Barack Obama fa le smorfie per Michelle

Per festeggiare il compleanno di Barack Obama, 55 anni il 4 agosto, la moglie Michelle ha deciso di vestirsi da sposina. Non c’è infatti regalo più bello di un tuffo nei ricordi felici.
I due sono sposati dal 1992 ma più passano gli anni e più Barack Obama si dimostra innamorato della consorte.
Il presidente degli Stati Uniti non si tira mai indietro e manifesta affetto e ammirazione per la consorte anche nelle occasioni pubbliche. Così è avvenuto a Singapore, prima della cena di stato per celebrare i 50 anni di relazioni diplomatiche con il paese asiatico.

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Al loro arrivo all’evento, Barack e Michelle Obama hanno posato per i fotografi nei loro outfit da gran sera, insieme al primo ministro singaporiano Lee Hsien e alla moglie Ho Ching.
Impeccabile Barack in smoking e incantevole la First Lady con una creazione di Brandon Maxwell, il designer più amato da Lady Gaga.
Candida e statuaria, Michelle Obama ha catturato tutti gli sguardi, soprattutto quelli del marito, che si è lasciato andare a buffe espressioni di apprezzamento davanti ai fotografi.
Lungo e sponsale il vestito ha sicuramente ricordato a Barack il giorno delle nozze. Da quel 3 ottobre 1992 la coppia ne ha fatta di strada… anche per quanto riguarda lo stile.

Usa, è bufera sulla frase choc del consigliere di Trump: «Hillary sarebbe da fucilare»

È bufera su uno dei più stretti consiglieri della campagna di Donald Trump. A scatenare il finimondo le parole shock di Al Baldasaro, per il quale Hillary Clinton «dovrebbe essere portata davanti a un plotone di esecuzione e fucilata per alto tradimento».

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«Sono un veterano che ha combattuto e partecipato alle operazioni ‘Desert Shield’ e ‘Desert Storm’ in Iraq e sono anche un padre che ha mandato un figlio in guerra, in Iraq, come tecnico di elicotteri nel corpo dei Marine», ha detto Baldasaro, membro dell’assemblea parlamentare del New Hampshire. « Hillary per me è come la Jane Fonda del Vietnam», ha quindi proseguito, riferendosi alle accuse mosse a suo tempo all’attrice di parteggiare per il nemico e di avere posizioni anti-americane. Hillary, ha aggiunto Baldasaro, «è una disgrazia per le bugie che ha detto alle madri i cui figli sono stati uccisi a Bengasi. Tutto mi disgusta di lei, dovrebbe essere messa lungo una linea di tiro e giustiziata per tradimento»

Usa 2016, Trump “furioso” per le polemiche sul discorso della moglie

Il tycoon Donald Trump – secondo la Cnn – sarebbe “furioso” per la polemica sul discorso tenuto dalla moglie Melania alla convention repubblicana di Cleveland. Alcune frasi pronunciate dall’ex modella, infatti, sono molto simili a quelle proferite da Michelle Obama alla convention democratica del 2008. Su Twitter, il candidato repubblicano si era detto “molto orgoglioso” dell’intervento di Melania, da lui definita “la prossima first lady degli Stati Uniti”.

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Anche Paul Manafort, il manager della campagna elettorale di Trump, non ha preso bene le critiche al discorso di Melania Trump. “Se sapessi che qualcuno ha copiato, lo licenzierei” – ha dichiarato. In seguito, lo stratega del tycoon ha precisato che “non c’è nessun plagiario”, e le presunte parole copiate da Michelle Obama “non sono nemmeno frasi, ma giusto delle espressioni”. In una intervista alla Nbc, Melania Trump ha detto che il discorso è stato interamente scritto lei, eccetto “un piccolo aiuto”.
Anche Ben Carson sostiene Melania – Ben Carson, il neurochirurgo in pensione candidato alle primarie repubblicane per le presidenziali statunitensi, ha difeso la moglie di Trump: “Se il discorso di Melania è simile a quello di Michelle Obama, questo dovrebbe renderci molto felici, perché vorrebbe dire che, invece di dividerci in democratici e repubblicani, condividiamo gli stessi valori”. “Se abbiamo gli stessi valori – ha poi aggiunto – dovremmo festeggiare e non cercare di fare polemica”. Ben Carson è tra gli oratori della seconda giornata della convention repubblicana di Cleveland.

