Mariana Aresta del Collegio cacciata di casa perché lesbica: «Mi hanno detto che non sono normale»

«Possono dei genitori abbandonare un figlio? Mi hanno detto di nuovo che me ne devo andare di casa perché non sono normale. Non so più cosa fare, aiuto». È lo sfogo social di Mariana Aresta che su Instagram ha dichiarato di esser stata cacciata di casa dai genitori perché lesbica. A scatenare il tutto sarebbe stata la foto insieme alla fidanzata pubblicata sul suo profilo social.

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«Ogni volta che insultate i vostri genitori – scrive nelle stories di Instagram pubblicando foto in lacrime – ricordatevi che io farei di tutto per avere una famiglia. Posso avere fama, autostima, tutto quello che volete, ma non ho mai avuto una famiglia». Poi la risposta al papà, che secondo le accusa di Mariana Aresta sarebbe il responsabile di quanto accaduto: «Messaggio a mio padre: io me ne vado di casa visto che mi ci hai cacciata ma questa foto innocua non se ne va da questo profilo».

La giovane difende invece la mamma: «Visto che ho notato molta poca chiarezza nei fatti che ho esposto in un momento di super panico – aggiunge Mariana Aresta – ci tengo a precisare che mi è venuta contro tutta la famiglia eccetto mia madre che riteneva che avrei potuto evitare tutto questo non postando quella foto, ma che è comunque rimasta dalla mia parte, pertanto anche lei è stata “cacciata” di casa».

Biella, allatta il figlio alle Poste: cacciata. Madia: “Subito una direttiva”

Francesca Castelli è una giovane neo-mamma che vive a Biella e ieri ha vissuto quella che lei definisce una vera e propria umiliazione. La sua denuncia, tuttavia, potrebbe costituire una pietra miliare nella storia degli uffici pubblici d’Italia.

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Francesca, mamma di un bimbo di tre mesi, aveva deciso di allattare suo figlio in un ufficio postale della sua città. Dopo aver chiesto se ci fosse un posto isolato, per non infastidire i clienti, la donna ha visto la direttrice dell’ufficio postale, allertata da una dipendente, andare verso di lei e invitarla a lasciare l’edificio: «Qui non si può, disturba gli altri clienti. Questo è un ufficio pubblico, non un bar: può farlo solo col biberon. Vada via, abbiamo già tanti problemi nel dover costringere i padroni dei cani a mettere la museruola o gli anziani a non appoggiare bastoni al muro».
«Non capisco cosa c’entrino quegli esempi con il gesto naturale di sfamare i propri figli» – spiega Francesca – «Ovviamente in Italia non c’è nessuna legge che vieta di allattare negli uffici pubblici». Il suo caso, come riporta Repubblica, non è ovviamente isolato e dopo che la notizia è diventata di dominio pubblico anche il ministro Marianna Madia è intervenuto garantendo che presto arriverà una direttiva, valida per tutti gli uffici pubblici, che impedirà il ripetersi di eventi simili.