affido retribuito da amici e conoscenti.

Quello ricostruito dagli investigatori è un giro d’affari di centinaia di migliaia di euro. Tra i reati contestati ci sono frode processuale, depistaggio, abuso d’ufficio, maltrattamento su minori, lesioni gravissime, falso in atto pubblico, violenza privata, tentata estorsione, peculato d’uso. Le vittime hanno dai 6 agli 11 anni. Due i casi accertati di stupro presso le famiglie affidatarie e in comunità, dopo l’illegittimo allontanamento. «Quello che veniva spacciato per un modello istituzionale da emulare sul tema della tutela dei minori abusati altro non era che un illecito business ai danni di decine e decine di minori sottratti alle rispettive famiglie», sottolineano gli investigatori.

FALSIFICATI ANCHE I DISEGNI DEI BAMBINI Disegni dei bambini falsificati con l’aggiunta di dettagli a carattere sessuale, abitazioni descritte falsamente come fatiscenti, stati emotivi dei piccoli relazionati in modo ingannevole, travestimenti dei terapeuti da personaggi ‘cattivi’ delle fiabe messi in scena ai minori in rappresentazione dei genitori intenti a fargli del male, denigrazione della figura paterna e materna. Questi erano solo alcuni dei metodi adottati nei confronti dei bambini con l’obiettivo di allontanarli dai genitori, per poi mantenerli in affido e sottoporli ad un circuito di cure private a pagamento di una Onlus piemontese. Decine anche i regali e le lettere di affetto, consegnati negli anni da parte dei genitori naturali, che i carabinieri hanno sequestrato in un magazzino dove erano nascosti e che gli appartenenti ai servizi sociali indagati non avrebbero mai dovuto consegnare ai piccoli.

“VITTIME TRAUMATIZZATE” Alcune vittime dei reati contestati dall’inchiesta, oggi adolescenti, «manifestano profondi segni di disagio, tossicodipendenza e gesti di autolesionismo», evidenziano i carabinieri di Reggio Emilia, che hanno svolto gli accertamenti. Le indagini sono iniziate alla fine dell’estate 2018 dopo un’anomala escalation di denunce all’Autorità Giudiziaria, da parte dei servizi sociali coinvolti, per ipotesi di reati di abusi sessuali e violenze a danni di minori commessi da parte dei genitori. L’analisi dei fascicoli vedeva puntualmente approdare le indagini verso la totale infondatezza di quanto segnalato. Da questo spunto si è sviluppata l’indagine che ha svelato numerosi falsi documentali, redatti secondo l’accusa dai servizi sociali in complicità con alcuni psicologi, «artatamente trasmessi all’Autorità Giudiziaria».

INDAGATI TRE PSICOTERAPEUTI Nei guai sono finiti tre psicoterapeuti torinesi di Hansel e Gretel, onlus di Moncalieri, comune alle porte di Torino, dove questa mattina i carabinieri hanno sequestrato computer e documenti. «Non penso sia vero – dichiara la segretaria della onlus – Sono persone oneste. Questo è un centro che lavora da trent’anni e sono convinta che loro siano persone più che pulite. È tutto da dimostrare».

PSICOTERAPEUTA A BIMBA: “SEI STATA STUPRATA DA TUO PADRE” La psicoterapeuta «dichiarava sistematicamente alla minore che quest’ultima aveva subito comportamenti sessuali quando era piccola da parte di un uomo di cui lei si fidava e che si era approfittato di lei, con inequivocabili riferimenti al padre, aggiungendo che si trattava di traumi presenti nella sua mente e che era necessario tirare fuori. Suggeriva ripetutamente la necessità di svuotare gli ‘scatolonì metaforicamente presenti nella cantina dei propri ricordi alcuni dei quali chiamati ‘papà’ e ‘sessò, promettendole benessere e ulteriori vantaggi qualora la bimba li avesse ‘svuotatì».

Il lavaggio del cervello descritto dal Gip nell’ordinanza di applicazione delle misure cautelari e fatto dalla psicoterapeuta ai minori, una in particolare, era continuo e diretto non solo a convincere la bambina della fortuna di esser stata strappata via ai suoi genitori naturali, ma anche i periti, inevitabilmente indotti in errore. «Sosteneva in più occasioni (…) che la madre della piccola fosse una prostituta – scrive il giudice – che nessuno dei due genitori si era mai occupato di lei e che entrambi non sapessero alcunché delle sue esigenze e dei suoi desideri».

Una delle donne destinatarie dell’ordinanza di applicazione delle misure cautelari emessa dal Gip del tribunale di Reggio Emilia, psicoterapeuta, «raccontava al perito asseriti sintomi dissociativi della bambina omettendo di riferire la sintomatologia a lei nota di epilessia (…) dichiarava di aver osservato personalmente nella minore, durante le sedute di psicoterapia, comportamenti aggressivi e sessualizzati contrariamente al vero trattandosi di circostanze riferitele dalle affidatarie». «Ribadiva sistematicamente alla bambina il contesto pregiudizievole dalla medesima vissuto quando abitava con i genitori – si legge ancora – a fronte della richiesta esternata dalla minore di fornirle spiegazioni circa l’impossibilità di incontrare il padre».