Razzi: “Mi candido a Sindaco di Roma, deve diventare come Pyongyang

Antonio Razzi Sindaco di Roma? Lui non rinuncia all’idea, anzi. Intervenendo dai microfoni di Radio Cusano Campus il parlamentare di Forza Italia rilancia la sua candidatura. «Una bolla di sapone? Assolutamente no. La bolla di sapone scoppia, io non scoppio. Chi non ha preso sul serio la mia candidatura cambierà idea, sono i cittadini che devono capire a chi credere. I romani sono stanchi di chi fa politica approfittando del proprio curriculum lungo lungo di tante carte.

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I cittadini romani vogliono chi lavora, non chi ha le carte. Sicuramente correrò a sindaco di Roma». Quanto alla squadra, Razzi assicura che «ci sono tantissime persone che vogliono partecipare per il bene di Roma, dovrò eliminare qualcuno. Guido Bertolaso mi piace tantissimo comunque. Potrei fare io il sindaco e lui il city manager, ma sarei disponibile anche ad affiancare Bertolaso. Vedremo cosa dirà Berlusconi». Se dovesse diventare sindaco, Razzi si è ripromesso di portare Kim Jong-Un a Roma: «Potremmo fare un gemellaggio con lui. Sicuramente lo inviteremo a un grande evento. Potrebbe venire alla finale di Coppa Italia, lui ama molto il calcio. Oppure potrebbe venire al derby accanto a me. Io con la fascia tricolore, lui vicino a me in tribuna». Lazio o Roma? «Io tifo per tutte e due» dice il parlamentare azzurro. Quanto a degrado e sicurezza, Razzi ha già in mente la soluzione per Roma: ispirarsi alla capitale nordcoreana Pyongyang: «Dovremmo copiare da loro sia sulla sicurezza che sulla pulizia. Lì non trovi tutta la mondezza che c’è a Roma. Sarebbe un bene per i romani. Lì se vai a prendere la metro, puoi mangiare per terra, perché luccica, è pulitissima. Se io vado alla metropolitana di Roma, invece, mamma mia, si salvi chi può».

Salvini attacca anche il Papa: “Il suo perdono non ci serve. Quanti rifugiati ha in Vaticano?”

Duro botta e risposta, protagonista ancora una volta il solito Matteo Salvini: e l’argomento, tanto per cambiare, è l’immigrazione. Papa Francesco ha infatti, nel suo appello per la Giornata dei rifugiati, chiesto perdono per chi respinge i rifugiati. «Vi invito tutti – ha detto Bergoglio, nel suo discorso a braccio – a chiedere perdono per le persone e le istituzioni che chiudono la porta a questa gente che cerca vita, una famiglia, che cerca di essere custodita».

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Il Papa ha ricordato i i tanti che cercano «rifugio lontano dalla loro terra» e «una casa dove poter vivere senza timore, perché siano sempre rispettati la loro dignità», e ha incoraggiato «l’opera di quanti portano loro un aiuto» e auspicato che «la comunità internazionale agisca in maniera concorde e efficace per prevenire le cause delle migrazioni forzate».

SALVINI LO ATTACCA La risposta di Matteo Salvini non si è fatta attendere. «Quanti rifugiati ci sono in Vaticano?». «Il problema è che i rifugiati sono un quarto di quelli che arrivano, noi non abbiamo bisogno di essere perdonati», ha detto il leader della Lega commentando le parole del pontefice. «Sono curioso di vedere se a Torino incontrerà qualche sfrattato torinese», ha aggiunto Salvini. «È stupido giocare alla guerra con la Russia», ha poi aggiunto. «È una guerra commerciale che non ci interessa – ha proseguito – ma ci vuole qualcuno che dica di no».  «Io non ho attaccato il Papa» ha aggiunto Salvini a Radio Padania. «Salvini – ha aggiunto il segretario della Lega Nord – dice che ciascuno dovrebbe fare la sua parte, anche il Vaticano». «Il Papa dice chiediamo perdono per chi chiude la porta ai rifugiati. Io mi domando – ha osservato – quanti rifugiati ci siano nello Stato del Vaticano e secondo il Papa quanti milioni di finti rifugiati l’Italia e l’Europa possono permettersi di accogliere. Perché fra quelli che sbarcano i rifugiati sono solo una minima parte». «Mi ha lasciato perplesso quello che ha detto sulla proprietà privata – ha aggiunto -: ha detto che non è intangibile? Allora che si fa, si espropria?».