Carabinieri di Piacenza, la compagna sapeva delle attività illecite di Montella: «I soldi li metto nel baule»

Maria Luisa Cattaneo, la compagna di Montella, il carabiniere indagato per essere a capo della “banda” della caserma di Piacenza, sarebbe stata perfettamente a conoscenza di quello che faceva il suo fidanzato. A far trapelare la verità sono delle intercettazioni in cui la donna si riferisce al denaro ricavato dalle attività illecite di Montella.

5370895_1521_giuseppe_montella_compagna_intercettazioni

Come riporta il Corriere.it, la donna dice di mettere i soldi nel baule e di nasconderli, nelle telefonate parlando con il compagno. Per questo la Cattaneo è finita ai domiciliari rispondendo a cinque episodi di spaccio. Sempre nelle intercettazioni consiglia a Montella di interrompere gli affari dopo l’arresto del pusher suo socio, lo mette in guardia dopo il ritrovamento di una microspia e parla di bonifiche dell’auto.

Nelle telefonate si capisce che i due nascondevano la droga e i soldi: «Scusami, come fai a ritirare i soldi? Ieri t’ho dato 250 euro», dice lui durante una delle chiamate ma lei replica: «Io ce li ho. Non posso farmi vedere che non ritiro: ho bisogno di ritirare i miei soldi per far la vita quotidiana, amore».

Fabrizio Corona, nuovi guai: festa a casa durante i domiciliari, blitz dei carabinieri. Il legale: «Non ha divieto di incontro»

Nuovi guai per Fabrizio Corona. Nelle scorse ore l’ex re dei paparazzi ha ricevuto la visita dei Carabinieri nella sua abitazione. Sembra che qualcuno del vicinato abbia fatto una chiamata per lamentarsi della musica ad alto volume proveniente dal suo appartamento milanese. Una volta arrivati sul posto gli agenti non hanno rilevato alcun baccano. Però, a casa Corona erano presenti 5 persone, due ragazzi e tre ragazze. A riportare la dinamica dei fatti è il “Corriere della Sera” che ricorda che l’ex marito di Nina Moric attualmente si trova agli arresti domiciliari e dunque, salvo specifiche decisioni del giudice, non potrebbe ospitare persone in casa. La questione sarà presa in considerazione dal Tribunale che, per le proprie valutazioni, farà affidamento sul rapporto degli agenti che hanno fatto visita a Fabrizio.

5342213_1207_fabrizio_corona

Già ad aprile l’ex re dei paparazzi era stato diffidato per una vicenda simile. Era in vigore il lockdown quando ricevette la visita del suo personal trainer: in quel caso l’allenatore era stato multato per la violazione delle regole sulla quarantena; Corona era invece stato ripreso dal Tribunale di sorveglianza per il rispetto delle prescrizioni sulla detenzione domiciliare. Si attendono ora le valutazioni del giudice. Ricordiamo che l’imprenditore lo scorso giugno ha avuto una buona notizia relativa al suo percorso giudiziario: il Tribunale di Milano ha annullato l’allungamento della pena da scontare in carcere di altri 9 mesi. Era stata la Cassazione a ribaltare la sentenza del Tribunale, come annunciato dal legale dell’ex re dei Paparazzi che aveva presentato ricorso alla Suprema Corte.

Il legale di Corona «Non ha la prescrizione di divieto di incontro con alcuna persona tranne che con pregiudicati». Lo ha spiegato all’ANSA, Ivano Chiesa, il legale di Fabrizio Corona in merito alla vicenda per cui ieri notte l’ex fotografo dei vip, dopo che un vicino ha chiamato le forze dell’ordine protestando per schiamazzi, ha ricevuto la visita dei carabinieri che l’hanno trovato nel suo appartamento, dove sta scontando la pena di oltre 3 anni in detenzione domiciliare, con quattro amici, due ragazzi e due ragazze tutti incensurati, che erano andati a trovarlo per trascorrere la serata. I militari non hanno ‘registratò però alcun festino, né musica e né chiasso. «Ma dove è il problema?», aggiunge Chiesa dicendo di essere «infuriato» per la vicenda. «Quando ha violato le regole sul Covid ha chiesto scusa, ma ora non esiste…. Non c’erano schiamazzi ed è arrivata addirittura una intera pattuglia». Ora tocca al magistrato di Sorveglianza valutare se siano state o meno violate le prescrizione imposte dal regime di detenzione domiciliare.

Emilio Fede arrestato a Napoli: evaso dai domiciliari, era a cena con la moglie in un ristorante sul lungomare

L’ex direttore del Tg4 Emilio Fede è stato arrestato a Napoli mentre cenava con la moglie Diana De Feo in un ristorante del lungomare di via Partenope. Lo rivela il Roma.