GIP: INDAGATI SOSTENEVANO A PRIORI ABUSI «La loro percezione della realtà, della propria funzione, è totalmente pervertita e asservita al perseguimento di obiettivi ideologici non imparziali». Nel disporre le misure cautelari per il pericolo di reiterazione del reato il Gip descrive così il comportamento degli indagati, accusati di aver redatto false relazioni per allontanare bambini dalle famiglie e collocarli in affido retribuito da amici e conoscenti.

Per il giudice gli assistenti sociali dell’Unione Comuni Val d’Enza «hanno realizzato una sistematica pluralità di falsi in atti pubblico – si legge nelle 277 pagine dell’ordinanza – dirigendo sistematicamente le attività di allontanamento dei minori e gestendo i medesimi in modo tale da sostenere aprioristicamente e in modo privo di qualsivoglia equilibrio, le tesi o i sospetti iniziali (dagli stessi fatti propri) che i bambini avessero subito abusi sessuali…».

BIMBA FATTA NASCONDERE IN AUTO PER NON VEDERE I GENITORI «Le affidatarie, mediante l’attiva partecipazione alle sedute di psicoterapia (…) insistevano con la minore ribadendo quanto da lei subito presso la famiglia di origine; colpevolizzavano la bambina, talvolta anche attraverso urla feroci e parolacce, di dover al più presto svuotare la cantina dei ricordi in quanto causa delle sofferenze che col suo comportamento infliggeva inconsciamente alle stesse affidatarie – si legge nell’ordinanza del Gip – denigravano sistematicamente le figure genitoriali della piccola, incutevano alla bambina la paura e il timore di casuali possibilità di incontro con i genitori, ordinandole di nascondersi all’interno dell’auto e di non frequentare determinati luoghi per evitare di essere vista dai genitori». Così come l’assistente sociale dell’Unione Comuni Val d’Enza e la dirigente del servizio «diradavano gli incontri tra la minore e i propri genitori – scrive il Gip nell’ordinanza – per poi interromperli anche per lunghissimi periodi senza alcuna reale e legittima motivazione, isolando la bambina e impedendo altresì lo scambio di corrispondenza e regali anche in occasione di particolari ricorrenze».

FONTANA: GRAVITA’ INAUDITA «Quanto sta emergendo dall’inchiesta ‘Angeli e Demoni’ è di una gravità inaudita. Grazie ai Carabinieri e agli inquirenti per il loro lavoro. D’intesa con i gruppi Lega ci siamo già attivati per istituire una commissione d’inchiesta sulle comunità familiari che accolgono minori. Nei confronti dei bambini deve essere garantita la massima trasparenza e ogni forma di tutela», ha commentato il Ministro per la Famiglia e le Disabilità, con delega alla tutela minori, Lorenzo Fontana.

DI MAIO: MODELLO EMILIA DEL PD Sulla vicenda è intervenuto anche Luigi Di Maio: «Quello che viene spacciato per un modello nazionale a cui ispirarsi sul tema della tutela dei minori abusati, il modello ‘Emilia’ proposto dal Pd, si rivela oggi come un sistema da incubo: bambini ‘selezionatì e sottratti illegittimamente alle famiglie, per poi venire consegnati in una sorta di ‘affido horror’ a personaggi discutibili, tra i quali titolari di sexy shop, pedofili, gente con problemi mentali. E tra la sottrazione e l’affido una trafila di psicoterapie falsate, medici travestiti da mostri, persino impulsi elettrici per modificare la memoria dei bambini e convincere i giudici della necessità dell’affido. Roba da film dell’orrore, a cui si stenta a credere».

Fedez si allena a fare il papà

Non hanno mai nascosto il desiderio di avere un bambino e ora, a Los Angeles Fedez e Chiara Ferragni si allenano a fare i genitori con il figlio di una coppia di amici. Il piccolo, tra le braccia del rapper, si lascia conquistare dai suoi sorrisi, ma quando a prenderlo è la fashion blogger scoppia in un pianto a dirotto…

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Dopo lo scherzo in cui la coppia ha fatto credere alla mamma di Chiara che la blogger fosse incinta, in una recente intervista a Vanity Fair Fedez ha dichiarato che “Un figlio entro i trent’anni ci starebbe”. E visto che anche Chiara condivide lo stesso desiderio, in attesa del lieto evento i due fanno le prove generali con il bebè dei loro amici che, dalle immagini postate su Instagram, si mostra decisamente più a suo agio con il rapper tatuato. A Chiara il piccino regala solo gradi sorrisi a distanza: quando l’imprenditrice prova a prenderlo lui non riesce a trattenere le lacrime.