Roma, pestato a 12 anni dalla baby gang: è grave. «Aveva difeso un’amica». L’ombra del cyberbullismo

Picchiato da una baby gang di ragazzi più grandi, solo per aver difeso una ragazza: è l’incubo capitato ad un ragazzo di 12 anni a Roma, che si trova in ospedale ricoverato in gravi condizioni dopo le botte subìte dal branco di giovanissimi. Una vicenda molto grave, come racconta oggi Marco De Risi sul quotidiano Il Messaggero, sulla quale indaga la polizia.

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È successo ieri pomeriggio all’Eur, in viale Europa: un passante ha trovato il 12enne esanime a terra, sanguinante dalla bocca e da un orecchio, e ha chiamato polizia e ambulanza. Il giovane è stato portato all’ospedale Bambino Gesù: ne avrà per oltre un mese.

La causa del pestaggio sarebbe la difesa di una ragazza più grande, amica dei ragazzi della baby gang: questi ultimi hanno voluto dargli perciò una lezione per quello interpretato come un affronto. La vittima ha descritto ai poliziotti i suoi aggressori, ma data la gravità delle sue condizioni, scrive Il Messaggero, per formalizzare una denuncia servirà che si riprenda del tutto.

Alla base di tutto, conclude l’articolo, potrebbe esserci un risvolto legato al cyberbullismo: qualcuno della baby gang potrebbe aver condiviso sui social immagini rubate di una ragazza, e sarebbe per questo che il dodicenne sarebbe intervenuto in sua difesa, per poi venire picchiato. Intanto i genitori, al Bambino Gesù al fianco del figlio, sono sconvolti.

Niccolò Bettarini, un imputato ammette: «L’ho colpito con una coltellata»

4138192_1806_104174600È arrivata, dopo mesi di silenzi, la prima ammissione, anche se parziale rispetto alle accuse, nel processo abbreviato ai quattro aggressori di Niccolò Bettarini, il figlio della conduttrice tv Simona Ventura e dell’ex calciatore Stefano Bettarini, colpito con calci, pugni e coltellate lo scorso 1 luglio davanti all’Old Fashion, nota discoteca milanese. Uno degli imputati, il 29enne Davide Caddeo, con una memoria depositata dai suoi avvocati Robert Ranieli e Antonella Bisogno, ha detto infatti di aver colpito il 19enne almeno con una coltellata anche se, per il pm Elio Ramondini, ne avrebbe sferrate otto.

Da quanto si è saputo, Caddeo, che era stato anche sottoposto a sorveglianza speciale in passato perché trovato più volte in possesso di un coltello, ha confessato nero su bianco di aver ferito il ragazzo, parlando di almeno un fendente. Ha raccontato che era in corso una rissa quel mattino, che lui era ubriaco e Bettarini, a suo dire, un po’ strafottente e così ha perso la testa e l’ha colpito. Poi, ha spiegato ancora, si è preoccupato quando l’ha visto a terra insanguinato. Nella scorsa udienza, il pm ha chiesto 10 anni di carcere per tentato omicidio per Caddeo – cui vengono imputate tutte le otto coltellate che hanno ferito il giovane (rappresentato come parte civile dal legale Alessandra Calabrò) – per Alessandro Ferzoco (difeso da Mirko Perlino), Andi Arapi e Albano Jakej (col legale Daniele Barelli).

Secondo le accuse, infatti, i quattro si erano «certamente» prefigurati che quel pestaggio e quei fendenti in «parti vitali» con una lama da 20 centimetri «avrebbero comunque potuto produrre conseguenze mortali», anche in considerazione della «loro superiorità numerica e della violenza della loro azione». La Procura ha anche contestato agli arrestati l’aggravante di aver «agito per motivi abietti (in quanto discriminatori) e futili» per quella minaccia («sei il figlio di Bettarini, ti ammazziamo») che lo stesso Niccolò sentì quel mattino, dopo la notte passata in discoteca. Stando alle indagini, il giovane riuscì a salvarsi solo grazie all’intervento di alcuni amici che si gettarono nella mischia, tra cui anche una ragazza. Ora, dopo il deposito della memoria, è possibile che nell’udienza fissata per domani Caddeo venga ascoltato in aula davanti al gup Guido Salvini e che possa fornire una ricostruzione più completa. Anche gli altri tre, alla luce della mossa difensiva dell’imputato principale, potrebbero decidere di dare la loro versione. Dalle indagini, soprattutto difensive, tra l’altro, era emersa anche l’ipotesi della presenza di un secondo coltello. Tesi che, però, a detta degli inquirenti, non ha mai trovato riscontri.