5304363_0750_ef

Fede era appena arrivato da Milano per festeggiare con la moglie il suo 89esimo compleanno quando sei carabinieri in borghese sono piombati nel locale e hanno invitato il popolare giornalista a rientrare in hotel. Fede è accusato di evasione dagli arresti domiciliari avendo lasciato la sua abitazione di Milano, dove, dopo aver scontato sette mesi, doveva completare la pena con 4 anni di servizi sociali.

Fabrizio Corona, niente carcere. Festa sui social: «Vamos Guerrero! E andiamo c…»

Fabrizio Corona non torna in carcere e festeggia sul social. L’ex re dei paparazzi, attualmente agli arresti domiciliari, rischiava di tornare di nuovo in cella ma la Cassazione ha annullato, con un rinvio ad una nuova valutazione dei giudici della Sorveglianza, il provvedimento che lo condannava a 9 mesi di prigione che aveva già scontato, tra febbraio e novembre 2018, in affidamento terapeutico.5277738_1600_fabrizio_corona

Grande felicità per Corona, che dal suo profilo Instagram ha voluto condividere con i follower la notizia, postando una foto che lo vede festante, seguito dalla didascalia: “HASTA LA VICTORIA SIEMPRE.VAMOS GUERRERO.E ANDIAMO CAZZ*”.

E sulla sua pagina social, molto seguita, sono piovuti i like e i complimenti per la bella notizia. Nelle stories poi Corona ha voluto informare i suoi fan, mostrando le carte del processo, una serie di scatti della sua vicenda in tribunale e un video in cui ringrazia per il sostegno ricevuto.

Chi l’ha Visto, uccide la moglie a morsi ma esce dal carcere: «Ai domiciliari senza braccialetto perché c’è il coronavirus»

Eleonora Perraro, 43 anni di Rovereto, è stata trovata in un lago di sangue lo scorso settembre. È stata uccisa a morsi e per il suo omicidio è finito in carcere il marito Marco Manfrini. A Chi l’ha Visto? la disperazione della mamma e della sorella dopo che all’uomo è stato concesso di uscire dal carcere e di finire ai domiciliari senza braccialetto. Il giudice lo avrebbe escluso perché c’è l’emergenza coronavirus e di conseguenza non c’è pericolo che si allontani.

manfrini perraro

Un provvedimento che getta nello sconforto e nella paura i familiari della donna. «Lui è pericoloso», sottolinea la mamma. Già in precedenza aveva fatto del male a Eleonora, che aveva nascosto occhi neri e finto di essere stata vittima di incidenti. I due si erano conosciuti e dopo pochi mesi avevano deciso di sposarsi. Tutto andava bene e Marco la faceva sentire viva, ma subito dopo il matrimonio iniziano i problemi perché mancano i soldi. Entrambi avevano una pensione di invalidità. Marco non voleva lavorare e pretendeva che fosse lei ad arrotondare. Nessuno poteva immaginare che la situazione sarebbe degenerata così. «Mia sorella è stata torturata, seviziata, cannibalizzata. Lui non ha mai confessato l’omicidio e dice di non ricordare nulla».

«Il presunto uxoricida è stato rilasciato dal carcere e gli sono stati concessi gli arresti domiciliari per motivi di salute legati alla tremenda piaga del Covid-19. – ha scritto in una lettera la madre – Non è infetto. Sia chiaro. Non è in pericolo di vita. Non è in una terapia intensiva attaccato ad una macchina che lo aiuta a respirare. No. È a casa sua senza alcun dispositivo di tracciamento. Con la concreta possibilità che possa andarsene dove vuole. Ho paura perché è una persona molto pericolosa, voglio ancora credere che ci sia la giustizia».

Cataldo Franco, ai domiciliari il carcerierie di Giuseppe Di Matteo, sciolto nell’acido a 13 anni. Scarcerato per rischio Covid-19

Cataldo Franco ha ottenuto il trasferimento agli arresti domiciliari per il rischio di contrarre il Covid-19. L’uomo, stava scontando una condanna all’ergastolo. Per circa due mesi fu il carceriere del piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio del pentito Santino, che venne rapito il 23 novembre 1993 – quando non aveva ancora compiuto 13 anni – per intimidire il padre del bambino che aveva deciso di collaborare con la giustizia. Fu tenuto sotto sequestro per 779 giorni, ucciso e sciolto nell’acido per indurre il padre a ritrattare per volontà di Giovanni Brusca.

Cataldo Franco, anziano (ha 85 anni) e malato, è tornato nella sua casa di Geraci Siculo, a Palermo, trasferito ai domiciliari per il pericolo di poter contrarre il coronavirus. È uscito dal carcere di Opera lo scorso 28 aprile. C’è anche il suo nome nell’elenco dei 370 detenuti finiti agli arresti domiciliari per “motivi di salute”.

Tenne segregato il piccolo Giuseppe Di Matteo dalla fine dell’estate all’inizio di ottobre del 1994. Il bambino fu successivamente trasferito per la richiesta di Cataldo Franco di liberare il capannone dove era rinchiuso perché l’inizio della stagione della raccolta delle olive. Fu poi arrestato e condannato all’ergastolo.